Aspettando Inter-Cagliari / “Rombo di Tuono” e altre storie (anche di sabato)

Pubblicato il autore: Cesare Borrometi Segui
CAGLIARI, ITALY - DECEMBER 09: Leonardo Pavoletti of Cagliari celebrates his goal 2-2 during the Serie A match between Cagliari Calcio and UC Sampdoria at Stadio Sant'Elia on December 9, 2017 in Cagliari, Italy. (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

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Inter-Cagliari è una sfida la cui storia può risultare relativamente recente (parte infatti dal 1964-’65), ma offre comunque spunti interessanti per una rievocazione di confronti memorabili, in qualche caso addirittura epici.

Parlare di Cagliari vuol dire, almeno nei primi dieci-undici anni, parlare di Gigi Riva, l’ala sinistra che nella seconda metà degli anni Sessanta favorì il “boom” della compagine rossoblu isolana, portandola anche a battersi ad armi pari con lo squadrone nerazzurro di Helenio Herrera, con i vari Sandro Mazzola, Giacinto Facchetti, Mariolino Corso. Una prova assai evidente fu l’onorevole sconfitta (1 a 2) dei cagliaritani a San Siro la vigilia del Natale 1966, un sabato pomeriggio. Fu proprio la formazione allenata da Manlio Scopigno ad andare in vantaggio al 26′ del primo tempo, naturalmente con il suo gioiello più pregiato e il relativo, proverbiale tiro a rete di sinistro. Tuttavia, nove minuti dopo, l’Internazionale, peraltro quel giorno priva dello stesso Mazzola e di altri due uomini importanti come Gianfranco Bedin e capitan Armando Picchi, tutti influenzati, pareggiò con Jair. Quindi la partita si fece incandescente, brillante, vivace, finchè, al 32′ della ripresa, non la risolse il giovane cannoniere Renato Cappellini.
Il 14 gennaio 1968, invece, il Cagliari, passato momentaneamente nelle mani dell’uruguagio Ettore Puricelli, uscì da San Siro travolto per 3 a 0 (doppietta di Mazzola e rete di Angelo Domenghini), ma ottenne la vittoria a tavolino per 2 a 0 in quanto il mediano Miguel Angel Longo, argentino, venne colpito, al rientro negli spogliatoi dopo il primo tempo, da una monetina che gli provocò il distacco della retina, costringendo la propria squadra a disputare la ripresa con soli dieci effettivi (era l’ultima stagione in cui era consentita la sostituzione del solo portiere).
Bisogna dire che la serie “negativa” dei sardi in casa interista proseguì anche nelle due stagioni più fulgide del sodalizio calcistico della città dei quattro mori: il 27 ottobre 1968, infatti, i milanesi rifilarono a Riva e compagni un pesante 4 a 0 che risultò poi l’unico scivolone di maggior rilievo della squadra che, tornata alla guida tecnica di Scopigno, arrivò seconda dietro la Fiorentina. Marcatori interisti: al 9′ del primo tempo Facchetti: nella ripresa un impietoso un-due-tre apertosi con la segnatura al 20′, su passaggio di Corso, del diciottenne centravanti di origine veneta Dino Spadetto, il quale bagnò l’esordio in serie A proprio con questo goal ma che purtroppo risultò una meteora. Seguirono Mazzola al 31′ e Domenghini a tempo scaduto.  Anche nel campionato successivo, quello del primo e unico scudetto del Cagliari, il successo fu lombardo e venne siglato su calcio piazzato, a sei minuti dalla fine, da Roberto Boninsegna, tornato all’Inter dopo scambio con Domenghini e Bobo Gori, divenuti a loro volta “spalle” di Riva in attacco. Era il 15 febbraio del 1970.
