Serie A 2017-18 le pagelle: Juventus cannibale, Napoli narciso, Inter arcigna

Pubblicato il autore: Alessio Liburdi Segui

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E’ finita la stagione di Serie A 2017-2018: ha vinto, ancora una volta, la Juventus di Massimiliano Allegri che continua a dettare legge nel campionato italiano. Ma attenzione a farsi ingannare: l’edizione di quest’anno è stato incerto fino all’ultimo e quasi tutti i verdetti sono stati emessi nelle ultime giornate di campionato. La Juventus ha messo dietro il Napoli matematicamente a due giornate dal termine, mentre le qualificazioni alle coppe europee e la salvezza si sono decise proprio all’ultimo turno di campionato. A fare le spese di questa incertezza finale sono state Lazio e Crotone che proprio all’ultima giornata hanno dovuto subire l’amarezza di un verdetto duro: Europa League (e non l’agognata Champions) per i primi, retrocessione per i secondi. E come ogni finale di anno che si rispetti, è tempo di pagelle! Di seguito le pagelle delle 20 di serie A riferite al solo campionato in ordine di classifica:

1. JUVENTUS, 9: rispetto agli anni precedenti stagioni diverse, epiloghi identici. Settimo scudetto consecutivo, sempre più nella storia del calcio italiano che continua a scrivere e riscrivere anno dopo anno. Questo scudetto è forse quello più sofferto: una lunga, costante e inesorabile rincorsa alla vetta agguantata “solo” alla 28°giornata. Una corsa mai in affanno, con il mirino ben puntato sulla lepre Napoli che provava sempre l’allungo. Poi la sconfitta allo Stadium nello scontro diretto che fece pensare a tutti che si, forse è arrivato il momento di abdicare per la Vecchia Signora. Sensazione ancora più forte durante la partita con l’Inter, prima dell’incredibile rimonta finale e l’allungo decisivo. I migliori sono ancora loro. CANNIBALI

2. NAPOLI, 8.5: scudetto del bel gioco e sfottò vari a parte, gli azzurri meritano un voto molto alto per quanto fatto in campionato. 19 giornate in testa, un calcio (quasi) sempre spettacolare e tanto divertimento per la banda Sarri. 91 punti e record societario per una delusione finale forse ancora più forte, dopo che il gol di Koulibaly aveva scatenato la gioia del popolo napoletano che sognava lo scudetto 28 anni dopo Maradona. Polemiche e frecciatine a parte, il lavoro di Sarri è stato grandioso ma, forse, è la fine di un ciclo mai veramente vincente. NARCISI

3. ROMA, 7: nel discorso campionato, i giallorossi non brillano particolarmente. Distacchi abissali dalle prime due, lotta serrata fino a poche giornate dalla fine per l’ingresso nella prossima Champions League. Pochi veri sussulti, come la vittoria al San Paolo e l’andata del Derby. Per il resto 6 sconfitte casalinghe (non succedeva da 71 anni), 10 punti in meno rispetto allo scorso anno. Si può fare di più, nonostante la stagione non era partita nel migliore dei modi, visti gli addii di Totti, Salah, Rudiger e Paredes. INESPRESSI

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4. INTER, 6.5: difficile dare un voto alla squadra di Spalletti. Alla vigilia del campionato ci si aspettava tanto vista la qualità (sulla carta) della squadra, della bravura del tecnico e la possibilità di concentrarsi solo sul campionato. E l’inizio era incoraggiante, con la squadra in testa fino a dicembre. Poi black-out totale, un gioco mai arrivato e risultati deludenti in serie. Fino ad arrivare allo spareggio Champions contro la Lazio, vinto in modo rocambolesco che consente ai nerazzurri di raggiungere l’obiettivo stagionale. DIE HARD

5. LAZIO, 7: sotto all’Inter e voto maggiore? Si, perché obiettivamente ci si aspettava meno dalla Lazio. E invece il miglior attacco del campionato, un Ciro Immobile in versione capocannoniere (con Icardi) e un Milinkovic-Savic definitivamente consegnato ai big d’Europa. Nel mezzo tante belle rivincite e scoperte, come Luis Alberto, Murgia, Marusic ecc. Beffa finale all’ultima giornata, con l’accesso in Champions sfumato a 10′ dalla fine del campionato. LUNA PARK

6. MILAN, 5.5: niente sufficienza per i rossoneri. Le spese folli in estate, con la squadra rivoluzionata, non hanno ripagato le speranze tifosi: mai in lotta per il titolo, mai in lotta per la Champions, mai battuto il fanalino di coda del Benevento (unici a non riuscirci). Nel mezzo l’esonero di Montella e la scossa data da Gattuso che ha permesso al Milan di raggiungere la qualificazione in Europa League e guardare con ottimismo al futuro, consci però del fatto che c’è molto da lavorare. WORK IN PROGRESS

7. ATALANTA, 7: seconda qualificazione in Europa, mai successo in passato nella storia della Dea. I bergamaschi continuano ad aggiornare il proprio libro dei record con un calcio fatto di spettacolo ed intensità. Con un filo conduttore: i giovani. Quest’anno è il turno di Mancini e Barrow, che esordiscono e stregano la Serie A. La mano di Gasperini è sempre ben visibile e dalle parti di Bergamo hanno ancora voglia di sognare e divertirsi. STORICI

8. FIORENTINA, 6.5: difficile dare un voto alla squadra viola. Funestata dalla tragica scomparsa di Astori,  fin lì il campionato della Fiorentina era stato anonimo. Il tragico evento ha spronato il gruppo che ha centrato 6 vittorie di seguito e risultati di prestigio, come la vittoria all’Olimpico contro la Roma e il 3 a 0 casalingo rifilato al Napoli. Che fosse una stagione di transizione lo si sapeva già all’inizio, con l’arrivo e l’esplosione di diversi giovani tra cui Chiesa e Simeone. SPERANZA VIOLA

