Milan, Mirabelli sull’altalena rossonera: dagli applausi estivi alla crisi di primavera. Ma merita fiducia

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
MILAN, ITALY - NOVEMBER 23: AC Milan Sportif Director Massimo Mirabelli looks on before the UEFA Europa League group D match between AC Milan and Austria Wien at Stadio Giuseppe Meazza on November 23, 2017 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Foto Getty Images © selezionata da SuperNews

Massimiliano Mirabelli, colpevole d’innocenza. Estate del 2017, il Milan compra tanti giocatori, c’è entusiasmo intorno ai rossoneri. Il 3 agosto a San Siro ci sono oltre 60 mila persone e i tifosi accolgono così i nuovi dirigenti:”Mirabelli-Fassone, i migliori acquisti della stagione”. Poi comincia il calcio, quello  vero. I primi risultati negativi, l’esonero di Montella, la rinascita con Gattuso e ora di nuovo la crisi. Una stagione molto simile ad un’altalena, come la posizione di Mirabelli all’interno del Milan. Il direttore sportivo rossonero ha lavorato moltissimo la scorsa estate, in entrata e in uscita. A Milanello sono arrivati 11 giocatori nuovi, una vera e propria rivoluzione. Molti di questi sono giunti da altri campionati e hanno avuto bisogni di ambientarsi nel calcio italiano. Come detto Mirabelli è stato molto attivo anche in uscita. Il diesse rossonero è riuscito a piazzare bene giocatori come De Sciglio, Bacca, Niang e Lapadula che non venivano certo da una grande stagione.

In entrata c’è stato chi ha reso molto al di sotto delle aspettative. André Silva e Kalinic innanzitutto. I due attaccanti hanno segnato con il contagocce. Il portoghese non sembra aver capito che non gioca più in Portogallo, mentre il croato ha imboccato una crisi senza precedenti nella sua carriera. Oltre 60 milioni spesi molto male, per un reparto d’attacco che ha lasciato molto a desiderare. Anche Ricardo Rodriguez ha reso meno di quanto era lecito attendersi. Il terzino svizzero non ha fatto vedere le corse e i cross a cui aveva abituato i tifosi del Wolfsburg. Tanto che Mirabelli ha già bloccato Strinic per la prossima stagione. Bonucci, Kessié, Biglia, Calhanoglu con l’andare dei mesi sono diventati dei punti di forza del Milan. Ma anche loro possono dare di più. Non giudicabile Conti, che ha pagato un dazio altissimo alla sfortuna. Così come Musacchio, che ha giocato troppo poco. Nel complesso quindi Mirabelli merita la conferma e almeno un’altra stagione di fiducia. Sperando che questa si concluda con la conquista dell’Europa.

Mirabelli, il capro espiatorio che non serve al Milan

Quando le cose non vanno bene si cerca sempre un colpevole. E’ stato così per l’esonero di Montella, ora però non si faccia lo stesso con Mirabelli. Le rivoluzioni hanno bisogno di tempo. Basta guardare le altre realtà del campionato. La Roma americana ci ha messo almeno tre anni per cominciare a ottenere risultati. La stessa Juventus, dal ritorno in A dopo Calciopoli, ha impiegato del tempo per tornare a vincere. Analogo discorso per l’Inter. La prima stagione di Suning, quella scorsa, è stata molto complicata. Il Milan ha quindi bisogno di tempo per assestarsi. E di stabilità.

Un anno fa in via Aldo Rossi è cambiato tutto. Proprietà, dirigenza e giocatori, un profondo rinnovamento che ha bisogno di essere assorbito. Mirabelli quindi non può essere messo in discussione dopo una sola stagione. Il Milan continua ad essere impegnato anche sul fronte societario. Quando e se sarà estinto il debito con Elliott allora tutto l’ambiente rossonero potrà lavorare con più serenità. La base della squadra c’è, l’allenatore è stato confermato per i prossimi tre anni. Mirabelli deve essere bravo a rinforzare la squadra dove serve. Pochi ritocchi, ma di qualità. Tentando di risolvere una volta per tutte l’enigma Donnarumma. L’impressione è che tanti nodi del Milan siano proprio lì. Nodi da sciogliere per continuare a far crescere i rossoneri. Sempre di più.

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