Addio a Emiliano Mondonico: una carriera tra storia, aneddoti e quella sedia di Amsterdam…

Pubblicato il autore: fabricondo Segui

NOVARA, ITALY – FEBRUARY 19: Novara Calcio head coach Emiliano Mondonico prior to the Serie A match between Novara Calcio and Atalanta BC at Silvio Piola Stadium on February 19, 2012 in Novara, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

La sedia alzata al cielo non in segno di resa, ma per dire basta, come nella notte di AmsterdamEmiliano Mondonico si è spento all’alba nella sua casa di Milano dopo aver lottato strenuamente contro “la bestia” che lo tormentava da sette anni: per questo gli erano stati asportati una massa di sei chili, un rene e una parte di intestino. Aveva compiuto 71 anni lo scorso 9 marzo. Stamane il commovente annuncio della figlia Clara su facebook: “Ciao papà, sei stato il nostro esempio e la nostra forza… ora cercheremo di continuare come ci hai insegnato tu. Eternamente tua“. Mondo sorride da lassù…

Lombardo di Rivolta d’Adda, baffi e pizzetto e quel sorriso da guascone, la passione sfrenata per i Beatles, il tifo dichiarato per la Fiorentina. Poche pennellate che servono a introdurre Emiliano Mondonico, personaggio fuori dagli schemi del calcio italiano già da giocatore – ala di ruolo – quando si fece squalificare apposta per non perdersi un concerto dei Rolling Stones al Palalido di Milano. Una carriera da calciatore con le maglie di Cremonese, Torino, Monza e Atalanta, tappe che, curiosamente, ha ripercorso poi, in gran parte, da allenatore.  A 37 anni entra nella storia dei Grigiorossi, riportandoli in serie A dopo 54 anni e svezzando un certo Gianluca Vialli. La Cremonese retrocederà dopo solo un anno, ma esibendo un calcio piacevole. Come quello che Mondo fa giocare all’Atalanta, che riporta nella massima serie nell’88, ma il capolavoro è un altro: guida la squadra, mentre è impegnata nel logorante campionato di B, fino alla semifinale di Coppa delle Coppe, dove si ferma solo davanti al Malines, poi vincitore del trofeo. Sconfitti 2-1 in Belgio, i nerazzurri sfiorano il miracolo al ritorno, andando in vantaggio con un rigore di Garlini e poi subendo la rimonta degli avversari: ma quella notte resta eccome nella memoria dei tifosi orobici.

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Così come resta indimenticabile per i tifosi del Torino, e non solo, quella sedia brandita ad Amsterdam da Emiliano – dal 1990 tecnico dei granata – nella finale di ritorno di Coppa Uefa contro l’Ajax, 13 maggio 1992. L’andata, al Delle Alpi, era finita 2-2: ai Lancieri, dunque, basta lo 0-0 per vincere la coppa. E 0-0 sarà, purtroppo, un risultato bugiardo. Il Toro, infatti, domina e coglie tre pali, con Casagrande, Mussi e Sordo, ma non è tutto. Nel secondo tempo l’arbitro Petrovic non fischia un netto rigore su Cravero, Mondonico non ci vede più e alza quella sedia verso il cielo in segno di protesta, una scena rimasta memorabile. “Siamo una squadra maledetta” dirà alla fine proprio Cravero. Mondo si rifarà l’anno seguente, vincendo la Coppa Italia contro la Roma,  ultimo trofeo vinto dai granata.

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Dieci anni più tardi corona un sogno, arrivando ad allenare la “suaFiorentina, che riporta in serie A nel 2004 – quinta e ultima promozione della sua carriera – dopo il fallimento di due anni prima. Un sogno interrotto dall’esonero, arrivato nelle prime giornate del campionato 2004-2005 per dissapori con la società. Il ritorno nella massima serie dopo 7 anni alla guida del Novara dove rileva Tesser: coglie un successo clamoroso contro l’Inter a San Siro. L’avventura dura appena sei partite, poi il club piemontese decide di richiamare Tesser. Non allenerà più in serie A.

Dalla panchina guiderà nel 2014 l’Equipe Lombarda, una rappresentativa di calciatori senza contratto. La passione infinita lo ha portato anche ad allenare i ragazzi delle scuole Medie di Rivolta d’Adda, gli ex alcolisti e gli ex tossicodipendenti. Fuori dal campo diventa un apprezzato opinionista in diverse trasmissioni, tra cui la Domenica Sportiva: commenti mai scontati ne’ banali, senza peli sulla lingua.

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Calcio, ancora calcio, sempre calcio. “Mi da’ la forza per continuare la sfida” spiegava Mondo. Ora allenerà da lassù. Sempre con la sedia in mano. Perché di mollare non se ne parla. Neppure ora.

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