Real Madrid-Liverpool: Ronaldo, alzare la Champions e dirsi addio

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
ABU DHABI, UNITED ARAB EMIRATES - DECEMBER 16: Cristiano Ronaldo of Real Madrid runs with the ball during the FIFA Club World Cup UAE 2017 Final between Gremio and Real Madrid at the Zayed Sports City Stadium on December 16, 2017 in Abu Dhabi, United Arab Emirates. (Photo by Francois Nel/Getty Images)

(Photo by Francois Nel/Getty Images© scelta da SuperNews )

Adios Real. La notte di Cristiano Ronaldo si chiude con una rovesciata al contrario, dopo aver alzato l’ennesima Champions della sua carriera, al termine della finale con il Liverpool, che segna – con ogni probabilità – il suo capolinea con i Blancos. “È stato bello giocare nel Real Madrid – annuncia CR7 a Bein Sports parlando al passato – presto darò una risposta sul mio futuro”. Boom. Stavolta l’unica rovesciata sul campo è  quella di Gareth Bale, il fuoriclasse portoghese recita da comprimario e capovolge i titoli di coda: dal trionfo al congedo.

Quando il gallese – man of the match anche grazie alla complicità di Paperino Karius – si libra in cielo per il capolavoro che stordisce definitivamente i Reds, Cristiano non può che ammirare e capire che la prodezza dell’anno ora è questa. Il grande gol di Torino, che aveva meritato l’applauso dei tifosi della Juventus, resta da antologia, ma il quadro con la didascalia “Champions League 2018” porta la firma di Bale. Forse è in quel momento che questo straordinario fuoriclasse si fa istintivamente da parte e inizia a guardare oltre l’orizzonte di Madrid. Se ha già deciso, neppure la solita, oceanica festa alla Cibeles potrà fargli cambiare idea. Uno come CR7 non può essere secondo a nessuno. D’altronde è dalla Spagna che l’Imperatore Carlo V aveva tuonato “Sul mio regno non tramonta mai il sole”. Dopo 9 anni Ronaldo sta per trasferire la sua corte, l’addio ai Galacticos non è mai stato così vicino.

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In fin dei conti cos’altro deve dimostrare? Quella di ieri è la quarta Coppa dei Campioni vinta con il Real in cinque anni, la quinta della sua carriera – mai nessuno ne aveva alzate altrettante – contando quella conquistata con il Manchester United nel 2008. Con la camiseta blanca ha segnato 311 gol nella Liga – vinta due volte – e 105 in Champions League. Quattro le Coppe del Mondo per club nel suo palmares. Cinque i Palloni d’Oro, come il suo rivale Leo Messi. Numeri da mostro, numeri irripetibili.

Kiev è il punto d’arrivo di una delle leggende del madridismo, il suo nome è già scolpito accanto a quello degli immortali che hanno costruito il mito del Real pezzo dopo pezzo. CR7 ha deciso di chiudere qui in Ucraina, il Mondiale è alle porte, meglio togliersi il dente subito: “È stato molto bello stare a Madrid, ma nei prossimi giorni darò una riposta ai tifosi, che sono sempre stati al mio fianco”. L’epitaffio sulla sua avventura al Real è scritto, ma prima di far calare il sipario ecco l’ultimo sussulto di orgoglio, quando gli chiedono se gli dispiaccia non aver fatto gol in finale: “Chi è stato il miglior marcatore della Champions? Chi ha vinto più Champions e chi ha più gol? Non vedo perché dovrei essere triste per non aver segnato”. La stoccata finale del grande spadaccino portoghese che visse alla Corte di Spagna è l’epilogo della Champions, l’epilogo di una saga gloriosa tinta di bianco. Lui, CR7, ci ha messo un bel po’ di colore. Il Santiago Bernabeu, senza di lui, non sarà la stessa cosa. Fino al prossimo Fenomeno.

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