Mondiali Story / L’estate italiana di Sergio Goycoechea

Pubblicato il autore: Davide Martini Segui
attends the Preliminary Draw of the 2018 FIFA World Cup in Russia at The Konstantin Palace on July 25, 2015 in Saint Petersburg, Russia.

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Questa è una storia di sliding doors. Nel vero senso della parola. Sì, porte scorrevoli, perché se nell’albo d’oro della Nazionale argentina ci sono due stelle, quelle dei Mondiali vinti nel 1978 e nel 1986, il merito è di un numero 10, Diego Maradona, insostituibile trascinatore in Messico, in precedenza di un numero 9, Mario Kempes, bomber nell’edizione casalinga di 8 anni prima, ma anche di diversi numeri 1. Almeno un paio, senza contare Ramon Quiroga, peruviano di origini proprio argentine, che non si ricoprì proprio di onore in quel 6-0 incassato proprio nel ’78, indispensabile lasciapassare verso il trionfo. Solo lodi invece per Ubaldo Fillol e Neri Pumpido, titolari delle due campagne iridate. Eppure, nell’immaginario del tifoso argentino c’è un altro portiere ricordato come un eroe, pur non avendo alzato la Coppa. Si chiama Sergio Goycoechea, numero 12 per una vita e anche sul campo in quell'”Estate Italiana” cantata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini.

All’ombra di Neri
Goycoechea, dopo gli inizi nelle giovanili del Lima Football Club, visse invece un curioso percorso incrociato proprio con Pumpido, di cui fu riserva nel 1983 al River Plate e poi al Mondiale ’90, dopo aver vinto tanto da 12° con i Millonarios ed essersi poi trasferito, nel 1988, proprio ai… Millionarios, club colombiano che lo mise all’attenzione anche della Nazionale, dove debuttò nel 1987. La coppia allora si riformò nel Mondiale ’90, con Pumpido, nel frattempo passato al Betis, come titolare, e Sergio riserva. Dopo il trionfo in Messico, l’Argentina, ancora affidata a Carlos Bilardo, e alle genialità di Maradona, fresco campione d’Italia con il Napoli, è la favorita, ma l’inizio è da incubo: nella gara inaugurale di San Siro il piccolo Camerun, pur ridotto in 9, fa piccola piccola la Séleccion, sconfitta 1-0 per un gol di Omam-Biyik, che sfrutta una clamorosa papera di Pumpido. Non si può più sbagliare e cinque giorni dopo è tempo di sfidare l’Unione Sovietica, vice campione d’Europa, ma lontana parente di quella di due anni prima: l’Argentina vincerà 2-0, dimostrandosi più forte del terribile shock subito nei primi minuti a causa dell’infortunio subito dallo stesso Pumpido.

El Goyco diventa L’Anti-Penal
Uno scontro di gioco con un compagno spezza letteralmente in due la gamba del portiere campione del mondo: le immagini sono da brivido, la carriera di Neri è di fatto finita e Bilardo non può che mandare da in campo Goycoechea. La favola inizia quel giorno: l’Argentina passa il turno come migliore terza, ma il tabellone della fase ad eliminazione diretta è durissimo. Si comincia dal Brasile. A Torino, al termine di una gara bruttissima, Paul Caniggia fa piangere la Seleçao. Goycoechea resta inoperoso, ma si rifarà ai quarti a Firenze contro la Jugoslavia: altra partita da dimenticare, per sbloccare lo 0-0 servono i rigori. Fioccano gli errori, tra i quali quelli di Maradona, ma “i brasiliani d’Europa” non fanno i conti con l’agilità di El Goyco, super nell’intercettare il bel tentativo angolato di Brnovic e poi quello, meno impeccabile, di Hadzibegic. Il sogno dell’Argentina prosegue e incrocia la propria strada con la favoritissima Italia: al San Paolo il tifo è spaccato, c’è chi sta dalla parte di Diego e chi la pensa in modo opposto, fischiando l’inno argentino e meritandosi le famose invettive del Diez. Sul campo è la sfida tra la formichina di Bilardo e la cicala di Vicini, che attacca e gioca bene, passa con Schillaci, capace di interrompere l’imbattibilità di Goyco a 249′, ma poi sbatte contro l’incomprensione tra Ferri e Zenga. Caniggia ringrazia, si va ancora ai rigori e Sergio diventa ufficialmente “Anti-Penal” grazie ad altri due miracoli, contro Donadoni e Serena. Finisce il sogno italiano, l’Argentina sembra a un passo dallo storico bis, ma la finale più brutta della storia, all’Olimpico contro la Germania Ovest, all’ultima recita prima della riunificazione post-caduta del Muro, viene decisa, ironia della sorte, da un calcio di rigore, peraltro dubbio: lo specialista Andy Brehme ha studiato bene il proprio nemico e angola l’esecuzione quel tanto che basta per rendere vano il tuffo del numero 12 argentino. Questa volta non basta guardare negli occhi il tiratore e tuffarsi all’ultimo, sapendo già qual è la parte giusta, i segreti di Goycoechea. Maradona e l’amico Sergio ritirano in lacrime la medaglia d’argento e come tante favole, comprese le più belle, il lieto fine non ci sarà.

La storia si ripeterà?
Per trovarlo, bisognerà aspettare il 1991 e il ’93, quando Goycoechea aiuterà l’Argentina a vincere due edizioni della Coppa America, a tutt’oggi gli ultimi trofei conquistati dall’Albiceleste. Poi il declino, tra Francia Paraguay e la convocazione, ma senza giocare, ad Usa ’94. Oggi Sergio fa il giornalista, ma attenzione ai corsi e ricorsi: fuori per infortunio Romero, l’Argentina in Russia potrebbe affidarsi a Franco Armani, portiere pressoché sconosciuto in patria e diventato grande in Colombia. Hai visto mai…

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