Javier Pastore e la scomparsa dei trequartisti, non c’è posto per loro?

Pubblicato il autore: Cosimo Commisso Segui
PARIS, FRANCE - MARCH 23: James Rodriguez of Colombia reacts during the international friendly match between France and Colombia at Stade de France on March 23, 2018 in Paris, France. (Photo by Aurelien Meunier/Getty Images)

James Rodriguez – Foto originale Getty Images© selezionata da SuperNews

Javier Pastore ha l’Italia nel destino. Non tutti sanno infatti che la sua famiglia è originaria di Volvera, vicino a Torino, e possiede dunque anche il passaporto italiano. Il calcio nostrano è stato il trampolino di lancio del Flaco che, esile e giovanissimo, arrivò a Palermo nel 2009. Il ventenne argentino, proveniente dall’Huracan, l’anno precedente sfiorò il titolo con la sua ex squadra e si mise talmente in mostra da entrare nel giro della nazionale. Il campionato lo vinse il Velez, ma gli occhi degli osservatori europei brillavano comunque alla vista del talento e della classe di Pastore. Il più lesto fu Zamparini che, in una rosa ben divisa tra giovani ed esperti, inserì il nuovo acquisto per dar supporto a Miccoli e Cavani. Un breve periodo d’adattamento e… il resto è storia. Il giocatore divenne un vero e proprio figlio di Palermo, collezionò 69 partite e 14 reti, tra cui la magica tripletta nel derby contro il Catania. Adorato poichè semplice e solare, il Flaco in soli due anni ebbe tempo anche di trovare l’amore della sua vita, Chiara, con la quale è sposato da appena un anno. L’addio nel giugno del 2011 trascinò un velo di tristezza e comportò qualche malumore tra i tifosi e la società. Ma nella vita non è mai detta l’ultima parola, ed ecco che sette anni più tardi il destino di Pastore passa nuovamente dall’Italia, più precisamente da Roma, città in cui l’argentino giocò la sua ultima partita con la maglia del Palermo.

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La scomparsa del trequartista e l’incompatibilità di Pastore

Ozil, Pastore e James Rodriguez. Cosa hanno in comune questi 3 giocatori? Ebbene, son gli ultimi trequartisti di un certo livello rimasti dopo l’ultima evoluzione calcistica. Ormai nessuno rinuncia più alle ali ed ai giocatori veloci, e ciò non fa che ridurre lo spazio per i fantasisti. Mesut Ozil, considerato per anni il miglior talento del calcio tedesco, è spazzato via dalla fisicità imponente dei difensori avversari e la sua carriera è certamente in fase calante. Si nota in modo evidente la difficoltà nell’inventare vista la differenza di stazza tra lui e coloro che pressano. James Rodriguez, passato al Real Madrid dopo uno splendido Mondiale in Brasile nel 2014, si è dovuto spesso reinventare mezz’ala per trovar spazio nell’undici dei blancos. Dopo una serie di prestazioni deludenti, il colombiano è passato al Bayern Monaco, ove occupa una posizione ancor più offensiva, a ridosso di Lewandoski. Javier Pastore, invece, fu il primo acquisto big da parte del Paris-Saint Germain. Una cifra superiore ai 40 milioni fu spesa per accaparrarsene le prestazioni. Le prime due stagioni furono splendide, l’argentino giocò sempre titolare e fu decisivo. Successivamente, però, a causa degli arrivi di Ibra e Cavani e di molti esterni (Lucas, Lavezzi, Di Maria, Neymar), l’impiego del numero 27 fu gradualmente ridotto al minimo, non permettendogli l’esplosione. In una rosa costruita per schierarsi col 4-3-3, El Flaco non avrebbe mai potuto dire a pieno la sua, poichè in ogni caso il ruolo occupato non si sarebbe mai conciliato con le sue caratteristiche. Eppure i giocatori di qualità sono fondamentali per risolvere partite complicate, in bilico. Possono saltare l’uomo, creare un’opera d’arte su punizione, fornire un assist vincente. Ma il calcio non ha avuto e non sta avendo pietà di loro, prediligendo attualmente forza fisica e grinta.

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Roma deve un titolo al Flaco

29 maggio 2011. Inter batte Palermo per tre reti ad una e vince la finale di Coppa Italia, all’Olimpico di Roma. Pastore, in lacrime a fine partita, avrebbe dato qualsiasi cosa pur di conquistare un titolo in Italia. Ora, sette anni dopo, l’esito può essere ribaltato. La Roma, spinta da un progetto ambizioso e dall’entusiasmo dei giovani, proverà a dire la sua per sollevare un qualcosa che manca ormai da dieci anni. Il fantasista argentino, grazie all’esperienza cumulata in questi anni francesi, potrebbe dare una grossa mano alla squadra di Eusebio di Francesco. I suoi inserimenti, le percussioni palla al piede, gli assist sono le armi vincenti che gli addetti ai lavori gli riconoscono. Questa nuova sfida permetterà al giocatore di rilanciarsi e rimettersi in gioco, con la speranza di riconquistare un giorno anche la nazionale argentina.

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