Juventus, Moggi al CdS: “Lo scudetto? Lo vince l’Inter. Lo scambio Bonucci-Caldara è stata una ca…..”

Pubblicato il autore: Gabriele Tufano Segui

L’edizione odierna del Corriere dello Sport è stata aperta con una lunga ed interessante intervista all’ex dirigente della Juventus, Luciano Moggi. Diversi sono stati i temi trattati da Moggi durante questa chiacchierata al CdS: l’acquisto di Ronaldo, lo scambio Bonucci-Caldara, la lotta scudetto, l’immancabile Calciopoli e altro ancora. L’ex dirigente della Juventus ha esordito confessando: “Ho ancora ancora tanti amici nel mondo del calcio, resto vicino alla mia Juve. Mi sento spesso con il presidente Andrea Agnelli, è un ragazzo sveglio. E’ stato con noi 12 anni e ha imparato tutto. Lui lo sa bene che gli scudetti sono 36, tutti conquistati sul campo. Nessuno ha mai aiutato la Juve a vincere”.

Sull’acquisto di Cristiano Ronaldo, Moggi ha dichiarato: “E comunque io Cristiano Ronaldo l’avevo comprato. Aveva 18 anni e giocava nello Sporting di Lisbona. Lo vidi e la mattina dopo firmai il contratto. Cinque miliardi più il nostro Salas, al quale avrei anche regalato un miliardo di buonuscita. Ma poi Salas preferì il River Plate e su Ronaldo arrivò il Manchester United. All’epoca era crisi nera alla Juve. Non avevamo una lira. A Torino sarà quello di Madrid? Difficile, da noi marcano duro: uno ti mena e l’altro ti toglie la palla. Quando consigliai Higuain alla Juve dissi: lo spersonalizziamo e lo adattiamo alla squadra. Adesso, invece, dobbiamo spersonalizzare la squadra per adattarla a Cristiano Ronaldo. Dalla Spagna mi hanno fatto notare che, se segna un compagno, lui non va mai a esultare. Se segna lui, sceneggiate grandiose. Come marketing è un’operazione straordinaria. Ma io non avrei mai preso un giocatore di 33 anni a quelle cifre”.

Poi, Moggi ha continuato commentando il ritorno di Bonucci alla Juventus: “Bonucci non l’avrei ripreso. Dare Caldara al Milan in cambio è stata una cazzata. Ma hanno dovuto farlo per evitare una pesante minusvalenza su Higuain”.

Sulla corsa scudetto, l’ex dirigente bianconero ha inaspettatamente affermato: “Lo scudetto lo vince l’Inter alla grande. Conosco poco Spalletti, mi sembra un prete quando parla, ma hanno fatto una gran squadra. Hanno preso un centrale difensivo forte, uno in mezzo al campo che tira la linea, Nainggolan, e un campionissimo là davanti, quel Lautaro Martinez. La Roma ha venduto certezze e comprato speranze. Il problema lì è che si fabbricano eroi in dieci minuti, vedi Kluivert. Il Napoli è da primi posti, ma non vedo come possa vincere”.

Moggi ha parlato anche dell’attuale allenatore del Napoli, Carlo Ancelotti, che tra il 1999 e il 2001 è stato alla guida della Juventus: “Grande allenatore, non si discute, oltre che un ragazzo eccezionale, ma non può bastare. Alla Juventus non aveva l’esperienza giusta e comunque fece due buoni campionati con noi. Ci hanno sfilato due scudetti, il primo anno con Collina e il diluvio di Perugia, il secondo quando fu permesso alla Roma di schierare Nakata contro di noi a Torino, poi decisivo. E’ stata la sua fortuna. La svolta della sua vita. Stava andando a firmare a Parma con una squadra turca. Mi telefonò Berlusconi e mi chiese referenze. Ne parlai benissimo. Mi disse: ‘Chiamalo e mandalo da me’. Dal Milan in poi Carlo ha allenato solo grandi club. Parlai con i tifosi juventini e dissi: ‘Ancelotti è un maiale? Allora sappiate che per la prima volta un maiale andrà in panchina, perché Ancelotti sarà l’allenatore della Juventus’. Poi, chiaro, alle prime sconfitte la cosa tornò fuori”.

