Sarri e il curioso paragone sul Napoli: “Noi come l’Olanda del ’70. Saremo ricordati da tutti”

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
during the TIM Cup match between SSC Napoli and Udinese Calcio at Stadio San Paolo on December 19, 2017 in Naples, Italy.

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Napoli da zero tituli in Europa, ma bello e memorabile come l’Olanda di Cruijff.  Musica e parole di Maurizio Sarri, fresco di eliminazione in Europa League per mano di un Lipsia ampiamente alla portata dei partenopei, che hanno pagato la troppa voglia di scudetto. Il blackout del San Paolo, con la squadra infarcita di seconde linee, è costato carissimo al tecnico toscano, che ha preferito non spremere i titolari in vista della volata finale con la Juventus. Così il 2-0 di ieri sera sa di beffa per il Napoli, che con un altro gol sarebbe volato agli ottavi. Il rammarico, quindi, resta, ma Sarri preferisce guardare avanti e regala uno dei suoi titoli ad effetto: “Noi come l’Arancia Meccanica”.

Siamo belli come l’Olanda anni 70 – Lipsia, già fatale a Napoleone, non deprime invece Sarri. In conferenza stampa il condottiero del Napoli rivendica il suo joga bonito, che finora ha portato ottimi piazzamenti ma non trofei. Per questo alla ricetta aggiunge salsa olandese quando azzarda un paragone storico che già fa discutere: “A volte – ricorda – ci sono squadre che segnano un periodo. Se chiedete a qualcuno del calcio degli anni 70, pochi si ricorderanno chi ha trionfato ai Mondiali, perché quegli anni sono dell’Olanda, non di chi ha vinto”. Bum. Di primo acchito sembra il classico mettere le mani avanti in caso di insuccesso nella corsa scudetto, ma Sarri non cade nel tranello e precisa: “Noi speriamo di fare questo, ma di metterci qualcosa in più e di non essere ricordati solo per la qualità. Per questo sono convinto che fra vent’anni questo Napoli sarà ricordato”.

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Vincere o piacere, questo è il dilemma – Paragonarsi nientemeno che alla grande Olanda di Cruijff e anteporre lo spettacolo al risultato: in un colpo solo Sarri è riuscito ad attirarsi gli strali di chi giudica il paragone blasfemo e dei pretoriani del “risultato ad ogni costo”. Difficile, ad esempio, che l’argomento non venga toccato nella conferenza stampa di Max Allegri alla vigilia di Juventus-Atalanta, alimentando il duello verbale a distanza tutto toscano. Le frasi, invece, avranno sicuramente estasiato Arrigo Sacchi, che non perde occasione per esaltare il grande lavoro di Sarri, votato allo spettacolo puro, in nome di una filosofia sposata dal vate di Fusignano, che giusto 30 anni fa apriva la sua Grandeur rossonera con lo scudetto. Vinto ai danni di chi? Proprio del Napoli, guidato da Maradona e sconfitto a domicilio nel match decisivo da un Milan stellare, uscito tra gli applausi del San Paolo. Già, quel Milan definito “olandese” e non solo per Gullit e Van Basten, ai quali poi si aggiunse Rijkaard.

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Corsi e ricorsi? – A differenza di oggi, invece, il Napoli si muoveva nel solco della tradizione italiana, con Ottavio Bianchi in panchina. Il crollo dei partenopei favori’ la rimonta di un Milan che aveva imparato a giocare a memoria e in velocità, tra raddoppi, pressing e un cambio radicale di mentalità, che permetteva ai rossoneri di giocare allo stesso modo a a San Siro e in trasferta. Una rivoluzione copernicana per il calcio italiano, ispirata ai Tulipani, ma favorita anche da un gruppo di grandissimi giocatori, che non è esattamente un particolare irrilevante. Come ha sottolineato anche Allegri qualche settimana fa. Ora le parti si sono invertite. Il Napoli gioca seguendo uno spartito preciso che esalta le individualità, per dirla alla Sacchi. La sua rivale – oggi la Juve – abbonda in qualità e quantità, un mix sul quale Allegri ha costruito i suoi successi, non senza una grande sagacia tattica e una difesa di ferro. Chi avrà ragione a maggio? Gli azzurri che hanno cambiato pelle vestendo panni olandesi o i bianconeri, pragmatici e con la vittoria nel Dna? Sarri spera che questa volta lo scudetto esca sulla ruota di Napoli. Con dedica, scontata, all’Arancia Meccanica di Johan Cruijff.

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