Sacchi-Allegri, la ragione e la virtù stanno nel mezzo

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
Sacchi

Sacchi-Allegri, polemica infinita

Sacchi-Allegri, non ci sarà mai un vincitore. Da qualche tempo Arrigo Sacchi non perde occasione per punzecchiare Massimiliano Allegri. Secondo il profeta di Fusignano il tecnico della Juventus “deve cercare la bellezza”, perché i bianconeri potrebbero e dovrebbero giocare meglio. Sacchi sostiene che Sarri ha già vinto, perché ha portato in Italia un concetto nuovo di calcio. L’allenatore del Napoli fa giocare la sua squadra in modo molto europeo, con difesa alta, possesso palla e tanti giocatori tecnici. Allegri invece punta più al risultato, badando non troppo alla forma. Il tecnico toscano è più vicino a Fabio Capello che ad Arrigo Sacchi. Due che quando erano rispettivamente allenatore del Milan e selezionatore della Nazionale qualche problemino lo hanno avuto. Il Milan di Sacchi è entrato di diritto nella storia del calcio, ma è anche vero che ha anche vinto un solo scudetto. Capello, con una squadra dal valore simile a quella di Arrigo, ha vinto quattro scudetti e una Champions League, disputando tre finali consecutive.

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Sacchi ha allenato in un periodo dove gli allenatori avevano molto più tempo per allenare la squadra. Oggi si gioca molto di più e i tempi per provare schemi e moduli è molto inferiore. Sacchi era un integralista. Per il profeta di Fusignano tutti i giocatori dovevano adattarsi ai suoi moduli e metodi. Tanto che Van Basten ad un certo punto chiese a Silvio Berlusconi di scegliere tra lui e Sacchi. Il presidente del Milan scelse Marco, mettendo Fabio Capello in panchina. Sarri è un po’ come Sacchi, da ormai tre anni il suo 4-3-3 non si tocca. Fosse per l’allenatore del Napoli farebbe giocare sempre gli stessi giocatori, avendo però più tempo per allenarli. Intanto però fino ad oggi sul campo ha vinto Allegri, ma c’è ancora un campionato da assegnare.

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Sacchi-Allegri, hanno ragione tutti e due

Bello o vincente, spettacolare o pratico. Sono gli eterni dilemmi che mettono contro appassionati e addetti ai lavori calcistici. La polemica Sacchi-Allegri è tutta qua. La storia del calcio si ricorda di chi vince, raro che si abbia memoria di squadre che abbiano giocato molto bene ma senza trofei in bacheca. Fanno eccezione l’Olanda di Cruyff e l’Ungheria di Puskas. Ma è anche vero che sono squadre nazionali e in epoche molto lontane. Difficile pensare che il Barcellona di Guardiola o il Real di Zidane verrebbero ricordate così bene se non avessero vinto nulla.

Se una squadra gioca bene ha più probabilità di vincere, ma è anche vero che molte squadre hanno vinto basando la loro forza su una grande difesa o una grande organizzazione collettiva. L’Italia è stata per decenni riconosciuta come la patria del catenaccio. Una brutta parola, che però ci ha consentito di vincere Mondiali a livello di Nazionale e coppe europee a livello di club. Forse è proprio perché abbiamo un po’ perso questa nostra identità calcistica per cui non vinciamo niente a livello internazionale dal 2010 o perché non ci siamo qualificati per i Mondiali. Certo è che èiù facile vedere squadre di club che giocano meglio delle nazionali. Al di là di tutto però sono sempre i giocatori a fare la differenza, se Sacchi e Allegri avrebbero allenato squadre meno forti di Milan e Juventus avrebbero magari vinto meno o addirittura niente. E’ il bello del calcio, ognuno ha la sua visione e ognuno pensa di aver ragione. Altrimenti  non sarebbe lo sport più popolare al mondo.

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