El paròn Nereo Rocco: nostalgia di un calcio che non c’è più

Pubblicato il autore: Luigi Circiello Segui


Ricordiamo oggi l’anniversario della scomparsa di Nereo Rocco, allenatore di calcio tra i più amati d’Italia che introdusse il concetto di “catenaccio“, modulo tattico prettamente difensivo che è stato per decenni sinonimo di calcio all’italiana. “Il secondo maestro è stato Rocco. Un uomo diverso da com’è stato raccontato. Timido, rispettoso. Sembrava burbero ma non lo era, ogni tanto gli scappava una battuta in dialetto ma era un uomo colto, che non diceva mai nulla di banale.”: cosi lo descrive Giovanni Trapattoni, che è stato suo giocatore al Milan tra gli anni ’60 e ’70, dandocene una descrizione molto diversa dal Rocco che comunemente conosciamo, noto per il suo carattere autoritario e burbero.

Centrocampista duttile, in carriera da giocatore ha vestito le maglie di Triestina, Napoli e Padova ed in una occasione ha vestito anche l’azzurro della Nazionale italiana convocato da Vittorio Pozzo per la gara di qualificazione ai mondiali del ’34 contro la Grecia (vittoria azzurra per 4-0).

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Da allenatore, tuttavia, ottiene i maggiori successi e le maggiori soddisfazioni calcistiche, legando il suo nome ai colori del Milan col quale risulta essere l’allenatore più vincente e con più panchine nella storia del club meneghino portando in bacheca cinque titoli nazionali, quali 2 scudetti (1961-1962 e 1967-1968), tre coppa Italia (1971-1972, 1972-1973, 1976-1977), ed in campo internazionale 2 coppe dei campioni nel 1962-1963 (la prima dei rossoneri e la prima per il calcio italiano) e nel 1968-1969, oltre a due coppe delle coppe (1967-1968, 1972-1973) e la coppa intercontinentale (1969).

Oltre ai titoli, el paròn ha avuto il merito di lanciare giocatori come Gianni Rivera e rilanciarne altri come il portiere rossonero Carlo Cudicini e l’attaccante svedese Kurt Hamrin. Soprattutto, Nereo Rocco è simbolo di un calcio oggi oramai lontano, non solo nel gioco e nei moduli ma anche nei valori che esso rappresentava e dovrebbe tuttora continuare a riaffermare. Un calcio che manca, come la figura del grande Nereo.

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