La morte di Davide Astori e il lato umano del calcio

Pubblicato il autore: Mario Puzzilli Segui
NAPLES, ITALY - AUGUST 27: Player of SSC Napoli Dries Mertens scores the 2-1 goal during the Serie A match between SSC Napoli and Atalanta BC at Stadio San Paolo on August 27, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Oggi purtroppo posso dire di essere fiero di seguire il calcio.
Questo mondo dove contano gli ingaggi, i campioni in campo, le reti segnate e il fair play finanziario, oggi ha dimostrato di avere un grande cuore in seguito alla morte di Davide Astori, capitano di una Fiorentina ridimensionata di cui proprio l’ex calciatore di Roma e Cagliari era diventato uno dei calciatori più rappresentativi.

Oggi appena la notizia è stata resa pubblica tutti ci siamo domandati due cose: è possibile che solo la partita ad Udine venga rinviata e non tutte le altre? Come rassegnarsi all’idea che un calciatore in attività possa morire per un attacco cardiaco?
Alla prima domanda tutto il mondo del calcio unito ha dato una risposta forte.
Non si può giocare con il dolore nel cuore, troppo pochi 31 anni per andarsene, tutti uniti attorno alla sua compagna e alla figlioletta di 2 anni, tutti lo ricorderemo come un calciatore gentiluomo, una brava e bella persona come poche si trovano nella vita. Alla seconda domanda ci penseranno i medici a dare una risposta, ma la vita è beffarda ed una cosa del genere può succedere anche all’atleta allenato.

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Tanti i messaggi da tutta Italia e da tutte le tifoserie, a dimostrazione che il calcio sa unire e che  i calciatori sanno suscitare emozioni uniche in chi li segue.  Quindi se per qualcuno non c’è vita senza calcio, ricordiamocelo tutti che il calcio senza la vita non va da nessuna parte.Davide Astori deve essere sempre tra di noi tutte le domeniche.
Ciao Capitano.

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