Inter con le ruote sgonfie: il flop col Sassuolo nasce a centrocampo

Pubblicato il autore: fabricondo Segui

Luciano Spalletti – Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Altro che anti-Juve, puntuale è spuntata l’anti-Inter. Pronti, via e il Sassuolo è andato di traverso ai nerazzurri per la quarta volta di fila, confermandosi la loro bestia nera: 7 vittorie su 11 confronti in serie A, nonostante i due 7-0 subiti. Peggio di così, insomma, non poteva iniziare per la banda di Spalletti, che già contro gli emiliani aveva rischiato di buttare la vento la qualificazione in Champions League a maggio, perdendo a sorpresa a San Siro alla penultima giornata. Poi Vecino aveva rimesso le cose a posto nel convulso match spareggio dell’Olimpico contro la Lazio, ma l’Inter  ha dimostrato di non aver imparato la lezione.

Abulica, senza ritmo e presuntuosa, è andata a sbattere per 90 minuti contro il muro neroverde eretto da De Zerbi, che ha dato una lezione sul piano tattico al confuso Spalletti. Sempre pronto a distendersi velocemente in contropiede, il Sassuolo ha sovrastato l’inesistente centrocampo interista, sorprendendo più volte una difesa non proprio impeccabile, specie in Miranda. È stato il brasiliano a commettere in area il fallo inutile su Di Francesco, che ha mandato sul dischetto Berardi, uno che – come il suo patron Squinzi – quando vede nerazzurro si carica a mille: rigore non impeccabile, Handanovic tocca ma non basta. Per l’Inter è notte fonda.

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Poi, come da copione, quando tutto va male ci mette lo zampino anche la malasorte, che in questo caso assume le sembianze dell’arbitro Mariani, di certo non un portafortuna per l’Inter. Il fischietto di Aprilia prima ignora un contatto in area su Icardi, ma soprattutto sorvola su un fallo ai danni di Asamoah, apparso piuttosto netto anche a velocità normale. In entrambi i casi il Var – cioè Valeri, che svolgeva la stessa funzione anche all’ultimo chiacchieratissimo Inter-Juventus – è rimasto in silenzio. Le norme sono cambiate, è vero,  ma forse un’occhiatina non ci stava male. Moviola a parte, l’alibi per i nerazzurri regge fino ad un certo punto. La squadra forte sa reagire anche alle avversità, ma carattere e temperamento sono rimaste in tribuna con l’accigliato Nainggolan. Urge recupero col Torino, ma non basterà solo la grinta del Ninja per risolvere i problemi della capricciosa Beneamata.

Perché alla squadra mancano un’idea di gioco verticale e quella fantasia e i dribbling che servono per scardinare difese chiuse a doppia mandata. Così, resta piuttosto curioso il fatto che l’Inter non abbia cercato in ogni modo di riprendere dal Barcellona Rafinha, uno che aveva già messo al servizio della squadra queste qualità, entrando nel cuore dei tifosi. Nonostante l’hashtag #riprendiRafinha e gli appelli dello stesso brasiliano, la società meneghina non ha mai dato l’impressione di riaprire una trattativa col Barca, che pure non sarebbe stata impossibile. Almeno fino a quando anche Valverde non ha iniziato a prendere il consierazione il giocatore. Poi c’è stata l’ipotesi Vidal, gol e personalità, finito a Barcellona dopo che l’Inter sembrava averlo in pugno. Pista sfumata perché, almeno pare, in quel momento è apparso all’orizzonte il Principe Azzurro: Luka Modric. Come è andata a finire è arcinoto: il sogno è sfumato per colpa della “strega cattiva” Perez, ma è quantomeno strano che l’Inter non avesse un Piano B per un centrocampo che non è così ricco di soluzioni di peso. Brozovic – ieri irritante – è stata una piacevole riscoperta dal marzo scorso e ha disputato un grande Mondiale, ma puntare ciecamente su di lui e non avere almeno una buona alternativa è un grosso rischio. Vecino – al di là del ritornello #laprendeVecino, simbolo del ritorno in Champions – non ha un ruolo preciso e non fornisce adeguate garanzie in copertura. Doti di equilibratore che avrebbe Gagliardini, apparso però un po’ giù nelle uscite estive. Resta Borja Valero, in calo dallo scorso dicembre dopo un buon avvio. Joao Mario vive da separato in casa e il giovane Emmers è finito in prestito alla Cremonese, quando sembrava che potesse ritagliarsi un posto fra i grandi. Difficile guardare alla Juve se il centrocampo è questo.

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Asamoah farà il pendolo tra difesa – difficile che a breve venga riproposto il misterioso e disastroso Dalbert – e centrocampo e non è escluso che venga arretrato lo stesso Nainggolan quando sarà Lautaro – ieri in ombra – a giostrare a ridosso di Icardi. Il reparto esterni è ottimo e abbondante, anche troppo forse. Perisic è imprescindibile per Spalletti, Keita potrà dare un buon contributo in imprevedibilità e gol, Politano tornerà utile, così come Karamoh, che ha rifiutato il Parma per giocarsi le sue carte ad Appiano. Defilato Candreva, finora restio a lasciare Milano. Sta a Spalletti ora trovare la formula giusta, che ruoterà per forza di cose attorno a Nainggolan. La squadra lieviterà di certo, ma difficilmente toccherà quei vertici necessari per giocarsi il titolo con la Signora. Intanto, il popolo nerazzurro, che domenica prossima riempirà San Siro, si attende una risposta convincente col Toro, ferito dalla banderilla di Dzeko. Non sarà una passeggiata e Mazzarri ci tiene a non sfigurare in un ambiente che non lo ha mai amato. L’incrocio, per l’Inter, è già pericoloso.

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