Italia, Mancini ricomincia da tre: Perin, Chiesa e Balotelli le certezze per il futuro

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
ST GALLEN, SWITZERLAND - MAY 28: Mario Balotelli of Italy celebrates with team-mates after scoring the opening goal during the International Friendly match between Saudi Arabia and Italy on May 28, 2018 in St Gallen, Switzerland. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Tre amichevoli per trovare tre certezze: Chiesa, Balotelli e Perin. Roberto Mancini traccia un primo bilancio della sua avventura da ct dell’Italia, iniziata con una vittoria, una sconfitta e un pari. Sperimentati tutti i risultati possibili sul campo, Mancio può ripassare con calma gli appunti presi per analizzare pro e contro delle sfide, giocate contro tre squadre di caratura differente. Il successo è arrivato contro l’Arabia Saudita, l’avversario più abbordabile ma che al Mondiale ci sarà, il ko, prevedibile, con una Francia in questo momento fuori portata e la divisione della posta con l’Olanda, che come noi in Russia non ci sarà e attesa da una rifondazione. Le ombre restano, ma qualche luce si intravede.

Premessa fondamentale: lo choc per la mancata qualificazione al Mondiale c’è e si vede bene, specie in alcuni giocatori, ma qualche timido segnale di risveglio si è notato. Diciamo quel minimo sindacale di freschezza ed entusiasmo che porta un nuovo allenatore, di certo non la depressione dell’interregno di Di Biagio. Mancini sa che lo attende un lavoro durissimo e che dopo questi tre test già da settembre si farà sul serio con la Nations League, come a dire che la luna di miele sta per finire. Il ct ha scelto un modulo, il 4-3-3, e ha ruotato tutti i giocatori a disposizione per capire chi già è affidabile, in attesa degli assenti illustri, vedi Chiellini, Immobile e Verratti. Proprio il centrocampista finora è quello che ha deluso di più, per questo Mancio si aspetta che prenda finalmente per mano la squadra. Anche perché Jorginho ha parzialmente deluso una volta fuori dal contesto che gli aveva costruito intorno Sarri a Napoli.

Il centrocampo, inutile girarci intorno, è il reparto su cui bisogna lavorare di più e quello che difetta di personalità. Da questo punto di vista il gap con i francesi, straripanti anche sotto l’aspetto fisico, si è rivelato abissale. Cristante è sembrato un pesce fuor d’acqua rispetto all’incursore ammirato nel perfetto meccanismo atalantino di Gasperini. Un po’ meglio Pellegrini e Bonaventura, ma per reggere ad alti livelli serve un upgrade. Chissà che De Rossi non possa risultare ancora utile. La difesa non è parsa impenetrabile, ma qui si può lavorare con calma: Chiellini tornerà, Romagnoli sta completando il suo percorso di crescita e Caldara sta per iniziare a studiare alla scuola Juventus. Rugani sembra sempre a metà del guado, Zappacosta non ha convinto, così così De Sciglio.

L’attacco può e deve fare di più: l’anemia sottorete è un bel problema, anche per questo ci siamo giocati il Mondiale. Però da qui possiamo parlare delle note liete. Innanzitutto Chiesa, forse il migliore di queste tre gare: argento vivo addosso, sempre a puntare l’uomo, grande personalità, difficile non considerarlo un titolare. Chiaro che l’attesa maggiore era per il ritorno di Mario Balotelli, assente da 4 anni e subito in gol contro l’Arabia Saudita. Se le montagne russe della sua tortuosa carriera sono  – finalmente – finite, sarà difficile scalzarlo. Una rete anche per il Gallo Belotti, reduce da una stagione tormentata: la prossima annata può restituirci l’attaccante ammirato appena un anno fa. Opaco Berardi, rivedibili Positano e Verdi, qualche spunto da Insigne, ieri primo napoletano a portare la fascia di capitano: la sua vivacità non è ancora quella che fa alzare in piedi il San Paolo, ma a questa Nazionale uno così serve.

Bene un altro figliol prodigo, Criscito, tornato in Italia, al Genoa, dopo i 6 anni in Russia: perché sia rimasto fuori dal giro azzurro tutto questo tempo è un mistero. Tra i portieri quello che ha impressionato di più è Perin: forse gasato dal suo prossimo palcoscenico – il passaggio alla Juve sembra ormai una formalità – ieri sera è stato autore di grandi parate. Non male, comunque, neppure Sirigu, che si è trovato di fronte il cliente peggiore, la Francia, mentre il predestinato Donnarumma aveva il compito più agevole.

Ora tocca a Mancio tirare le somme, sperando che il prossimo campionato fornisca nuove indicazioni. Servono forze fresche, serve talento, servono cattiveria e personalità: tutte qualità mancate negli ultimi anni. E che hanno prodotto il disastro. Chissà che vedere in tv i Mondiali non sia uno choc in grado di darci la scossa giusta.

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