Diritti Tv Serie A, perchè l’asta è fondamentale ?

Pubblicato il autore: Mirko Mantica Segui

Siamo a Gennaio, tempo di mercato di riparazione. In questo mese tutte le squadre, o quasi, mettono mano al portafoglio per “aggiustare” la rosa, per poi raggiungere gli obiettivi prefissati a inizio stagione, che siano la vittoria del campionato, un piazzamento in Europa o la salvezza.

In Italia, vediamo la capolista Napoli in cerca di un esterno che permetta il turnover di Insigne o Callejon; Lisandro Lopez e Rafinha Alcantara, che andranno a rafforzare difesa e centrocampo dell’Inter e il Benevento che proverà in tutti i modi a salvarsi con i nuovi Sandro (ex Tottenham) e Djuricic.
Allo stesso tempo in Inghilterra, abbiamo visto atterrare a Manchester, sponda rossa, Alexis Sanchez, fantasista cileno partito da Udine, passato per Barcellona e arrivato nel 2014 all’Arsenal, con cui era in scadenza a Giugno. Direzione inversa, invece, per Henrikh Mkhitaryan che nello scambio vola a Londra. A 100 km dalla capitale inglese, a Brighton (squadra neopromossa in BPL), sbarca Jürgen Locadia, attaccante olandese arrivato tra le file delle “Seagulls” dal PSV per ben 17 milioni di euro.
Vedere una squadra spendere 17 milioni per un giocatore ancora poco conosciuto è una storia recente, ma in Italia vedere una squadra (neopromossa) che spende cosi tanto, è una rarità.
Tutto questo perchè? Partiamo dalla gestione dei ricavi provenienti dai diritti televisivi.

In Premier League, il 50% dei soldi provenienti dai diritti televisivi (ben 3,5 miliardi) viene diviso equamente fra tutte le squadre del torneo (quasi 100 milioni); il 25% in base al numero di passaggi in tv, questo perchè non tutte le partite del Sabato vengono trasmesse in diretta; e l’altro 25% in base al piazzamento in campionato. Cosa molto importante da ricordare è che  in Inghilterra non esiste una televisione che acquista il pacchetto completo con tutte le gare, come Sky per la serie A per intenderci, ma varie emittenti si spartiscono le partite con la certezza che nessun match venga riprodotto su un altro canale, come avviene con Sky e Mediaset. Tutto ciò permette di alzare i guadagni della lega. La squadra che nella stagione 2016/2017 ha guadagnato di piú è il Chelsea di Antonio Conte con 150 milioni incassati, mentre il Sunderland, retrocessa in Championship, è la squadra che ha guadagnato di meno, con un premio di “consolazione” di 93 milioni. La differenza tra Chelsea e il Sunderland è di 60 milioni con un rapporto di 2:1.

Storia diversa in Italia. Si arriva a guadagnare si e no un totale di 1 miliardo di euro. il 40% di questo gruzzoletto viene spartito equamente tra tutte le 20 squadre partecipanti; il 30% viene diviso in base al bacino d’utenza (sostenitori e cittadini residenti nel comune); il 30% va in base ai successi ottenuti nelle stagioni precedenti (varie percentuali in base alle vittorie dal 1946/1947, dei 5 anni precedenti e i risultati della stagione precedente). Si passa dunque dai 107 milioni della Juventus ai soli 24 del Sassuolo. Basta un semplice rapporto per capire che la prima della classe incassa 4 volte l’ultima.

Tra i 5 campionati maggiori l’Italia si piazza all’ultimo posto come disparità di guadagno tra la prima e l’ultima. Forse anche per questo motivo, a metà Ottobre, è approdata in Senato la “riforma Lotti“. Questa nuova riforma, argomentata dal ministro Luca Lotti, punta ad alzare la percentuale del capitale da spartirsi, che passerà al 50%, mentre si abbasserà la percentuale del bacino d’utenza (considerando il pubblico pagante presente allo stadio negli ultimi campionati) e rimarrà invariata la percentuale relativa ai successi ottenuti nelle passate stagioni.
Dai primi calcoli, tenendo invariato il tesoretto, con la riforma Lotti ci sarebbe più uguaglianza di incasso e si ridurrebbe così il gap, limitando il rapporto tra la prima e l’ultima a circa 2:1 con la juve che incasserebbe 66 milioni mentre l’ultima il Benevento 30, poco meno della metà.

Prendere dunque spunto dall’idea inglese non sarebbe una cattiva idea, per evitare i soliti prestiti, con riscatto e contro riscatto, ed acquistare l’intero cartellino del giocatore; per far guadagnare di più le piccole e per equilibrare il campionato, facendo “piangere” le grandi.

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