Atalanta: gol e spettacolo per rispondere ai mugugni di Gasperini

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
BERGAMO, ITALY - NOVEMBER 27: Atalanta BC coach Gian Piero Gasperini issues instructions to his players during the Serie A match between Atalanta BC and Benevento Calcio at Stadio Atleti Azzurri d'Italia on November 27, 2017 in Bergamo, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

“Grande casino, grande vittoria”. Parole e musica di Lothar Matthaeus, canta Gian Piero Gasperini. Benedette polemiche, insomma, come quelle sintetizzate così dal fuoriclasse tedesco e che nel novembre del ‘90 accompagnarono l’Inter verso una storica rimonta in Coppa UEFA contro gli inglesi dell’Aston Villa, sbriciolati per 3-0 a San Siro. 28 anni dopo i mugugni e i lamenti sul mercato del tecnico dell’Atalanta hanno regalato solo benefici alla Dea, che ha superato in scioltezza i due preliminari di Europa League e ha esordito con una goleada in campionato, a spese del malcapitato Frosinone. Per completare un agosto perfetto manca solo l’approdo al tabellone principale della competizione europea: ultimo ostacolo, nello spareggio, i danesi del Copenaghen. Chissà se per caricare i suoi Gasp bofonchierà ancora.

Fin qui è stata un’estate scintillante per un’Atalanta che gioca a memoria e non sbaglia un colpo, nonostante le partenze eccellenti. Sbarazzatisi senza problemi del Sarajevo e dell’Apoel Haifa in Europa, gli orobici hanno bagnato l’esordio in campionato con un sonante 4-0 al Frosinone, sepolto dalla doppietta del Papu Gomez e dagli acuti di Hateboer e Pasalic. Mica male per una squadra che sembrava sul punto di andare in tilt, come lasciavano presagire le parole di Gasperini, che avevano sorpreso tutti prima del ritorno con l’Hapoel. “È un mercato triste ed esiguo – sbottava l’allenatore – per questo la squadra è in difficoltà. Sono arrivati giovani che non sono ancora pronti: la rosa, così com’è, difficilmente può essere competitiva su più fronti”. Quasi una sentenza più che una critica, con tanto di postilla finale che ha messo in allarme società e tifosi: “Se le aspettative sono quelle di ripetere le due annate precedenti, forse ci vuole un allenatore più bravo”. Bum.

Uno sfogo inatteso, ma che invece di innervosire l’ambiente e diventare un boomerang, si è trasformato in un formidabile propellente per i nerazzurri, già in grande spolvero: l’Atalanta non vinceva la prima dal 2008. Difficile, però, eludere le domande ieri sera, al termine del trionfo sui ciociari. E se Gasp ha glissato – “Il mercato è chiuso, ora non ne parlo piu” – Capitan Gomez – fascia fuori ordinanza come De Rossi – ha commentato con toni entusiastici l’operato della società, gasato anche dalla doppietta: “Sono state fatte cose straordinarie sul mercato”.

In attesa di capire chi fra allenatore e capitano ha ragione, andiamolo a vedere questo chiacchierato mercato in salsa orobica. In entrata un poker di stranieri: Zapata, Pasalic, Rigoni e l’irakeno Ali Adnan. Sono usciti, è vero, Cristante, Spinazzola, Caldara e Petagna – ormai ai margini però – ma questo rientra nella logiche della politica dell’Atalanta. Sono però rimasti pezzi da 90, su tutti Gomez, che sembra sul punto di andare via, ma poi resta fedele alla causa. E poi Ilicic e l’emergente Barrow, sul quale le grandi avevano già messo gli occhi, pronto ad esplodere. L’intelaiatura è solida, i principi di gioco sono saldi, l’intesa anche con i nuovi è a buon punto. E se, come tutto lascia presagire, l’Atalanta reciterà ancora in Europa, le premesse sono buone. Torinese al fonte battesimale ma genovese d’adozione, Gasp borbotta. Eppure in cuor suo sa che i conti torneranno. Ancora una volta. Perché la Dea non è più una sorpresa, ma una realtà.

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