Vieri condannato dalla Corte d’Appello di Milano per il caso di spionaggio subìto dall’Inter

Pubblicato il autore: Emmanuele Sorrentino Segui

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Vieri condannato dalla Corte d’Appello di Milano: la vicenda ha per oggetto il famoso caso dello spionaggio che l’ex attaccante dell’Inter aveva subito quando giocava con la maglia nerazzurra. Il Bobo nazionale aveva deciso di adire la competente autorità giudiziaria al fine di vedersi riconosciuto il risarcimento dei danni per responsabilità del club in oggetto, in quanto, a suo dire, era finito in depressione a causa del riprovevole comportamento adottato dalla società di appartenenza. In primo grado, il Tribunale di Milano aveva riconosciuto a Vieri un maxi risarcimento pari ad un milione di euro, rigettando parzialmente l’istanza promossa dai legali dell’ex calciatore, che avevano chiesto nella circostanza un importo non inferiore a 12 milioni alla Telecom, nota società di telecomunicazioni che era responsabile in concorso con il club allora presieduto da Massimo Moratti, e 9 milioni 250 mila euro all’Inter.
La Corte d’Appello tuttavia aveva ribaltato le disposizioni del giudice di prime cure, costringendo lo stesso Vieri a restituire quanto introitato in eccesso, disponendo che il risarcimento fosse ridimensionato in euro 80mila per Telecom ed euro 40mila per l’Inter.

Vieri condannato, il terzo passaggio della Corte d’Appello di Milano

Proprio ieri, la Corte d’Appello di Milano, seconda sezione civile, presieduta dal dottor Alberto Vigorelli, ha posto fine, almeno per il momento, alla intrigata vicenda che ha visto coinvolto Bobo Vieri. Dall’esame della documentazione presentata a sostegno della tesi di parte attrice, il giudice istruttore ha dichiarato inammissibile il reclamo avverso alla disposizione precedente, disponendo altresì la rifusione delle spese processuali quantificate in euro 33mila.
Il legale di Vieri, l’avvocato Danilo Buongiorno, aveva evidenziato come la sentenza della Corte d’Appello fosse affetta da palesi errori di fatto, affermando come le attività di indagini illecite, contestate dalla parte, fossero state svolte non per un breve periodo di tre-quattro mesi, come falsamente attestato dai resistenti, ma bensì per un lasso di tempo superiore, all’incirca di quattro anni.
Per la Corte d’Appello invece non è così, trattasi piuttosto di valutazioni del giudice che non inficiano sulla legittimità della stessa sentenza. Per Vieri oltre il danno la beffa.

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