Mandzukic-Higuain: quando i gol hanno un peso diverso

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

L’arrivo di Cristiano Ronaldo apre nuovi scenari su quella che sarà la Juventus dell’immediato futuro. Se ai più la scelta del partner d’attacco del campione portoghese appare un esercizio stilistico grossolano e secondario, in realtà si osserverà che le risultanze emerse ad un esame condotto solo in superficie possono non essere le medesime se lo studio diviene oggetto di lucido approfondimento. La rosa della Vecchia Signora consta attualmente di una delle punte di diamante più ambite e ammirate del calcio europeo: Gonzalo Higuain. Correva l’estate del 2016, quando tra lo stupore generale e l’incredulità dei supporters napoletani, la dirigenza juventina corrispondeva quanto dichiarava la clausola rescissoria e si assicurava le prestazioni sportive del cannoniere argentino con l’obiettivo, dichiarato urbi et orbi, di conquistare la Champions. Nel corso di questi due anni, il Pipita ha contribuito ai consueti trionfi domestici dei bianconeri (doppio doublete) ma le campagne europee non hanno avuto l’esito sperato.

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A onor del vero, a non difettare mai nella carriera di Higuain sono state le marcature contraddistinte sempre da sonora pinguetudine: all’ombra della Mole l’argentino ha depositato la palla in rete  40 volte  in 75 presenze in serie A alle quali si devono aggiungere 10 centri in 22 partite nella manifestazione continentale per club. Mario Mandzukic, fresco finalista mondiale a Russia 2018, non può fregiarsi degli stessi numeri:il vice campione mondiale infatti, nelle tre stagioni juventine ha timbrato il cartellino appena 22 volte in 93 presenze nel campionato nostrano e nel triennio in Champions ha fatto registrare 22 gettoni di presenza conditi da nove reti: una presenza in termini di prolificità non proprio da bomber di razza e non basta a spiegare l’idiosincrasia al gol la “nuova” veste  cucitagli in campo da Mister Allegri. Dei due giocatori, ancora Higuain sembrerebbe farsi preferire in virtù del passato condiviso con il campione portoghese: con l’ex madridista infatti ha trascorso 4 anni alla corte di Florentino Perez con un biglietto da visita di tutto rispetto che parla di 121 reti in 264 presenze complessive.

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Se i numeri di Higuain parlano da soli, ad un esame più accurato dei dati risulta evidente che non sono il numero di reti a latitare, semmai le prestazioni e i gol nelle partite che contano. In questo caso infatti il campione argentino oltre a decidere effettivamente alcune partite del nostro campionato, non può invece ammalliare la platea  nelle partite della ribalta europea. A “pagare” in questo caso sono  le prestazioni opache nella finale di Cardiff e la doppia sfida sempre con il Real che ha sancito la prematura eliminazione dei bianconeri. Se il suo ingresso nel pianeta Juventus a fronte dell’onere evaso della clausola rescissoria era stato giustificato con l’ambizione del trionfo continentale, l’insuccesso delle ultime due campagne europee ha convinto l’entourage della famiglia Agnelli a tagliare il cordone ombelicale con il Pipita.

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La carta d’identità (le primavere sono ormai 31..), l’investimento a suo tempo non proprio economico, la scarsa propensione a decidere i match che contano sono elementi che hanno avuto la loro insindacabile capacità di persuasione agli occhi della dirigenza torinese. Se Dybala a questo proposito ha potuto avanzare ancora  l’attenuante della relativa giovane età, Mario Mandzukic invece  ha convinto i più non solo grazie al suo perenne sacrificio e  alla sua intelligenza tattica, ma a fare enorme differenza sono state anche le prestazioni nelle gare di cartello: il croato infatti non ha mai negato il suo apporto timbrando il gol (più bello) della penultima champions nella finale di Cardiff e  lasciando il segno anche nella più recente sfida di Champions al Bernabeu e generalmente convincendo di più a livello caratteriale: quando il gioco si fa duro, Mario deve giocare.

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