Inter Sabatini: rottura per il mancato arrivo di Pastore?

Pubblicato il autore: Christian Vannozzi Segui
TURIN, ITALY - MARCH 18: FC Internazionale board member Steven Zhang Kangyang looks on prior to he Serie A match between FC Torino and FC Internazionale at Stadio Olimpico di Torino on March 18, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Steven Zhang (presidente dell’Inter) – Foto originale Getty Images© scelta da SuperNews

La storia d’amore tra l’Inter e Sabatini è arrivata al capolinea dopo settimane di voci e rumors vari che hanno visto il dirigente del gruppo Suning togliersi qualche sassolino dalle scarpe e la risoluzione del tecnico Fabio Capello dalla guida della squadra Cinese del gruppo, lo Jiangu. Mancava solo l’ufficialità di un atto che ormai era nell’aria, vista la quasi inconsistenza dell’operato dell’ex direttore sportivo della Roma in una società, come l’Inter, che aveva già un direttore sportivo e che sembra sempre più alla deriva sia dal punto tecnico che da quello amministrativo, quasi come se mancasse un uomo forte fuori dal campo, cosa che si pensava potesse essere l’ex capitano Javier Zanetti ma che il calciatore argentino non ha saputo essere. Dall’addio di Moratti c’è un vero e proprio vuoto dirigenziale, cosa che i vari Thohir e Zhang Junior non sono riusciti a colmare, nonostante i buoni propositi i due asiatici hanno apgato la troppa lontananza, sia fisica che mentale dal club nerazzurro.

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Non essendo tifosi e non sapendo cosa significhi vedere i colori dell’Inter mal capiscono le esigenze di una piazza storica che ha visto nell’ormai lontano 2010 alzare gli ultimi due trofei internazionali, la Champions e il Modniale per Club, e nel 2011 l’ultimo trofeo in assoluto, quella Coppa Italia vinta da Leonardo contro il Palermo. E’ passata molta, troppa acqua sotto i ponti da quei tempi che ormai vengono ricordati con una certa nostalgia e che numerosi allenatori, anche quotati, come Mazzarri e Mancini, non sono riusciti a far rivivere. Occhi puntati ora sull’ultimo arrivato, il toscano Spalletti che ha fatto innamorare la sponda giallorossa di Roma con il suo gioco spumeggiante ma che non riesce a ingranare con l’Inter a causa di una sorta di alchimia metafisica che rende un inetto chiunque si sieda in panchina dopo lo Special One Mourinho, eccezion fatta per il ricordato e amatissimo Leonardo. Cosa c’è che non va in questa squadra? E perché anche Sabatini, considerato il numero uno dei direttori sportivi, non è riuscito a venire a capo da questa sorta di maledizione?

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Addio Sabatini: si paga il mercato di Gennaio

L’addio di Sabatini potrebbe essere legato al mediocre mercato estivo, dove si erano promessi alla folla grandi nomi del calibro di Naingollan, Vidal e Manolas, tutti calciatori di primo rango due dei quali ben conosciuti da Luciano Spalletti e dallo stesso direttore sportivo. Nessuno dei tre è purtroppo arrivato e l’Inter si è dovuta accontentare a centrocampo di Vecino e Borja Valero, due calciatori che non hanno di certo sfigurato ma che sono lontanissimi dal duo Naingollan Vidal. Meglio è andata in difesa, dove al posto di Manolas è arrivato Skriniar, la sorpresa più gradita dell’Inter 2017/2018. Il disastro è però arrivato a Gennaio, dopo due mesi da incubo dove la squadra di Spalletti ha racimolato solo un pugno di mosche, scendendo dal primo al quarto posto e uscendo dalla Coppa Italia contro il Milan, tutti sognavano il grande colpo rappresentato da Pastore, pupillo di Sabatini e richiesto a gran voce dal tecnico Spalletti che lamentava l’assenza di un rifinitore dietro il centravanti Icardi. Tutto sembrava andare per il meglio con un Sabatini attivissimo per accontentare la pizza e il tecnico e mettere una seria ipoteca sulla qualificazione in Champions, ma nulla di fatto, al posto dell’argentino arriva il brasiliano Rafinha, riserva del Barcellona, e i sogni si chiudono. Da quel momento l’addio è stato solo questione di settimane.

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