Ben diversa fu la musica che si sentì a San Siro il 25 ottobre 1970 e che rivelò le carenze tattiche dell’Inter dell’altro Herrera, Heriberto, squadra completamente in bambola e aggredita in maniera devastante da uno strepitoso Gigi Riva, anche con la complicità degli errori di un Tarcisio Burgnich ormai non più in grado di giocare da terzino. Quell’incontro segnò anche il primo successo effettivo sul campo nerazzurro del Cagliari, un 3 a 1 aperto da due meravigliose reti dell’attaccante di Leggiuno, al 7′ (tiro secco dopo un calcio di punizione battuto da Ricciotti Greatti) e al 21′ (ancora una volta su passaggio di Greatti) del primo tempo (nella ripresa portò a tre le reti Domenghini; di Mazzola il goal della bandiera dei padroni di casa), ma soprattutto vide nascere dalla penna di Gianni Brera l’appellativo di “Rombo di Tuono” destinato da allora e per sempre al bomber più prolifico di ogni tempo del nostro calcio.
Nel 1974 ecco disputarsi due Inter-Cagliari dagli aspetti completamente differenti: il 20 gennaio vinsero i rossoblu per la seconda volta in trasferta con un altro goal di Riva, mentre il 13 ottobre si scatenò “Bonimba”, il quale rifilò quattro palloni alle spalle del giovane portiere avversario Renato Copparoni (di Gori l’unica rete sarda di quell’incontro).
Dopo tre dure stagioni in serie B e con Gigi Riva che, costretto ad abbandonare l’attività agonistica anzitempo, si ambientò dietro la scrivania in ambito societario, un po’ come l’amico e collega-avversario Mazzola, ecco un ringiovanito Cagliari impensierire l’Inter di Eugenio Bersellini, in marcia verso il dodicesimo scudetto. In un altro anticipo di sabato del campionato (dopo il 24 dicembre 1966, siamo giunti al Sabato Santo del 1980, il 5 aprile), la squadra allenata da Mario Tiddìa partì sparata, portandosi in vantaggio già al 3′ di gioco in quanto un tiro di Beppe Baresi ingannò il proprio portiere Ivano Bordon, e raddoppiando tre minuti dopo con lo scatenato centravanti Franco Selvaggi. Gli interisti cominciarono a riorganizzarsi e al 33′ del primo tempo ridussero le distanze con Carletto Muraro. Nella ripresa, al 4′ Lele Oriali raddrizzò le sorti ma, appena pochi secondi dopo, un altro sciagurato autogoal nerazzurro, a firma dell’ex-torinista Roberto Mozzini, riportò il Cagliari in vantaggio. Per fortuna ” Spillo ” Altobelli pareggiò quasi subito e sul 3 a 3 finì la partita.
Ancor più clamorosa fu la vittoria del Cagliari del 14 febbraio 1982 al ” Meazza “: fu un 3 a 1 che fece tornare per un attimo gli isolani ai bei tempi della gloria. Dopo il vantaggio maturato nel primo tempo grazie a una marcatura di Luigi Piras, i sardi vennero raggiunti al 4′ della ripresa da Salvatore Bagni (che dopo il goal scoppiò anche in un pianto liberatorio, visto che da settimane era molto criticato da tifosi e giornalisti), ma due reti in tre minuti, al 17′ con Roberto Quagliozzi (colpevoli anche Bordon e lo stopper Graziano Bini) e al 20′ con Piras, chiusero il discorso. Nel finale fu un giovanissimo Beppe Bèrgomi a salvare la propria squadra dall’ulteriore capitolazione.
Se si eccettua un 2 a 1 del maggio 1995, dovettero passare ben 32 anni e mezzo per trovare una nuova sonante affermazione rossoblu a spese dell’Internazionale, sul campo di quest’ultima: il 28 settembre del 2014, infatti si registrò un 4 a 1 che si decise del tutto nei primi 45 minuti: vantaggio cagliaritano al 10′ con Marco Sau, momentaneo pareggio dei lombardi al 18′ con l’argentino Osvaldo e quindi, dal 29′ al 44′, un vero e proprio ” show ” dello svedese Albin Ekdal, autore di una tripletta (per la cronaca, il secondo successo personale dell’attaccante scandinavo arrivò al 34′ di gioco). Fu però purtroppo solo una magra consolazione, in quanto il Cagliari a fine campionato non riuscì a salvarsi e dovette (per fortuna solo per un anno) abbandonare la massima divisione. Una volta tornatovi, andò a rivincere in casa interista per 2 a 1, complice anche un ” regalo” del portiere avversario Samir Handanovic.

Per la cronaca, l’Inter non batte in casa il Cagliari dal 19 novembre 2011 (un sabato sera: fu 2 a 1): riusciranno gli uomini di Luciano Spalletti, nella serata di domani, martedì, a sfatare questo tabù che si trascina ormai da sei stagioni ?

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