Roma, un centrocampo forte ma privo di geometrie

Pubblicato il autore: Samuele Zagagnoni Segui

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Dopo la sconfitta in casa con l’Atalanta, che ha certificato lo stato di crisi della Roma, è iniziata la classica ricerca dei colpevoli e delle cause della stessa.
Sul punto il direttore sportivo Monchi, intervistato a Roma Tv, ha dichiarato che i problemi sono di tipo “mentale, sportivo e di atteggiamento”.
Quelli di tipo mentale e di atteggiamento non rappresentano di certo una novità. E’ innegabile, infatti, che questi abbiano caratterizzato il cammino dei giallorossi in diverse stagioni e sotto la guida di svariati allenatori.
Per problemi di tipo “sportivo”, invece, non vi sono elementi per stabilire a cosa il direttore Monchi stesse facendo riferimento. Tuttavia, non sembrerebbe forzato ricondurli alla categoria dei problemi tecnico – tattici che la squadra sta mettendo in mostra nell’ultimo mese.
Con l’arrivo di Mister Eusebio Di Francesco la Roma ha sistemato la fase difensiva, tanto che la retroguardia giallorossa è la seconda meno battuta del campionato con i soli 14 goal subiti (solo il Napoli ha fatto meglio). Contrariamente, l’attacco sta destando qualche preoccupazione con i soli 30 goal segnati in 19 partite (squadre meno blasonate come Sampdoria, Atalanta e Udinese hanno segnato di più!).
Secondo molti tifosi e commentatori i problemi offensivi sarebbero da ricondurre esclusivamente alla dolorosa cessione di Salah e al contributo precario di giocatori come Schick, Under e Defrel (che erano chiamati a sostituire l’egiziano). Per questo motivo non mancano le voci che vedrebbero la Roma interessata a profili come Matteo Politano (tra l’altro un ex), Domenico Berardi e Simone Verdi.

Tuttavia, sebbene sia innegabile che la fascia destra rappresenti un vero e proprio rebus, si deve evidenziare che le lacune palesate dalla manovra offensiva della squadra siano ben più profonde.  In particolare la squadra è apparsa lenta, compassata e priva di idee. Non di rado, infatti, l’allenatore si è lamentato dell’assenza di verticalizzazioni chiave (come ad esempio quella effettuata correttamente da El Shaarawy in occasione del goal di Dzeko contro l’Atalanta), necessarie per trovare le difese avversarie impreparate.
Nella storia recente, la responsabilità di forzare la giocata, per cercare l’imbucata vincente, se la sono caricata sulle spalle giocatori di elevata caratura tecnica come Francesco Totti e Miralem Pjanic. Non è un caso, infatti, che nell’estate del 2016 l’allora allenatore della Roma, Luciano Spalletti, dopo la cessione di Pjanic alla Juventus, abbia richiesto, senza essere tuttavia accontentato, un giocatore come Borja Valero.
Da queste considerazioni nasce un importante interrogativo: il centrocampo della Roma, che può vantare dei nomi di primissima fascia al livello europeo, ha bisogno di maggiori geometrie?
La risposta all’interrogativo, in virtù dei dati che lo stesso allenatore ha portato nella conferenza stampa pre- partita del match contro l’Atalanta, sembrerebbe essere positiva. La Roma, infatti, ha dei dati sul possesso palla e sulla supremazia territoriale di assoluto valore. Per sfruttarli, però, è necessario che vi sia una maggiore intraprendenza dei giocatori nella creazione di azioni da goal pericolose. Intraprendenza che, di solito, viene richiesta ai centrocampisti.

Con quest’analisi non si vuole mettere in discussione il valore di interpreti del ruolo come De Rossi, Nainngolan, Pellegrini e Strootman (anche se quest’ultimo non sta disputando la sua migliore stagione). Ci si interroga piuttosto sulla loro capacità di inventare e creare occasioni pericolose. Ad oggi, la sensazione è che il centrocampo sia più muscolare che tecnico.
Il mercato invernale, ancora molto lungo, rappresenta il primo momento utile per dare una risposta a quest’interrogativo. In caso di risposta affermativa starà a Monchi individuare il profilo giusto per garantire alla squadra un salto di qualità ulteriore. Le possibilità che la Roma si metta alla ricerca di un giocatore “alla Pjanic”, comunque, diventerebbero più concrete nel caso in cui le voci di una possibile partenza di Strootman si dovessero realmente concretizzare.
Tuttavia, ad onor del vero, non sembrerebbe che il tecnico abbia manifestato la necessità di ricercare un profilo del genere.  Resta il dubbio, però,  che la richiesta di “forzare la giocata” (come ripete spesso il mister) non potrà essere totalmente soddisfatta in assenza di giocatori qualitativamente in grado di provarla.

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