Chievo Verona, Icaro e la parabola del tormentone estivo

Pubblicato il autore: Alessio Liburdi Segui
VERONA, ITALY - OCTOBER 01: Lucas Castroof AC Chievo Verona celebrates after scoring his team's first goal during the Serie A match between AC Chievo Verona and ACF Fiorentina at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on October 1, 2017 in Verona, Italy. (Photo by Dino Panato/Getty Images)

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Il Chievo Verona è quella squadra di un piccolo quartiere di Verona che nel 2000 ha iniziato a scrivere la storia del calcio italiano. Si, perché dopo una vita passata nei campionati dilettantistici, nel 1986 debutta nel professionismo approfittando di una condanna inflitta ai danni del Bassano: dall’esordio in Serie C della stagione 1986-1987, il Chievo non abbandonerà mai più i campionati professionistici arrivando a debuttare in Serie A nel 2001 e addirittura nelle coppe europee nella stagione successiva. Questi risultati faranno diventare il Chievo l’unico club proveniente dalle categorie regionali minori ad aver scalato l’intera piramide calcistica nazionale, fino a giungere dapprima in massima serie e poi nelle coppe europee. E nonostante i soli 4500 abitanti del quartiere, negli anni 2000 il Chievo Verona poteva contare sulla simpatia di milioni di appassionati di calcio, come le milioni di persone che in estate ballano e cantano i tormentoni stagionali.

-DAMMI 3 PAROLE… A.C. CHIEVOVERONA- Se avete un cugino, un fratello o un amico che vi dice che non ha mai “simpatizzato” per il Chievo, è un bugiardo. Sono gli stessi bugiardi che negano di aver mai canticchiato, ballato o fischiettato un tormentone estivo. Nell’estate del 2001 il Chievo Verona festeggiava la prima storica promozione in Serie A, dopo solo 7 partecipazioni in Serie B culminati col terzo posto (ai tempi i primi 4 posti della Serie B garantivano la promozione diretta nella massima serie); sempre nell’estate del 2001 Valeria Rossi cantava “Dammi tre parole, sole cuore amore”… e non fate finta di non conoscerla. Ecco, così come tutti conoscevano il ritornello del tormentone estivo di Valeria Rossi, tutti conoscevano a memoria i calciatori più rappresentativi del miracolo Chievo: la coppia difensiva D’Angelo-D’anna, le geometrie di Eugenio Corini, le corse di Christian Manfredini, gli inserimenti di Simone Barone e i gol di Bernardo Corradi. E poi c’era il vero simbolo del miracolo Chievo, quel calciatore che più di tutti ha beneficiato degli influssi mistici del bosco che dà il nome al quartiere, quel calciatore che non era ciò che sembrava, che nacque due volte: Luciano Siqueira de Oliveira, già noto come Eriberto. Nell’estate del 2001 il tormentone Chievo si sta appena diffondendo, Luciano è ancora Eriberto e i Mussi stanno per spiccare il volo.

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IN ALTO COME ICARO- Nella prima giornata del primo campionato di Serie A, i gialloblù guidati da Luigi Del Neri debuttano a Firenze contro i detentori della Coppa Italia. L’attenzione mediatica attorno ai clivensi era già alta e crebbe ancor di più dopo il clamoroso avvio di campionato: vittoria al Franchi per 2 a 0, bissato dal successo casalingo contro il Bologna e quindi la sfida a Torino contro la Juventus, appaiata alla vetta della classifica: dopo 20′ il Chievo è in vantaggio per 2 a 0 e sembra l’inizio di qualcosa di incredibile. La Juventus però riuscì a rimontare e vincere quella partita, ma la “forza mistica” non abbandona i ragazzi di Del Neri che ripresero subito a volare raggiungendo addirittura la vetta solitaria il 21 ottobre 2001. Nel girone di ritorno la squadra non mantenne lo stesso ritmo e, per colpa di qualche pareggio di troppo, si allontanò dalle prime posizioni chiudendo comunque la prima stagione in Serie A al 5° posto, che significava qualificazione alla Coppa Uefa. Negli anni successivi il Chievo continua ad ottenere buoni risultati finendo sempre nella prima metà della classifica, ad eccezione della stagione 2004-05 in cui chiuse al 15°posto. Sembrava la fine del Miracolo Chievo ma nella stagione successiva, passata alla storia come quella di Calciopoli, i gialloblù chiusero il campionato al 5°posto che divenne 4°, a seguito delle sentenze della CAF: per il quartiere da 4500 posti alle pendici della collina del bosco mistico, significava preliminari di Champions League. Per il Chievo erano le vette più alte che potesse toccare, ma la sconfitta contro i bulgari del Levski Sofia fu come il sole per Icaro, che bruciò le ali dei Mussi volanti e li fece precipitare in terra. A fine stagione infatti arrivò anche la prima retrocessione in Serie B, per colpa del 18°posto in campionato. La musica era finita.

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LA PARABOLA DEL TORMENTONE ESTIVO- Il purgatorio della Serie B durò solo un anno, grazie alla vittoria del campionato di Serie B da parte della squadra di Iachini. Ma quella squadra che torna nella massima serie dopo un solo anno, è una squadra nuova, diversa. E il diversa in questo caso non significa migliore, anzi: i Mussi volanti sembrano ancora scottati dalla caduta vertiginosa e sono una squadra meno affascinante, che punta al sodo. Negli anni recenti si caratterizza soprattutto per campionati anonimi, con una squadra dall’età media molto elevata in cui lo spettacolo è degno di un enorme stadio quasi completamente vuoto. Diciamolo, mai nessuno è contento di affrontare il Chievo ora e non per paura, ma perché quell’atmosfera da sognatore tradito mette addosso una certa angoscia. I campionati del Chievo ora sono accompagnati da quella indifferenza, quel rifiuto e quel distacco che proviamo all’uscita di ogni nuovo tormentone estivo: ormai sappiamo quanto poco durano e conosciamo bene l’imbarazzo che ci assale quando ci troviamo a cantarli o fischiettarli in pubblico. E’ solo un altro stupido tormentone estivo, ma l’abbiamo cantato tutti: e tutti siamo stati un po’ tifosi del Chievo Verona.

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