Cristiano Ronaldo, il suo acquisto un male per il calcio italiano ?

Pubblicato il autore: Alessio Liburdi Segui

(Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images selezionata da SuperNews)

Cristiano Ronaldo alla Juventus fa bene soltanto a tre componenti: alla Juventus, ai suoi tifosi, a Cristiano Ronaldo. I bianconeri si ritrovano in squadra il calciatore più forte dell’ultimo decennio, il più vincente e più decisivo in Champions League. Idem per i tifosi juventini, talmente assuefatti (giustamente) dal colpo del secolo da aver fatto passare nel dimenticatoio tal Gonzalo Higuain, passato al Milan nell’indifferenza generale. Il campione portoghese ci guadagna un contratto ricco (30 milioni l’anno contro i solo 23 che guadagnava al Real Madrid) e la possibilità di diventare “l’uomo che riuscì a riportare la coppa dalle grandi orecchie a Torino”, in barba alla maledizione delle finali perse. Ma chi ci rimette in questo affare? Il calcio italiano e le altre 19 squadre che fanno parte della serie A.

-STOP AL FALSO MORALISMO- Mettiamo subito in chiaro una cosa: l’acquisto e il faraonico contratto di Ronaldo non deve interessare agli operai Fiat. Le due parti in comune hanno soltanto la Exor, la società d’investimento che controlla tra le altre FCA e Juventus. Ma, per andare al sodo, i soldi della Juventus sono i soldi della Juventus e non della FCA. Così come i soldi della Ferrari (anch’essa facente parte del gruppo Exor) sono della Ferrari, che elargisce ai propri piloti di Formula 1 lauti compensi contro cui però non ha mai manifestato nessuno! Quindi i dipendenti FIAT non devono essere tra gli scontenti dell’affare Ronaldo, a meno che non siano tifosi di una delle altre squadre di serie A.

-DALLE 7 SORELLE ALLA BUNDESLIZZAZIONE- Correvano gli anni 2000, anni in cui i calciatori sognavano di calcare i campi della Serie A. E non per la particolare bellezza di terreni e stadi (la maggior parte sono gli stessi dagli anni ’90, figuriamoci…), ma per i ricchi contratti e per l’estrema competitività del campionato: c‘era la Juventus degli Agnelli, il Milan di Berlusconi, l’Inter di Moratti, la Fiorentina di Cecchi Gori, la Lazio di Cragnotti, la Roma di Sensi e il Parma di Tanzi. Tanto per dire un bomber a testa di queste squadre vi dico: Inzaghi, Shevchenko, Vieri, Batistuta, Salas, Montella e Crespo. Non vado avanti solo per non indurvi al suicidio. Anni in cui Lazio e Roma riuscirono a sottrarre il titolo di Serie A alle grandi del Nord, seppur per soli due anni. C’era molto più equilibrio ed incertezza anche nei pronostici di inizio campionato. Poi è iniziato il declino, per alcuni un vero e proprio tracollo, con i crack finanziari che hanno coinvolto Fiorentina, Lazio e Parma per arrivare alle note vicende giudiziarie di “Calciopoli” che coinvolse la Juventus. Quello che invece sta succedendo alla nostra Serie A negli ultimi anni è un processo di “Bundeslizzazione” che pare irreversibile: la Bundesliga è quel campionato in cui negli anni si alternano buone squadre a rotazione ma in cui alla fine vince sempre una, il Bayern Monaco. Anche lì il dominio bavarese si interruppe per due anni, grazie alle imprese del Borussia Dortmund che approfittò forse anche di un Bayern distratto alla ricerca della gloria europea: nel 2012 (anno del bis giallonero in campionato) i bavaresi raggiunsero la finale di Champions League persa drammaticamente ai calci di rigore nello stadio di casa dopo un’entusiasmante cavalcata.

Quella sconfitta ha dato nuova linfa ai bavaresi che hanno ripreso il dominio nel campionato di casa, arrivando a maggio al titolo consecutivo numero 6 e un impressionante dato statistico: delle 55 edizioni della Bundesliga, il Bayern ne ha portate a casa 27 (il 49%), lasciando le altre 28 a 11 club diversi. I numeri della Serie A attualmente sono meno netti: degli 87 campionati a girone unico (dal 1929-30) la Juventus è stata capace di vincerne 32 (il 36.7%). La differenza tra il Bayern e la Juventus è che i bianconeri negli ultimi anni hanno raggiunto per ben 2 volte la finale di Champions League, riuscendo però a vincere anche il campionato arrivando a maggio al titolo consecutivo numero 7. Distratti ma non troppo!

-MODELLO PREMIER LEAGUE AD USO ESCLUSIVO- Il campionato più affascinante al giorno d’oggi è sicuramente quello inglese. Criticato e bistrattato per il “poco spettacolo”, il campionato inglese dagli anni ’90 è riuscito a rilanciarsi grazie a radicali cambiamenti che hanno portato alla formazione di una Superlega (la Premier League) in cui tutti i club hanno la possibilità di spendere milioni e milioni di euro nella finestra del calciomercato (spendere o buttare poi dipende dai casi). Tutto è iniziato nel 1992, anno di nascita della Premier League che, guidata da sapienti mani, è stata capace di stringere accordi economici sempre più redditizi: per il triennio 2016/2019 soltanto per i diritti tv venduti all’estero, la Premier ha incassato 4.05 miliardi di euro (a cui vanno aggiunti i soldi dei diritti tv “domestici”). Non solo: unendo i ricavi dei diritti tv e quelli del settore commerciale, i club della Premier hanno incassato qualcosa come un miliardo e mezzo di euro, il triplo della Serie A.

Per le ragioni che sono all’origine di questi numeri da capogiro ci sarebbe da affrontare numerosi temi, ma il principio è uno: i soldi vanno dove sono i soldi! Sempre più investitori stranieri decidono di approdare nel calcio inglese, tanto che dei 20 attuali club di Premier 12 hanno proprietà straniere. La ragione è semplice: cifre astronomiche dai diritti televisivi e facilità di investire costruendo stadi, strutture e quant’altro possibile. Anni luce avanti rispetto alla realtà italiana, chiedere a James Pallotta per intenderci. In Inghilterra quasi la totalità dei club di Premier hanno uno stadio di proprietà, in Italia invece sono soltanto 5: la Juventus (tanto per gradire), Udinese, Sassuolo, Frosinone e Atalanta. Per capire l’importanza che rivestono gli stadi di proprietà per i conti economici dei club, basta sapere che l’Allianz Stadium di Torino ha generato circa 600 milioni di euro in quasi sette anni. Una sorta di “modello Premier League” a misura di club, la Juventus appunto, l’unica in Italia a poter godere di ingenti ricavi da spendere anche sul mercato. Acquistando Cristiano Ronaldo ed aumentando il distacco da tutti gli altri club italiani, per una Serie A sempre più simile alla Bundesliga.

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