Mondiali, il Senegal protesta con la FIFA: “La regola del Fair Play non ha senso”

Pubblicato il autore: LucMatt Segui
MOSCOW, RUSSIA - JUNE 19: Mbaye Niang of Senegal celebrates with teammates after scoring his team's second goal during the 2018 FIFA World Cup Russia group H match between Poland and Senegal at Spartak Stadium on June 19, 2018 in Moscow, Russia. (Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Il Senegal, eliminato dai mondiali di Russia 2018 a causa della regola del Fair Play (adottata per la prima volta in questa rassegna iridata), protesta con la FIFA: “la regola non ha senso”.
Attraverso due lettere inviate alla FIFA, la federazione calcistica del Senegal ha veementemente protestato per la regola del Fair Play che li ha estromessi dai mondiali in favore del Giappone.

Il 28 giugno si sono giocate in contemporanea le ultime due partite del gruppo H dei mondiali di Russia 2018. Il Senegal subisce il gol dell’1 a 0 da parte della Colombia e la Polonia – già eliminata – va in vantaggio sul Giappone. La nazionale di Aliou Cissé e quella di Akira Nishino si ritrovano a pari punti, con la stessa differenza reti e con lo stesso numero di gol fatti (i primi due criteri) ma la regola del Fair Play (il, nuovo, ultimo criterio per giudicare il posizionamento in classifica) vede premiare la nazionale del Sol Levante per il numero inferiore di cartellini presi durante le tre partite del girone.

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Il Senegal, che era stato fino a quel punto la squadra africana ad aver destato la migliore impressione in Russia, avendo conquistato quattro punti nelle due partite precedenti e giocando alla pari se non meglio della Colombia nella terza ed ultima, si è infuriato. Dopo aver smaltito la rabbia della sconfitta e della conseguente eliminazione dal torneo mondiale, da Dakar ha fatto sapere alla FIFA tutta la sua delusione palesando il proprio pensiero riguardo tale regola e riguardo il comportamento tenuto dal Giappone nell’ultima giornata del girone. I media russi hanno infatti fatto sapere della protesta del Senegal, che sostiene che il Giappone – sapendo dell’andamento della partita tra Colombia e Senegal – abbia smesso di giocare al settantacinquesimo minuto del suo match essendo a conoscenza della regola dei cartellini, rinunciando ad attaccare per cercare di raggiungere il pareggio e potendo così evitare sanzioni da parte dell’arbitro che li avrebbe condannati, rassegnandosi di fatto ad una sconfitta bianca che li avrebbe comunque portati a giocarsi l’ottavo di finale contro il Belgio.

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Ed in effetti, osservando l’ultimo quarto d’ora del match contro la Polonia, il Giappone sembrava più interessato a conquistare una percentuale bulgara di possesso palla piuttosto che andare alla ricerca di un risultato positivo che li avrebbe qualificati senza appello. Mentre nell’altro campo, parallelamente, i senegalesi si sono buttati in massa nell’area di rigore senza alcuna remora, cercando di conquistare un pari che avrebbe qualificato sia la Colombia che il Senegal, ma senza riuscirci.

Siamo delusi dalla mancanza di Fair Play del Giappone, in futuro la FIFA deve punire le squadre che giocano in tale maniera“. Questo il comunicato fatto pervenire alla federazione internazionale di calcio da parte del Senegal, che ritiene che in questi casi la regola del Fair Play non abbia alcun senso e, anzi, facendo notare la mancanza di coerenza di questa situazione che ha estromesso il Senegal e premiato il Giappone, premiato dalla regola del Fair Play senza aver giocato con Fair Play.
Starà ora alla FIFA capire la qualità di tale regola e soprattutto se sarà il caso di riproporla in altri tornei di tale importanza.

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