Il Barcellona umilia il Siviglia e conquista la quarta Copa del Rey

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

La partita perfetta. Quella di ieri notte è stata una meravigliosa partita di calcio giocata da un Barça in versione spettacolare. Forse la migliore partita dell’anno da parte dei blaugrana. Sicuramente la più intensa per le emozioni vissute in campo e sugli spalti. Ieri abbiamo assistito alla celebrazione dello sport nel senso più vero della parola. Sostantivi quali competitività, confronto, lealtà, spirito cavalleresco, sportività, riconoscimento dei valori propri e dell’avversario, sono spesso usati e abusati. Ma mai come ieri quei termini sono stati rappresentati nel loro significato più puro. Tutta questa unione di intenti si è vissuta in una notte magica e si è unita intorno ad un campione leggendario alla sua ultima finale con la maglia del FC Barcelona: Don Andrés Iniesta. All’87′, quando la tabella luminosa del quarto uomo ha esposto il numero 8 quale giocatore che avrebbe dovuto lasciare il campo, le due tifoserie si sono unite in una standing ovation da brividi per omaggiare un campione vero che lasciava il campo al termine di una partita giocata meravigliosamente. Catalani e andalusi, notoriamente agli antipodi anche per questioni politiche (indipendentisti i primi, ferventi nazionalisti i secondi), si sono fusi in un’unica aficiòn al momento di decretare il saluto al più grande centrocampista della storia di Spagna e della storia del calcio.

Mentre Iniesta, scosso da un turbinio di emozioni che lo hanno costretto al pianto lasciava il terreno di gioco, capo chino nascosto nel lembo inferiore della maglia ad asciugare le lacrime che correvano disperatamente verso il basso in un pianto dirotto nato dal momento di estremo turbamento emotivo che lo scuoteva fin dal profondo, passo lento come per allungare al massimo quei momenti, lo stadio intero lo ha abbracciato con un applauso da brividi. In quel momento non esistevano più due tifoserie contrapposte che tifavano per i rispettivi colori, ma un unico popolo, il popolo del calcio, che omaggiava il più grande. Eravamo all’87’. Da quel momento in poi, e fino al triplice fischio di Gil Manzano che segnava la vittoria del Barça sul Sevilla per 5-0 nella Finale di Copa del Rey, da tutti i settori dello stadio si è lavato il canto che ha coreado il nome di Andrés Iniesta. Uno spirito magico ha pervaso il terreno di gioco e le gradinate per tutti i minuti finali, trasformando quella che è sostanzialmente un’arena per manifestazioni sportive in un tempio dedicato alle emotività più vere, pure e profonde.

Leggi anche:  Fiorentina: Prandelli stecca al debutto

Andrés Iniesta ha giocato ieri la sua ultima finale con la maglia del Barça. A fine stagione lascerà Barcelona per trasferirsi in Cina. Ieri, nella sua ultima Copa del Rey della sua lunga carriera, Don Andrés ha voluto accomiatarsi dal mondo del football dando il meglio di sé. Una prestazione straordinaria la sua. I compagni di squadra non hanno voluto lasciarlo solo nel momento che più contava per lui e hanno deciso di seguirlo all’unisono, pareggiando in qualità, valore e intensità la partita del loro capitano. Così, quella che doveva essere la Finale per la conquista della trentesima Copa, la quarta consecutiva di matrice blaugrana, si è trasformato in un recital calcistico di straordinario valore.

Il Barça ha giocato la partita con un impeto, una decisione e una rabbia in corpo mai viste in questa stagione. C’era ancora la delusione e il lutto per la dolorosa e umiliante eliminazione dalla Champions ad opera di una modesta Roma da smaltire, e c’erano da dare risposte precise al club, mai così dubbioso sulle qualità di carattere e personalità di alcuni uomini, allenatore incluso. Le stesse risposte la squadra le doveva anche ai tifosi, meritevoli di un risarcimento morale per la rovinosa derrota a cui erano stati sottoposti dalla squadra all’Olimpico di Roma.

Leggi anche:  Barcellona Milenkovic, sarebbe lui il sostituto di Piqué: lo spagnolo starà fuori sei mesi

Se c’erano delle risposte da dare, ebbene ieri sono state forti e chiare. La squadra di Valverde, schierata in campo con l’Once de Gala risparmiato nell’ultima gara di Liga contro il Celta, ha aggredito il Sevilla di Montella dal primo minuto. L’inizio dei blaugrana è stato come una caccia portata da un leopardo affamato che scorge una gazzella ignara del pericolo a cui sta per andare incontro. Calcio spettacolo e forza agonistica. Questa è stata la ricetta del Barça per conquistare la sua quarta Copa del Rey consecutiva e la trentesima della sua storia. I blaugrana hanno giocato un calcio celestiale con tocchi di prima, velocità, incroci continui, movimento perpetuo dei giocatori in possesso di palla e non, unito ad una fame belluina mai vista atta a mettere all’angolo l’avversario e non dargli chance di salvezza. La parola d’ordine era: regolare subito i conti, chiudere la partita quanto prima, e poi continuare a martellare per regalare alla aficiòn e ai soci una nottata trionfale. A fine gara Valverde è stato chiaro, dedicando la vittoria al barcelonismo.

Aggredito e assediato a questo modo, il Sevilla non ha potuto difendersi e cercare delle contromisure. Forse, a giudicare anche dalle parole di Montella usate alla vigilia della partita “Il Barça è battibile come ha dimostrato la Roma”, il tecnico italiano pensava di trovarsi di fronte un’altra squadra. Se è stato così ha fatto male i conti, o forse non conosce bene la storia della squadra che stava andando ad affrontare. Il Barça raramente sbaglia due partite di seguito. Tanto meno quando lo sbaglio è di proporzioni tanto clamorose da dar la vuelta al mundo. L’errore di pensiero di Montella è stato ancora più grave se solo per un attimo ha pensato che quello sceso in campo a Roma fosse il vero Barça. Da ieri ha capito, a sue spese, cosa significa avere di fronte il vero FC Barcelona. Un po’ come trovarsi davanti il Mike Tyson distruttivo dei primi anni della sua folgorante carriera, quello dei 12 trionfi al primo round, quello che aveva distrutto Micheal Spinks in 91 secondi.

Leggi anche:  Ibrahimovic contro la EA Sports (Fifa). Ecco i dettagli e le parole dello svedese

Le reti sono state quasi equamente distribuite nei due tempi di gioco, a dimostrazione che questa volta la spina della concentrazione è rimasta attaccata per tutti i 90′. Le marcature sono avvenute ad opera di Suarez su assist di Coutinho al 14′ da un passaggio nella metà campo opposta direttamente di Cillessen; di Messi, che ha al 31′, ha sfruttato un assist di tacco di Jordi dopo una triangolazione tra l’esterno e Iniesta; ancora di Suarez al 40′ dopo una azione in contropiede con assist di prima in profondità del 10 argentino; di Iniesta, nel secondo tempo, autore al 52′ di una giocata strappa applausi dopo avere messo a sedere il portiere avversario con una finta e depositato in rete sfruttando un piccolissimo spiraglio di porta rimasto aperto. L’ultima rete, a chiudere una serata memorabile di calcio, è giunta ad opera di Coutinho che su rigore (assegnato da Gil Manzano per fallo di mano di Mercado nella stessa azione in cui lo stesso brasiliano aveva comunque segnato), ha realizzato la manita per la squadra di Valverde che ha così potuto celebrare il primo trofeo di questa controversa stagione. Per il doblete è questione di una settimana o poco più.

  •   
  •  
  •  
  •