Famiglia Moratti in lutto: addio a Gian Marco, fratello dell’ex presidente dell’Inter Massimo

Pubblicato il autore: fabricondo Segui


Gian Marco Moratti se n’è andato in punta di piedi. Aveva l’Inter nel cuore come papà Angelo e il fratello Massimo, entrambi presidenti del club, ma preferiva vivere la sua passione da dietro le quinte, così poco incline a stare sulla ribalta. Il petroliere è scomparso a 81 anni la scorsa notte a Milano dopo una lunga malattia. Già numero uno della Saras, l’azienda di famiglia, aveva sposato in seconde nozze Letizia Brichetto, la prima donna a diventare sindaco di Milano. Insieme alla moglie è stato tra i principali finanziatori della Comunità di San Patrignano per il recupero dei tossicodipendenti.

Classe 1936, Gian Marco Moratti era nato a Genova. Laureato a Catania in Giurisprudenza, aveva ereditato il timone della Saras ed è stato per lungo tempo presidente dell’Unione petrolifera. Ma se la raffineria sarda di Sarroch è il fiore all’occhiello della dinastia, da sempre l’Inter è un affare di famiglia, un affare di cuore. Gian Marco era il socio più anziano della società nerazzurra, avendo ricevuto le sue prime azioni da papà Angelo nel 1948, ed è stato membro del Cda. Al 2016 risultava ancora essere socio di minoranza.

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Al fianco del papà e del fratello minore Massimo ha vissuto in prima persona l’epopea della Grande Inter. Col tramonto della prima era Moratti alla guida della Beneamata, Gian Marco si era dedicato alla Saras, di cui era diventato presidente. Ma quando Massimo non aveva resistito al richiamo dell’Inter, lui lo aveva sostenuto, anche se in maniera più defilata rispetto al passato.

La grande opinione che aveva su Milano come simbolo dell’Italia si riassume in una sua celebre frase: “Se piantassimo una vigna davanti al Duomo, il vino verrebbe buono”. Il sindaco Sala ha espresso il cordoglio a nome della città: “Un imprenditore capace e attento ai bisogni delle persone fragili”. I funerali domani mattina in piazza San Carlo. L’ultima dedica è stata per papà Angelo: “Ti devo tutto”.

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