Inter-Juventus: nerazzurri dal sogno all’incubo, tra i fischi di Orsato e i cambi di Spalletti

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
during the Serie A match between FC Internazionale and UC Sampdoria at Stadio Giuseppe Meazza on October 24, 2017 in Milan, Italy.

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Destino crudele. In un amen l’Inter passa dal sogno all’incubo, incrocia il ghigno beffardo di una Juventus spietata e vede scivolare via fra le dita la Champions League. Al casello di un San Siro stracolmo il semaforo verde si accende in extremis solo per la Signora, che ad un passo dal baratro si aggrappa con le unghie e la testa di Higuain allo scudetto, mentre il Napoli mugugna da lontano e si prepara a rispondere da Firenze. Quel semaforo, invece, resta desolatamente rosso per i nerazzurri, eroici e stremati, puniti nel modo più atroce dopo una partita giocata in 10 dal 15’. L’Inter non ha neppure la forza di leccarsi le ferite al termine di una gara romanzesca, in cui recitano da attori protagonisti Orsato e Spalletti, Handanovic e il Pipita, Santon e Pjanic, Vecino e Dybala. Tra sgorbi e strafalcioni, fischi e cambi sbagliati, lacrime e applausi, vincitori e vinti.

L’Inter, attonita, vede la Juve lasciare il Meazza con un sorriso largo così e si immerge nella notte più buia, dove non c’è spazio per l’azzurro. Cuori infranti e morale a pezzi, ora il quarto posto sembra una chimera, considerando anche quel Lazio-Inter in fondo al rettilineo. La Beneamata rimugina, si morde il labbro ripensando ai tanti punti lasciati per strada ieri e al pugno di mosche che le restano in mano oggi. Tuona contro i fischi di Orsato e rivede i fantasmi del passato, ma ripensa anche a quegli ultimi minuti fatali, dove le sostituzioni pesano come un macigno. Ma quando Allegri si gira, in panchina trova Dybala, se lo fa Spalletti non sa a che santo votarsi. Non è l’unica chiave di Inter-Juventus, ma può spiegare molto. Anche se le decisioni del tecnico di Certaldo proprio lucide non sono sembrate e lo ammette pure lui: “Sul cambio Icardi-Santon ho sbagliato, ne pagherò le conseguenze: senza Champions sarebbe un fallimento”. Sincero e criptico, in puro stile Spallettiano

Poi, certo, c’è la variabile Orsato, pure lui non in felice serata. Vede bene sul primo gol della Juve di Douglas Costa, ma imprime la vera svolta al match con l’espulsione di Vecino dopo appena 15 minuti: un tantinello “insensibile”, per dirla alla Buffon. Intendiamoci: l’entrata su Mandzukic è inutile e può valere il rosso, ma quello che lascia perplessi è il diverso metro di giudizio adottato più tardi. E qui arriva Miralem Pjanic, che – già ammonito – resta in campo nonostante un paio di entrate da sanzionare, su tutte quella di Rafinha nel secondo tempo. E non è l’unico provvedimento discutibile. L’Inter, insomma, ritrova la parità nel risultato con Icardi, ma non quella numerica e al tramonto della sfida boccheggia. Il bello è che, nel frattempo, i nerazzurri hanno ribaltato il match grazie ad una gran giocata di Perisic e all’autogol di Barzagli. Un 2-1 anche meritato, grazie all’ottimo Rafinha, ad un gagliardo Icardi e alla difesa che tiene. Inspiegabilmente la Juve balbetta, non ha chiuso la partita quando poteva, si è seduta, Poi, all’epilogo, ecco i cambi. E Handanovic.

Spalletti sceglie la resistenza ad oltranza, i suoi non stanno piu in piedi. E qui scoppia il caos che manda in tilt l’Inter. Dovrebbe uscire Perisic, che però rassicura il tecnico sulle sue condizioni. A bordo campo si avvia allora Candreva, invece, tra lo stupore generale, esce Icardi, che pure teneva impegnata la retroguardia bianconera. Al suo posto Santon, la freschezza di Karamoh resta in naftalina. Considerando che Borja Valero ha sostituito Rafinha, siamo alla trincea pura, con la Juve – che nel frattempo ha fatto entrare Dyabala – libera di agire senza preoccupazioni. Così finisce che al minuto 86 un tiro cross di Cuadrado, mal valutato da Handanovic e deviato da Skriniar, muore sul secondo palo per il 2-2. E qui muore anche l’Inter. Che 90 secondi dopo capitola definitivamente: punizione tagliata della Joya e inzuccata assassina del Pipita – fino a quel momento assente ingiustificato, ma è qui che si vede il campione – col portiere sloveno inchiodato fra i pali. L’Inter lo ha ringraziato molte volte per i suoi interventi, ma nei momenti decisivi qualcosa si inceppa: come si dice, bravo, ma non abbastanza.

Il recupero di 5 minuti, che solo poco prima terrorizzava l’Inter, ora diventa un’appendice inutile per una squadra spompata e sfiduciata. L’ultimo tentativo di Perisic è il segno della resa definitiva. Si spengono le luci di San Siro, la Signora l’ha fatta franca e rivede il tricolore. È tempo di rabbia, amarezza e recriminazioni arbitrali, un mix che riassume perfettamente la tremenda notte nerazzurra. Il sole della Champions difficilmente sorgerà, a meno di colpi di scena. Restano le lacrime di Icardi. Il suo ennesimo gol alla Juve non è bastato. Chissà se è stato anche l’ultimo con questa maglia. Ma questo è un altro romanzo.

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