Mondiali 1978, Argentina-Perù 6-0: la ‘marmelada peruana’ ordinata dal regime militare argentino

Pubblicato il autore: Giuseppe Biscotti Segui
VALENCIA, SPAIN - FEBRUARY 08: Official ball of the 2018 FIFA World Cup prior to the Copa de Rey semi-final second leg match between Valencia and Barcelona on February 8, 2018 in Valencia, Spain. (Photo by Manuel Queimadelos Alonso/Getty Images)

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Argentina 1978, i Mondiali della vergogna. L’undicesima edizione del campionato mondiale di calcio si svolse nel paese sudamericano dove si era instaurato da due anni al potere un oppressivo regime militare con a capo il generale Jorge Videla. L’organizzazione della competizione aveva lo scopo di nascondere al mondo i crimini e gli orrori della dittatura dei desaparecidos, i dissidenti politici che venivano torturati, giustiziati e fatti sparire nel nulla. In questo clima di terrore la nazionale argentina, allenata da Cesar Luis Menotti, doveva scendere in campo con un solo imperativo: vincere i Mondiali ad ogni costo. Nel percorso di avvicinamento alla successiva vittoria in finale contro l’Olanda, c’è una partita che ancora oggi fa molto discutere: Argentina-Perù 6-0la marmelada peruana che qualificò la nazionale albiceleste all’atto conclusivo contro gli orange ai danni degli odiati rivali del Brasile.

La situazione del girone prima della partita. Il 21 giugno 1978 era in programma allo stadio Gigante di  Rosario la sfida Argentina-Perù, valevole per l’ultimo turno del girone a quattro con Brasile Polonia che avrebbe qualificato la prima classificata alla finale per il primo posto e la seconda per la finale con in palio il terzo posto. Prima di scendere in campo alle 19.15 locali la situazione era questa: Brasile primo a cinque punti, con sei gol fatti ed uno subito; Argentina seconda a tre punti, con due gol fatti e zero subiti. Per arrivare alla finale Kempes e compagni dovevano battere il demotivato Perù con tre gol di scarto, ma segnandone almeno cinque, oppure direttamente con quattro gol di scarto. Impresa quasi impossibile a priori.

Le polemiche sul portiere Quiroga e la richiesta dei brasiliani. Il protagonista delle ore precedenti la sfida fu il portiere della nazionale peruviana, Quiroga. El Loco era argentino di nascita ed esattamente di Rosario, la città dove era in programma la partita. Dopo esser cresciuto nel Rosario Central, l’estremo difensore giocò per tanti anni con i peruviani dello Sporting Cristal dove gli offrirono la possibilità di ottenere il passaporto del paese sudamericano e così di poter giocare da portiere titolare i Mondiali del 1978. Venuti a conoscenza delle origini di Quiroga, i dirigenti della federazione brasiliana fecero pressione al ct peruviano Marcos Calderon  per far giocare titolare il secondo portiere Sartor così da non alimentare dubbi sulla sfida. L’allenatore, successivamente deceduto nella tragedia aerea dell’ Allianza Lima del 1987, non volle sentire ragioni e schierò titolare Quiroga. L’Argentina giocò una grande partita contro una squadra ormai senza stimoli e riuscì a vincere per 6-0, dilagando nella ripresa e portando a casa la qualificazione alla finale contro l’Olanda. In realtà il portiere della nazionale peruviana non si rese protagonista di errori evidenti, ma fu autore di grandi parate che evitarono un passivo più ampio.

Argentina-Perù 1978 una partita truccata, le testimonianze. Sin da subito il 6-0 alimentò forti dubbi sul corretto svolgimento della sfida e successivamente alcune testimonianze fecero venire fuori quello che un po’ tutti sospettarono: una partita combinata. Prima dell’incontro i peruviani vennero visitati nello spogliatoio dal generale argentino Videla che, accompagnato dall’ex-generale di stato americano Kissinger, augurò loro buona fortuna e ricordò con tono minaccioso che da sempre argentini e peruviani erano buoni vicini. Per una strada coincidenza, alcuni giorni dopo la partita, il Perù ricevette dal regime militare argentino un grande carico di grano come aiuto umanitario. Negli anni successivi anche il portiere Quiroga ammise in un momento di ubriachezza che la partita era stata truccata, ma successivamente si trovò costretto a ritrattare dando la colpa delle sue rivelazioni ai troppi bicchieri di vino bevuti. A distanza di quaranta anni, due testimonianze hanno posto nuovamente l’attenzione sull’incontro farsa. In un’intervista rilasciata qualche tempo fa  ad una radio colombiana, Fernando Rodriguez Mondragon, figlio di uno dei più famosi capi del narcotraffico, ha confessato: “Mio zio Miguel ha avuto modo di parlare con un grande dirigente del calcio mondiale, il quale gli ha confessato dei soldi che ci sono stati per sistemare quella partita e mettere fuori dalla finale il Brasile”. 

A fugare poi ogni dubbio ci ha pensato El Patròn Velazquez, uno dei centrocampisti più forti della storia della nazionale peruviana. L’ex calciatore ha dichiarato recentemente: “Il CT e i dirigenti si vendettero la partita. Il fatto che non ci siano prove non significa che non sia successo. E anche sei giocatori si sono venduti, ma posso nominarne solo quattro perché ce ne sono due famosi e danneggerei le loro carriere: sono Rodulfo Manzo, Raúl Gorriti, Juan José Muñante e Ramón Quiroga. La partita che spalancò le porte della finale all’Argentina, permettendo al regime di Jorge Videla di mascherare il sangue e lavarsi l’immagine pubblica, fu una farsa. Fu venduta, una vergogna con cui i colpevoli dovranno convivere per sempre“. 

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