Mancini vara la sua prima Italia: stasera amichevole con l’Arabia Saudita in Svizzera

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
FLORENCE, ITALY - MAY 15: Head coach Italy Roberto Mancini poses for a photo after the press conference at Centro Tecnico Federale di Coverciano on May 15, 2018 in Florence, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Roberto Mancini – Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Tocca a Mancini, ma pensi ancora a Ventura. Nel giorno dell’esordio del nuovo ct il passato torna alla ribalta, per ricordarti il presente amaro. Perché, casomai qualcuno non ci avesse fatto caso, stasera a San Gallo l’Italia farà da sparring partner all’Arabia Saudita in ottica mondiale e non viceversa. Roba che se ce l’avessero detto un anno fa ci saremmo messi tutti a ridere. Invece qui non c’è niente da ridere, ma da ricostruire e il Mancio sceglie come pietra angolare il figliol prodigo Balotelli, che non metteva piede a Coverciano da 4 anni e promosso addirittura vice capitano. Uno specialista di porte girevoli.

La rivoluzione figlia del dolore prevede un 11 di partenza senza juventini e questa è una notizia. Nessun caso, però, a parte la vicenda Buffon: Chiellini e Bernardeschi sono infortunati, con De Sciglio, Rugani e Caldara – bianconero in pectore – pronti a scattare dalla panchina. Senza il Chiello, la fascia di capitano finirà sul braccio del suo ex gemello Bonucci – 78 presenze come Scirea e Nesta – oggi milanista in trepidante attesa delle decisioni Uefa. Leo farà coppia al centro col suo compagno Romagnoli, da cui ci si attende il definitivo salto di qualità, a protezione dell’amletico Donnarumma, per ora rossonero, domani chissà. Sugli esterni Mancini lancia Zappacosta e Criscito, che mancava in Nazionale da 6 anni, quando venne escluso dalla lista degli Europei, capro espiatorio sacrificato sull’altare di uno scandalo scommesse da cui era del tutto estraneo. “È una cicatrice che non andrà mai via” ha detto il giocatore, appena tornato al Genoa dopo la lunga esperienza allo Zenit San Pietroburgo.

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Out Verratti, uno che dovrà decidere in fretta cosa fare da grande, il napoletano Jorginho avrà il compito di dettare i tempi di gioco, affiancato da due interni che la porta la vedono bene e che l’anno prossimo potrebbero ritrovarsi alla Roma: l’atalantino Cristante e Pellegrini. Ex giallorosso e oggetto dei desideri delle grandi, Politano sarà la freccia di destra dell’attacco azzurro, completato da Insigne –  ahi ahi Ventura… – e, appunto, dal redivivo Balotelli. L’anemia di gol ci è costata un Mondiale, per questo è dagli attaccanti che ci si attende la spinta decisiva per ripartire. Sia stasera che contro Francia e Olanda Mancio chiede coraggio e personalità soprattutto a chi è andato a singhiozzo nella stagione appena conclusa, vedi Belotti e Berardi, e la definitiva consacrazione al rampante Chiesa. A Immobile, fuori causa per infortunio, solo di confermarsi, dopo un’annata monstre e il titolo di capocannoniere in coabitazione con Icardi.

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Il rimpianto di quello che poteva essere e a giugno non sarà è ancora ben presente nella testa degli azzurri. Allora il neo ct prova a scuoterli ripartendo dai fondamentali: “Siate spensierati, divertitevi e giocate a calcio”. Che detto cosi sembra facile, ma la montagna per tornare ad essere una Nazionale di tutto rispetto è ardua da scalare. Mancio è ambizioso, vuole prendersi da tecnico quello che, con l’Italia, gli è stato negato da giocatore. Fame e sete di rivincita sono gli ingredienti indispensabili per ripartire e tornare da protagonisti nei tornei che contano. E per togliersi di dosso quei panni da sparring partner nei quali l’Italia, quattro volte Campione del Mondo, sta scomoda.

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