Mondonico, una sedia vale più di mille manette

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui

Mondonico, l’italianista che guardava sempre avanti. Già ci manca, come uomo, come allenatore e come intenditore di calcio. Emiliano Mondonico da Rivolta d’Adda, un’anima contadina con un cuore da guerriero ed un cervello da fine stratega. La classe operaia portata in paradiso da uno dei massimi esponenti del calcio all’italiana. Quando Arrigo Sacchi rivoluzionò la concezione stessa del gioco del calcio, lui si mise a difesa del sistema con le marcature a uomo e senza ingabbiare la fantasia. Mondonico ha fatto il mestiere di allenatore dove il calcio è qualcosa di più di un gioco. Nel 1987 arriva all’Atalanta, quando i bergamaschi sono in serie B. Promozione immediata per poi portare la Dea fino alla semifinale di Coppa delle Coppe contro i belgi del KV Mechelen. A Bergamo ci sarebbe tornato a metà degli anni novanta. Vieri, Inzaghi, Morfeo sono prodotti della sempre fertile cantera nerazzurra, lanciati in serie A da Mondonico.

Leggi anche:  Repice (Radio Rai): "Belotti via dal Toro a fine stagione, ecco dove andrà"

Gli anni al Torino furono memorabili. Un  terzo posto nel 1992 più quella mitica finale di Coppa Uefa contro l‘Ajax. L’andata al Delle Alpi si concluse sul 2-2. Il ritorno, giocato allo Stadio Olimpico di Amsterdam invaso da più di 10mila tifosi granata, finì sullo 0-0. Era il Torino di Casagrande e Lentini, Aguilera e Martin Vazquez. In Olanda i granata colpiscono tre legni e nel finale l’arbitro, lo jugoslavo Petrovic, non concede un solare rigore al Torino. Mondonico, furibondo, alza minaccioso una sedia verso l’arbitro. Un gesto spontaneo, non a favore delle camere. Quello era un calcio genuino, non di pose studiate o esultanze meditate. Ci piaceva anche per questo.

Mondonico, il rimpianto Napoli e la gioia con la sua Fiorentina

Dopo la seconda avventura a Bergamo con l’Atalanta, ecco la seconda avventura con il Torino. Mondonico riporta i granata in serie A, ma poi l’anno successivo non evita una nuova retrocessione. Stessa sorte nel 2000/2001 al Napoli. Mondonico subentra a Zeman, ma i partenopei scivolano nuovamente in cadetteria. L’ultimo grande acuto il Mondo lo fa a Firenze. Lui, da sempre tifoso della Fiorentina, riporta in a i viola reduci dal fallimento targato Cecchi Gori. La stagione successiva viene però esonerato dopo poche giornate. Albinoleffe, Cremonese e Novara le ultime tappe da allenatore.

Leggi anche:  Coppa del Re, dove vedere Levante Athletic Bilbao, streaming e diretta TV in chiaro?

Mondonico ci lascia quell’idea, sempre attuale, del calcio pane e salame. Lui che andava orgoglioso delle sue origini contadine e dei prodotti della sua cascina. In questo momento di grande difficoltà per il calcio italiano l’esperienza di gente come il Mondo sarebbe stata molto utile in federazione per mettere un po’ di ordine nel caos creato dall’apocalisse svedese. Il fato invece ha voluto far finire forse troppo presto la vita del mister contadino. Dopo Azeglio Vicini un altro simbolo del calcio italiano degli anni ’80 e ’90 se ne va in un posto migliore. E’ entrato nella storia con una sedia rivolta verso il cielo, ma Mondonico è stato un uomo che ha insegnato tanto. Su un campo di calcio e fuori. Ci mancherai Mondo, tanto.

  •   
  •  
  •  
  •