Barcellona eliminato dalla Roma in Champions, i motivi del disastro blaugrana all’Olimpico

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Il Barça peggiore mai visto viene eliminato, e goleado, dalla Roma nel ritorno dei Quarti di Finale della Champions League. E’ la terza volta consecutiva che questo accade. Se nelle precedenti occasioni i giustizieri dei blaugrana erano stati l’Atletico e la Juventus, quest’anno è toccato alla Roma fare fuori il Barça dalla competizione internazionale, che è riuscita a rimontare il 4-1 a favore dei blaugrana dell’andata infliggendo un umiliante 3-0 alla squadra di Valverde.

Il Barça non è sceso in campo questa notte. Diciamolo subito chiaramente. E’ rimasto negli spogliatoi sia nella prima frazione di gioco che nella ripresa. La squadra di Valverde ha giocato appena otto minuti. I primi tre della partita, nelle quali ha avuto due occasioni con Sergi Roberto e Messi, e gli ultimi cinque, recupero compreso. Nel mezzo, il baratro.

Una squadra senz’anima, senza gambe, senza testa, senza energie, senza un minimo di scibile calcistico. Il FC Barcelona questa notte ha perso in ogni zona del campo. In difesa, dove è stato fatto girare come una trottola dai giocatori di casa. A centrocampo, dove Rakitic, Iniesta, Sergi Roberto e Busquets non sono riusciti a tenere un pallone e a mettere tre passaggi di fila. In attacco, dove le maglie blaugrana non si sono mai viste. In panchina, dove Valverde, fino a questa partita il deus ex machina di una squadra meravigliosa, è sembrato la controfigura di cartone del tecnico blaugrana.

Una partita allucinante e incomprensibile. Una squadra inaccettabile e irriconoscibile. Oggi il Barcelona non è sceso in campo. E’ rimasto negli spogliatoi, se mai all’Olimpico è mai arrivato. O meglio è rimasto nelle stanze dell’albergo romano o addirittura a Sant Joan Despì.
Non c’erano Audrey Hepburn e Cary Grant nello scooter a scorrazzare per le vie della capitale italiana sotto i riflettori del film Vacanze Romane, ma al loro posto abbiamo visto Semedo e Rakitic; certamente tra i peggiori di una squadra che, con un vantaggio di tre reti da gestire, ha deciso di iniziare a giocare all’88° minuto; quando già perdeva tre a zero.

Cosa sia accaduto, al momento non lo sappiamo. Eccessiva sicurezza, presunzione, arroganza? Cosa? Qualsiasi cosa sia stata ha svuotato le teste e le gambe dei giocatori; di tutti i giocatori. La partita ha ricordato subito la Finale di Atene ’94, quando la squadra di Cruyff fu letteralmente spazzata via da un Milan nettamente inferiore.

La Roma ha fatto la sua parte. Ha giocato la sua partita come doveva fare. Solo che dall’altra parte non ha trovato nessuno che fosse disposto a giocarsi un Quarto di Finale di Champions League. Dopo un primo tempo in cui la Roma ha sconquassato il centrocampo e la difesa blaugrana, per buona sorte chiusosi solo sul risultato di 1-0 per i padroni di casa, tra gli addetti ai lavori o semplici aficionados culés, ci si aspettava che la ripresa fosse contraddistinta dall’inizio delle ostilità di marca azulgrana.

“Vedrete che iniziamo a giocare adesso”. ” Nel secondo tempo entra in campo il Barça”. Erano questi i commenti che si facevano e sentivano nell’intervallo. A questo punto, bucato il primo tempo, era doveroso attendersi una reazione. Tutti erano certi del fatto che negli spogliatoi Valverde avrebbe riordinato le idee ai giocatori, sistemato la squadra in campo, magari anche con qualche cambio per rafforzare il centrocampo (inesistente in tutta la prima parte di gara), e fatto capire loro che l’approccio mentale alla partita era stato completamente sbagliato.
Durate la settimana il tecnico, non ultimo nella conferenza stampa della vigilia, aveva rimarcato più volte i pericoli a cui si sarebbe andati incontro se si fosse sottovalutato l’avversario. Così è stato per i primi 45′. Ma, per fortuna, il tempo era terminato e il vantaggio era ancora rassicurante; a patto di iniziare a giocare da Barça.

Nella seconda frazione di gioco, invece, non solo l’undici è rimasto inalterato come se fosse stato protagonista di una prestazione positiva, ma non è cambiato nemmeno l’atteggiamento di chi è rientrato sul terreno di gioco. Il Barça ha ripreso a difendere (male) e a buttare palloni in avanti a casaccio (tanti, troppi) che venivano recuperati puntualmente dai centrocampisti giallorossi.

Se nel primo tempo la squadra ha sbandato paurosamente, nella ripresa è prima andata alla deriva imbarcando acqua come se si trovasse in prossimità di Capo Horn, e poi è affondata come il Titanic colpito da un iceberg a forma di Cupolone.

Il tre a zero è servito a svegliare Valverde, colpito da narcolessia fino a quel momento. Il tecnico del Barça è rimasto impassibile e immobile per tutta la gara senza prendere una decisione che fosse una al fine di tentare di cambiare una situazione che andava peggiorando con il passare dei minuti. Era sotto gli occhi di tutti, tranne che per Valverde. Dopo la sberla della terza rete della Roma il tecnico si è finalmente deciso a cambiare qualcosa, facendo entrare Dembélé e Paco Alcacer per Semedo e Busi. Ma ormai era troppo tardi. L’Invencible Armada, come racconta la storia, era stata sconfitta.

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