Cassano, rimpianti del passato: “Potevo vincere con il Real Madrid, ho seguito il mio istinto”

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui

Cassano

Cassano si racconta ai microfoni dell’emittente televisiva francese Canal Plus e ritorna sui tanti e forse troppi errori commessi nel corso della sua carriera da calciatore.
L’ex talento di Bari Vecchia ha voluto ripercorrere le tristi vicende della sua vita da professionista, tra rimpianti e cose che non rifarebbe, afferma a priori che il suo unico grande pentimento è stato quello di lasciare il Real Madrid, di aver lasciato una delle migliori squadre della storia, attraverso la quale avrebbe potuto costruire il suo futuro e soprattutto vincere tanto. Ed invece Antonio Cassano ha voluto seguire il suo istinto, come afferma alla televisione transalpina, ha voluto commettere reiteratamente gli errori che noi tutti conosciamo, svelandoci anche un aneddoto: “Se l’allenatore non mi faceva giocare lo insultavo“.
Acquistato dai blancos nel gennaio 2006, dopo appena un anno e mezzo lasciò la squadra madrilena senza riuscire a lasciare il segno. Eppure Cassano era entusiasta sin dall’inizio per la sua nuova avventura in terra iberica, fiero di rimpiazzare campioni del calibro di Luis Figo e Michael Owen, ma soprattutto essere leader di una squadra di rango internazionale ad appena 23 anni. Stare a fianco di leggende come Zinedine Zidane ed il Fenomeno Ronaldo, giocarci insieme e portare per mano i blancos alla conquista degli ambitissimi trofei. Ma qualcosa è andato storto, o meglio Cassano ha deciso di seguire il suo istinto, lasciando perdere l’importante vantaggio per la sua giovanissima carriera quale poteva essere appunto giocare per la squadra spagnola.

Cassano, le scioccanti dichiarazioni dell’ex calciatore pugliese

Molti giocatori di allora avrebbero pagato per essere in quel Real, io invece non giocavo e mi lamentavo. Mi arrabbiavo per niente“: affermazioni molto chiare e precise ma che al tempo stesso lasciano spazio al rammarico, al rimpianto di quanto poteva essere e che invece non è stato. Cassano ha precisato che si lamentava specialmente dell’allora tecnico Fabio Capello: ricorda che una volta andò nello spogliatoio e ci andò dentro di matto, con insulti ed imprecazioni sia in italiano che in spagnolo, senza alcun motivo. Decise così di andare via da Madrid, dopo un anno di continui litigi con tutto e tutti.

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Eppure bisogna pensare che Cassano ha dato tanto al calcio ma gli deve anche molto: infatti racconta che fino alla giovane età di 17 anni ha sofferto letteralmente la fame, la madre disoccupata e malapena 4 mila lire per mangiare. Si divertiva a giocare per strada, sognando un futuro più roseo, giocava per chi gli dava qualcosa per sfamarsi. La tristissima realtà del nostro Meridione, una delle tante parentesi negative del nostro bel Paese. Per Cassano anche due o tre mila lire in più facevano la differenza.

Poi la grande occasione, segnare all’Inter con la maglia della sua squadra del cuore, il Bari: la svolta sotto tutti i punti di vista, sia sotto il profilo professionale ma anche e soprattutto in ambito economico. Cassano era riuscito a farsi una vita e che vita. Ma come tutte le cose belle che ci accadono nella vita, vuoi per inerzia o per troppa frenesia, svaniscono, si sciolgono come neve al sole. L’ex talento barese non è stato in grado di cogliere l’occasione, da qui i rimpianti di una vita.

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