Mondiali: Messi, la caduta del Re davanti a Mbappe, adios Argentina

Pubblicato il autore: fabricondo Segui

Lionel Messi – Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Messi in ginocchio. E non è solo un gioco di parole.  La foto della resa dell’Argentina e del suo alfiere viene scattata al minuto 84, dopo che la Pulce ha calciato debolmente di destro a due passi da Lloris. A quel punto la Francia conduce già 4-2 e a nulla serve il gol di Aguero in pieno recupero: l’Albiceleste saluta il Mondiale russo agli ottavi, la Pulce resta ancora una volta a bocca asciutta con la sua nazionale, la maledizione non si spezza, probabilmente non ci sarà una prossima volta per dare la scalata al trono iridato. L’unica perla che manca alla collezione di Leo, ma la più lucente, quella che serviva per issarsi all’altezza del Dio Maradona, inconsolabile in tribuna. Diego resta solo sugli spalti, ma anche solo in vetta all’olimpo argentino.

Leggi anche:  Juventus, testa al mercato: aperta l'idea su Milik e Giroud

I numeri non mentono d’altronde. Messi non ha mai segnato in una partita ad eliminazione diretta in un Mondiale, destino atroce per un calciatore comunque immenso, la cui grandezza non può essere intaccata. Ma l’Argentina non è il Barcellona, la gloria conquistata in maglia azulgrana gli è stata negata con la camiseta della nazionale. Quattro anni fa Goetze aveva cancellato il sogno ad un passo dal traguardo, oggi Mbappe ha sgretolato una difesa inguardabile – 9 gol al passivo in 4 gare – interrompendo il viaggio già agli ottavi. Un verdetto spietato ma giusto, inevitabile dopo quello che si era – o meglio, non si era – visto già nel girone eliminatorio. Un pari stentato con l’Islanda – col rigore fallito da Leo, quasi una premonizione – i tre schiaffi della Croazia e la vittoria all’ultimo tuffo contro la Nigeria, dove almeno Messi si era sbloccato con un gran gol di destro. Oggi, quel flebile tiro di destro, è stato il manifesto dell’impotenza.

Leggi anche:  Inter, retroscena Messi, Laporta: "Moratti offrì 250 milioni per averlo"

E pensare che contro i Blues Sampaoli (Sampaoli?) gli aveva affidato la posizione da “falso nueve”, un po’ come col Barca negli anni d’oro di Guardiola, quando il centravanti era “lo spazio”. Ai suoi fianchi Pavon e Di Maria. Gli altri attaccanti tutti in panchina per fare largo a Sua Maestà: Aguero, Higuain e Dybala, con Icardi lasciato a casa. Le malelingue diranno che è stato lui a dettare la formazione ad un tecnico delegittimato fin da subito, massacrato da stampa e tifosi, senza idee e confuso. Ma da quello che si è visto l’attacco era l’ultimo dei problemi. La realtà è che un’Argentina così scarsa di qualità in difesa e a centrocampo non si era mai vista, le avvisaglie delle cadute fragorose nelle amichevoli primaverili non sono state colte dal ct. Il disastro era dietro l’angolo, ma tutti hanno fatto finta di non vedere. Perché tutti hanno pensato “tanto ci pensa Messi”, ma Leo non era al massimo e ogni volta che si girava per dare e ricevere palla vedeva solo interpreti imbolsiti o non all’altezza.

Leggi anche:  Dove vedere Palermo-Viterbese, streaming gratis e diretta tv Serie C

Gli occhi persi nel vuoto, le lacrime sulle guance, gli argentini hanno guadagnato gli spogliatoi a testa bassa, Leo in testa. È la fine di un’epoca, la fine di un percorso, la fine del mondo. La strada della Pulce in Albiceleste termina qui, se è vero che gia dopo un tonfo in Coppa America aveva detto addio prima di ripensarci. Stavolta però la botta è forte, di quello che ti lasciano a terra senza possibilità di rialzarsi. Un numero 10 oggi ha trascinato la sua squadra alle stelle. Ma non era Messi. Sipario.

  •   
  •  
  •  
  •