Italia, il vecchio che avanza: con l’Argentina poche novità e i soliti noti

Pubblicato il autore: fabricondo Segui


L’Italia
era un ibrido vestito da sparring partner, l’Argentina era in versione sperimentale. Dov’e l’errore? Sembra paradossale, ma ha provato più soluzioni alternative Sampaoli con la Seleccion, che al Mondiale sarà una delle favorite, che Di Biagio con gli azzurri, che il Mondiale lo vedranno in televisione. La Nazionale, affidata ad un ct traghettatore – sentito Fabbricini? “Si deve cercare il meglio” –  resta fedele al motto che l’ha condotta al flop: anche oggi cambio domani.

Eternamente aggrappata a Buffon – ieri comunque il migliore – l’Italia non riesce a fare un passo in avanti e continua a sprecare tempo, a braccetto con la Federcalcio, ferma da quattro mesi nonostante le dimissioni di Tavecchio e il commissariamento imposto da Malago’. Va bene che il prossimo allenatore potrebbe essere scelto tra quelli attualmente impegnati con un club, ma ormai gli annunci vengono fatti con largo anticipo: basti pensare a Conte, promesso sposo del Chelsea, ufficializzò il suo addio alla Nazionale ben prima degli Europei in Francia. La nostra diplomazia antiquata o maschera idee non chiare o è indice di una scarsa e pericolosa mancanza di praticità. La nomina del ct, quindi, doveva essere il punto di partenza di una svolta totale. Perché avrebbe già potuto indirizzare le convocazioni di Di Biagio e affrettare i tempi in vista di Nations Cup e qualificazioni europee.

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Invece, siamo mestamente tornati al punto di partenza in questo tremebondo Gioco dell’Oca azzurro. Prendiamo le formazioni di Italia-Argentina. Nell’undici di partenza proposto da Di Biagio c’erano un esordiente assoluto,  Chiesa, e un giocatore con tre presenze in Nazionale, Rugani. Un po’ poco per chi deve votarsi ad un cambiamento radicale dopo un flop storico. Nell’Albiceleste, senza Messi tenuto precauzionalmente a riposo, c’erano due debuttanti, Caballero e Bustos, Tagliafico, con una sola presenza alle spalle, e Lanzini e Lo Celso con due. Insomma, sembrava che fosse l’Argentina la nazionale da rifondare e non la nostra. Senza considerare che Sampaoli può permettersi il lusso di lasciare a casa i Dybala e gli Icardi perché non si integrano col gruppo.

L’impressione è che anche nell’amichevole contro l’Inghilterra non ci saranno stravolgimenti epocali. Con Buffon sempre al suo posto e i gli eredi designati, Donnarumma e Perin, che rischiano di restare eredi non si sa ancora per quanto tempo: la riconoscenza per un campione non può e non deve trasformarsi in “dipendenza” a tempo indeterminato, ma tant’e. La rivoluzione, insomma, può aspettare: quousque tandem?

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