Serse Cosmi, personaggio pittoresco che continua a stupire

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Schietto, sincero, determinato, passionale e sanguigno; tutto questo è Serse Cosmi, il vulcanico allenatore umbro artefice della salvezza dell’Ascoli nello spareggio playout contro la Virtus Entella. L’ex tecnico tra le altre di Perugia, Udinese e Lecce, subentrato nello scorso mese di dicembre a Fulvio Fiorin, ha ottenuto alla guida della compagine marchigiana 32 punti su 25 gare disputate, centrando l’obiettivo di disputare i playout, per poi superare all’ultima curva la banda di Gennaro Volpe.

Anche in questa missione riuscita, Cosmi ha evidenziato il suo temperamento, il suo piglio da condottiero temerario in grado di gettare il cuore oltre l’ostacolo, rendendosi artefice di risultati alla vigilia impronosticabili. Cosmi è un personaggio puro, uno di quei pochi rimasti nel mondo del calcio in grado di emozionarsi e far emozionare, uno di quelli che non ha mai barattato il suo credo per un ingaggio maggiore o per cavalcare la cresta dell’onda di una carriera da primo della classe. Serse ha lavorato prevalentemente in provincia, togliendosi belle soddisfazioni ed altre volte meno, come capita frequentemente nel cerchio della vita, in cui sorrisi e dispiaceri  si alternano in maniera quasi empirica.

Cosmi nacque in provincia di Perugia, nel 1958, e il suo nome, assai inusuale, gli venne affibbiato da suo padre, in quanto grande amante del ciclismo, in onore di Serse Coppi, fratello del più celebre Fausto. Appassionato di pesca e di musica dance, Cosmi non ha mai nascosto la sua indole politica, ovvero il suo essere di sinistra. Dopo aver calcato per anni  campi dilettantistici e di serie C, è con il Perugia dell’allora presidente, Luciano Gaucci, che conobbe le luci della ribalta della A. I suoi tratti distintivi: il cappellino da basket costantemente appoggiato sul capo e quella voce rauca e profonda che lo caratterizzarono come personaggio imitato dalla Gialappa’s Band, con cui anche lo stesso Serse non si astenne nel dar vita a simpatici siparietti, ironizzando sulle sue “massime” e frasi che a tratti apparvero grevi.

Dopo l’esperienza con il Grifo, Cosmi passò al Genoa,  all’Udinese, dove fece il suo debutto storico in Champions Leeague, poi la mancata salvezza in serie A, sfuggitagli per un soffio con il Lecce nella stagione 2011/2012,  sfiorando, a seguire, una promozione in massima serie con il Trapani nel giugno del 2016, quando nella finale playoff venne sconfitto dal Pescara. Proprio al termine di quella partita resterà impressa negli occhi di tutti gli appassionati di questo sport, le lacrime e quel senso di smarrimento manifestato dal tecnico umbro, un atteggiamento naturale, per nulla affatto costruito, un comportamento da uomo vero, da parte di chi vive le emozioni con un ineguagliabile trasporto emotivo.

Di tutt’altro tenore, invece, quel “Forza Roma” pronunciato a gran voce dopo esser stato espulso durante un Lazio-Perugia, nella stagione 2003/2004, un grido di battaglia e di sfida rivolto ad una parte della Tribuna dell’Olimpico, come a non rinnegare la sua fede giallorossa. Un uomo puro, quindi, uno di quelli che antepone la sincerità a tutto il resto. Indubbiamente il suo carattere ha rappresentato anche una zavorra piuttosto pesante per lo sviluppo della sua carriera, ma sta di fatto che proprio per questo modo di fare, per queste frasi ad effetto, per il suo esternare senza remore i propri sentimenti, che Cosmi sia apprezzato e susciti sempre molta curiosità ovunque venga chiamato ad allenare.

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