Elezioni Figc: il teatrino del nulla di Gravina-Tommasi-Sibilia

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
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Elezioni figc, la palla passa a Malagò

Elezioni Figc, nulla di fatto. Arrivare con tre candidati alle elezioni del nuovo presidente federale era già evidente sintomo di divisioni all’interno del calcio italiano. Il 29 gennaio poteva essere il giorno del rilancio del pallone italiano, invece è stata l’ennesima tappa interlocutoria. 77 giorni dopo l’Apocalisse svedese il calcio italiano è ancora senza una guida. Né Gabriele Gravina, né Cosimo Sibilia, né tanto meno Damiano Tommasi hanno ottenuto i voti necessari per essere eletti. Ora quindi la Figc verrà commissariata, così come lo è la Lega di A da un bel po’ di tempo. Il teatrino dell’ovvio. Questo è stato lo spettacolo andato in onda ieri all’Hotel Hilton di Fiumicino. Tutti contro tutti e il calcio italiano resta fermo. Una giornata di febbrili trattative, incontri e inciuci non ha portato a nulla. Giovedì 1° febbraio ci sarà la giunta del CONI per ratificare il commissariamento della federazione quattro volte campione del mondo.

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L’unico a vincere è proprio il presidente del CONI, Giovanni Malagò. A lui non andava bene nessuno dei tre candidati. Soprattutto visto che i club di serie A non hanno ancora espresso un presidente di Lega. Certo se uno dei papabili doveva essere Tavecchio, meglio che sia andata così. I tre candidati alla presidenza della FIGC hanno portato l’acqua al proprio mulino. L’unico che forse poteva mettere tutti d’accordo era Tommasi. In Italia, si sa, gli ex calciatori non vengono visti di buon occhio ai vertici della federazione. Insomma siamo ancora al punto di partenza. Sono passati 77 giorni da Italia-Svezia, ma nulla è cambiato. Se fosse ancora in vita Luchino Visconti potrebbe girare una versione del Gattopardo calcistico. Magari con interpreti migliori del teatrino visto ieri all’Hilton.

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Elezioni Figc, si naviga senza bussola

Elezioni FIGC, tutto nelle mani di Malagò. Sono ore di profonda riflessione per il presidente del CONI. Il capo dello sport italiano ha in mano il futuro del calcio di casa nostra. Il fallimento mondiale poteva preludere ad un momento di cambiamento. Invece no, siamo ancora al politichese puro. Anzi nel frattempo sono falliti due club gloriosi come Modena e Vicenza ( Gravina è presidente della Lega di serie C). Arezzo e Akragas sono in gravissime difficoltà, così i campionati che credibilità hanno? L’asta per i diritti televisivi è andata al ribasso e non sono stati ancora assegnati. Var o non Var, il nostro calcio è come sempre dilaniato da polemiche arbitrali. I presidenti sono in guerra tra di loro e non riescono ad esprimere un presidente di Lega da anni.

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Non si ha torto a pensare che questo è uno dei momenti più bassi della storia del calcio italiano. Senza Mondiali dopo 60 anni, senza trofei internazionali per club da 8 anni. Senza una guida alla FIGC. Senza una guida alla Lega di serie A. Senza progetti, senza certezze. No, una certezza c’è: l’Italia del calcio tra meno di due mesi deve tornare in campo. Saranno solo amichevoli, ma servirà un c.t. e dei giocatori da mandare in campo. Il calcio italiano è una nave alla deriva, senza bussola né capitano. Restano le quattro stelle dei trionfi mondiali, ma sempre più sbiadite. Malagò pensaci tu, se ci riesci.

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