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9. TORINO, 5.5: altra panchina saltata in serie A: Mazzarri ha rilevato un Toro anonimo da Mihajlovic non riuscendo però a dare la giusta scossa. Le speranze ad inizio stagione erano alte e il sogno era l’Europa, ma la scarsa vena realizzativa di Belotti ha pesato troppo, a cui si aggiunge l’equivoco Ljajic. Il pubblico del Grande Torino pretende molto di più di un Toro ansimante. SCORNATI

10. SAMPDORIA, 6“Noi ci abbiamo creduto, il prossimo anno credeteci anche voi”. Lo striscione esposto dai tifosi doriani è emblematico: grande prima parte dei blucerchiati, bel gioco e risultati importanti con tanti giocatori sugli scudi come Torreira, Praet, Linetty e il sempre verde Quagliarella. Poi una lenta e inesorabile flessione che relega la squadra di Giampaolo ad una mesta metà classifica. ILLUSORI

11. SASSUOLO, 6: male, molto male nella prima metà di stagione con Bucchi in panchina. Una squadra piatta, incapace di segnare con le stelline Berardi e Politano corpi estranei. L’arrivo di Iachini ha sistemato le cose e la squadra ha raggiunto alla fine una salvezza tranquilla con due giornate di anticipi. Finale di campionato impreziosito dalla vittoria a San Siro contro l’Inter. FORMICHINA

12. GENOA, 6: altro caso in cui la sterzata dopo il cambio di panchina è stato netto: 6 punti in 12 partite per Juric, 35 in 26 partite per Ballardini. Specialista delle “cose normali”, Ballardini ha traghettato verso una salvezza anticipata una squadra con tanti problemi offensivi e che ha temuto davvero. Il prossimo anno parte già con i tanti, soliti punti interrogativi tipici della gestione Preziosi, con la bandiera-capitano Perin sul piede di partenza. GIOCHI PERICOLOSI

13. CHIEVO, 5.5: diciamocelo chiaramente, non piacciono a (quasi) nessuno. Nella partite casalinghe lo stadio è vuoto e silenzioso, la squadra è stanca e vecchia. Eppure i Clivensi ce la fanno ancora una volta, 15 salvezze su 16 campionati di Serie A. Questa volta sudata e insperata, con l’avvicendamento finale Maran-D’Anna in panchina. Ma i Mussi volano ancora. ARRANCANTI

14. UDINESE, 4.5: voto severo per forza di cose, per una squadra che vede avvicendarsi 3 allenatori in panchina in una stagione da psicoanalisi: inizia (male) Del Neri, subentra Oddo che parte a razzo ma si disintegra presto (5 vittorie consecutive, poi 11 sconfitte di seguito) e finisce Tudor. Nel mezzo tante illusioni e rendimenti altalenanti, con i vari Barak, Jankto e De Paul. Unica certezza in una stagione difficile è il bomber di provincia Lasagna. MONTAGNE RUSSE

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15. BOLOGNA, 5.5: poteva andare meglio. Non hanno mai rischiato veramente gli uomini di Donadoni che però hanno subito la contestazione dei tifosi per una stagione vissuta nella mediocrità. Nessun sussulto degno di nota, la nota lieta è Verdi ma per il resto poco poco da raccontare. Una mediocrità che non piace ad un pubblico raffinato. NOIA TOTALE

16. CAGLIARI, 5: salvezza raggiunta e obiettivo centrato vero, ma dai sardi ci si aspettava di più. Pavoletti in attacco, il gioiellino Barella e l’esperienza di Andreolli e Cigarini promettevano una salvezza meno sudata. E invece è stato necessario arrivare fino all’ultima giornata e un cambio di allenatore, con Lopez a sostituire Rastelli alla 9° di campionato. NAUFRAGHI

17. SPAL, 6.5: sufficienza piena per gli spallini. 49 anni di attesa che valgono l’emozione al fischio finale di Spal-Sampdoria: hanno vinto lo splendido pubblico del Mazza, un sistema di gioco collaudato, la fiducia a Semplici (il mister della promozione) e l’entusiasmo della città di Ferrara. A cui vanno aggiunti gli 11 gol del trascinatore Antenucci. FAVOLA

18. CROTONE, 5.5: sarebbe troppo infierire con un voto più basso. I Pitagorici erano chiamati ad una nuova impresa dopo lo scorso anno ma stavolta Zenga (subentrato a Nicola) non è riuscito nell’intento. Eppure il Crotone conta un punto in più rispetto al campionato scorso e deve maledire, oltre ad una ripartenza a rilento, un calendario finale beffardo e spietato. BATTAGLIERI

19. VERONA, 4: tutto da dimenticare. Inizio di stagione caotico con Cassano che viene e Cassano che va, la questione Pazzini liquidato a malo modo mentre la squadra stentava già dall’inizio. E poi la continua confusione tattica e di uomini. L’unica cose immutata è stata la fiducia a Pecchia, forse esagerata. ANNUS HORRIBILIS

20. BENEVENTO, 4: potremmo scrivere pagine e pagine sulla stagione del Benevento. Il primo campionato in serie A è stato pagato a caro prezzo: 14 sconfitte iniziali di fila (record), primo punto raggiunto grazie al gol del proprio portiere e 29 sconfitte totali a fine campionato (altro record). In mezzo c’è un mercato di gennaio poderoso e una voglia di riscatto che porta i sanniti a collezionare 17 punti in 19 gare, e che restituisce ai tifosi un po’ d’orgoglio perso nella prima parte di stagione. DON CHISCIOTTE

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