Mondiali, Mascherano eroe insanguinato dell’Argentina. Ma poteva rimanere in campo?

Pubblicato il autore: LucMatt Segui

Foto Getty Images © selezionata da SuperNews

Quasi dall’inizio del secondo tempo, fino al gol della vittoria in extremis di Marcos Rojo, che ha ridato ossigeno a 40 milioni di argentini che si vedevano già fuori dal mondiale 2018, Javier “el jefecito” Mascherano ha giocato con il volto insanguinato dopo un duro scontro con un avversario, senza che l’arbitro intervenisse per costringerlo a medicarsi. È e sarà sicuramente una delle immagini simbolo di questo mondiale: Mascherano che gioca, che lotta, che recupera palloni, che si arrabbia e che si sgola incitando i compagni per cercare il gol qualificazione con il volto insanguinato fino all’ultimo secondo. Un manifesto di personalità quella del vice capitano dell’albiceleste, che trascende dal mondiale e dal calcio e che ha racchiuso un po’ l’intero spirito argentino. Un combattente che sembrava sconfitto, che non smette mai di lottare, e che per questa volta ha avuto ragione. Una di quelle immagini che rimarranno nei ricordi degli appassionati di calcio per anni. Quello che però molti si sono chiesti è: l’arbitro ci ha parlato e ha visto il sangue sul suo sopracciglio più volte e da vicino, perché non lo ha costretto ad uscire dal campo per farsi medicare?

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Ovviamente è il regolamento che fornisce la risposta a tale quesito. E, aldilà delle lamentele dei giocatori nigeriani in campo, l’arbitro turco Cüneyt Çakır sembra averlo applicato correttamente. Il regolamento infatti dice che se un giocatore ha una ferita sanguinante deve uscire dal campo e non potrà tornarci fino a che l’arbitro stesso non verifichi che la ferita abbia smesso di sanguinare. Ma la ferita dell’ex Barcellona, oltre che in un primo momento dove l’arbitro non poteva accorgersene, aveva già smesso di sanguinare. Quello che di fatto aveva era infatti solo una macchia di sangue sul sopracciglio e una sulla guancia, mentre sulla sua amata maglia numero 14 a righe biancocelesti non era finito neanche uno schizzo di sangue, cosa che avrebbe di certo costretto, sempre seguendo i dettami del regolamento arbitrale, l’arbitro turco a mandare fuori el jefecito per cambiarsi, in virtù della norma che spiega come non si possa giocare con il completo da gioco macchiato di sangue.

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Quello che resta di questa vicenda però, è l’amore per questo sport, per questa competizione e per i propri colori del centrocampista argentino, oggi divenuto l’inaspettato eroe insanguinato argentino dopo l’enorme mole di critiche piovutegli addosso dopo le brutte prestazioni iniziali, che però, nei momenti concitati della partita di ieri tra Argentina e Nigeria che i sudamericani dovevano assolutamente vincere per sperare di passare il turno, non ha pensato neanche per un secondo ad abbandonare la propria squadra. E alla fine dei novanta minuti ha avuto ragione e ha così potuto esultare assieme a Leo Messi, a Marcos Rojo e a tutta un’intera popolazione per un agonico e sofferto passaggio del turno. Ora l’Argentina, col suo comandante del centrocampo ferito ma non morto, e con un Messi autore di una rete finalmente da Messi, si candida nuovamente come una delle possibili vincitrici del mondiale.

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