Champions League, una Roma a due facce: qual è quella vera?

Pubblicato il autore: Ivan Aiello Segui


La gara d’andata degli ottavi di Champions League contro gli ucraini dello Shaktar Donetks si chiude con un 2-1 per i padroni di casa. Il risultato, seppur negativo, tuttavia lascia le possibilità di superare il turno pressoché intatte per la formazione giallorossa. Nel match di ritorno all’Olimpico, in programma Martedì 13 Marzo, sarà infatti sufficiente alla formazione di Di Francesco battere lo Shaktar per una rete a zero.
Ma il dato più importante che emerge dalla sfida è senza dubbio la doppia identità di questa squadra: pratica, arrembante e autorevole nel primo tempo; disunita, timida e sofferente nel secondo.
Non è bastato il gol del gioiellino turco Cengiz Under (al debutto in Champions League e sempre più protagonista di questa squadra con 5 gol nelle ultime 4 partite) a far gioire i tifosi romanisti presenti nel gelo di Kharkiv e se non fosse stato per la straordinaria prestazione (l’ennesima) di Alisson il passivo sarebbe stato sicuramente più pesante e la qualificazione a serio rischio.
Una Roma double-face dunque.
Gioca da protagonista il primo tempo con manovre fluide e ben articolate che portano più volte la squadra vicina al vantaggio. Manca solo di quel pizzico di cattiveria agonistica in più (ulteriore tratto distintivo di questa stagione altelenante) per raggiungere l’appuntamento con il gol del vantaggio. Under e Dzeko sono costantemente in agguato, Strootman non lascia passare niente a centrocampo e la verve di Perotti sulla sua corsia lascia presagire ottime cose.
Strameritato, il vantaggio finalmente arriva al ’41 con il quinto gol consecutivo di Under, imbeccato in mezzo all’area da un filtrante di Dzeko che illumina lo stadio.
Si va a riposo con la consapevolezza di aver giocato un’ottima prima frazione di gioco in un campo estremamente complicato e contra una squadra dal tasso tecnico elevatissimo capace di colpire in qualsiasi momento (lo Shaktar è una squadra ucraina praticamente solo sulla carta dato che l’80% dei suoi calciatori sono brasiliani).
Dopo 45 minuti così e, soprattutto, con un risultato più che positivo, il morale non può che essere alle stelle e il secondo tempo, in cui ci sarà sicuramente molto da soffrire, può comunque essere affrontato con lo spirito ideale.
Si torna in campo, ma la musica cambia. Prima l’argentino Ferreyra: sfrutta il buco clamoroso di Florenzi, mette a sedere Manolas con una sterzata e infila l’incolpevole Alisson. Poi il brasiliano Fred: punizione che accarezza la traversa e finisce alle spalle dell’amico e connazionale portiere della Roma sul proprio palo (questa volta, qualche responsabilità del numero 1 giallorosso c’è).
Risultato ribaltato e solo Shaktar in campo. Tempo di assistere ad un altro paio di miracoli di Alisson e a quello finale di Bruno Peres (salvataggio sulla linea da terra che lascia intatte le speranze di passaggio del turno per la Roma) e la partita finisce così.
Calo fisico o calo mentale? Giocatori non in perfette condizioni (vedi Florenzi che non doveva nemmeno essere in campo a causa di fastidi intestinali del giorno precedente) o rosa troppa corta per affrontare tutte le competizioni? I motivi sono molteplici e tutti a loro modo fondati.
Sta di fatto che la Roma (che arrivava da tre vittorie consecutive in campionato con il terzo posto riconquistato) in 90 minuti ha mostrato tutti i suoi limiti così come le sue straordinarie qualità, sia dei singoli (ora è il momento magico del giovane turco Under) che del gruppo.
A questo punto, in una stagione che comunque era un’incognita fin dal principio, il rebus giallorosso continua a complicarsi e bisogna ancora ben capire quale squadra aspettarsi per il proseguio.

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