Immancabile poi qualche accenno sul più grande scandalo della storia del calcio italiano: Calciopoli. Sulla questione, Moggi ha dichiarato: “Giraudo disse: ‘Ci cacciate via. Ma vedrete i banditi e gli incapaci che arriveranno dopo di noi’. Aveva ragione. Questi non riescono nemmeno a nominare i presidenti di federazione e lega. E poi, i procuratori che dettano legge, i presidenti che fanno i direttori sportivi. Nelle serie minori ci sono società che tesserano i giovani e si fanno pagare dai genitori. Possono fare tutte le sentenze che vogliono, ma io sono uno che ha sempre lavorato duro e dovunque andavo ho sempre creato i budget sani, comprando a poco e vendendo a tanto. La mia unica, vera ambizione ancora oggi è farmi dire ‘bravo!’. Davvero. Dovevo difendermi. Alla Juve avevo due occhi davanti e due dietro. Subodoravo le cose. Carraro e Galliani, presidenti di federazione e di lega, facevano gli interessi del Milan e Facchetti faceva lobbing con gli arbitri a favore dell’Inter. Parlavo con i designatori arbitrali, è vero. Ma allora era consentito e nessuno può dire che ho mai chiesto di vincere una partita. Chiedevo solo arbitri all’altezza. E’ un illecito questo? Il problema vero è che dentro la Juventus c’era una resa dei conti per farci fuori. Quella famiglia Agnelli è sempre stata un Far West e avevano paura che Giraudo, delfino di Umberto Agnelli, prendesse troppo potere. Giraudo era un grande commercialista. Bettega una persona eccezionale, ma andava comandato”

Poi, Moggi ha continuato confessando un retroscena che vide protagonista l’ex dirigente sportivo del Milan, Adriano Galliani: “Galliani e Carraro erano le vere anime nere, non ci sono dubbi. Basta ascoltare le intercettazioni telefoniche per dedurre che Carraro controllava Bergamo. Muore Papa Wojtyla sabato sera, noi in ritiro a Firenze. Si doveva rinviare a lunedì. La partita fu posticipata di una settimana. Galliani, presidente della Lega, intercettato, chiama Costacurta e gli fa: ‘Abbiamo spostato di una settimana, così recuperiamo Kakà infortunato’. Anno 2004. Due ore dopo il sorteggio, Carraro chiama Bergamo. ‘Chi è l’arbitro di Inter-Juventus?’. ‘Rodomonti’. Due ore prima della partita, Bergamo chiama Rodomonti: ‘Come ti stai organizzando? Stai attento, che è molto difficile andare su ma poi ci si mette un niente a precipitare’. Ce ne hanno fatte di tutti i colori. Quella volta del nubifragio a Perugia, ci hanno tolto lo scudetto. Collina, sponsorizzato dal Milan, decise 74 minuti di sospensione. Fossi stato un arrogante come dicono, dovevo andarmene con la squadra, ma ce l’avrebbero fatta pagare dopo. La gente non le sa certe cose. Quando, alle 8 di sera, dopo un Milan-Juventus perso in casa dal Milan, Bergamo telefona a Galliani e gli dice: ‘Direttore, a casa mia abbiamo pianto’. Parentesi, Alessandra, la moglie di Bergamo, è milanista. ‘Non avrei mai pensato che la Juve con Collina arbitro avrebbe vinto col Milan'”.

Ancora, Luciano Moggi ha fatto chiarezza sulla vicenda legata al “sequestro” di Paparesta: “Paparesta chiuso a chiave nello spogliatoio? Una bufala. L’avrei menato quel giorno, ci aveva fatto perdere una partita vinta. Ma che mi metto a chiuderlo nello spogliatoio e buttare la chiavi? Quale sarebbe stato il vantaggio? Fu solo una battuta e per quella battuta mi hanno radiato”. In merito alla questione delle schede telefoniche svizzere, riportate alla mente qualche giorno fa dal noto tifoso dell’Inter, Paolo Bonolis, Moggi ha affermato: “Le ho fatte per proteggere il mio lavoro. Io, Stankovic, l’avevo preso per la Juve. Me l’ha soffiato l’Inter con le intercettazioni di Telecom. Le ho regalate agli arbitri per altri motivi. Gli inquirenti dissero che erano mute, che non potevano essere intercettate, ma non era così. Solo che si sentivano gli arbitri parlare con le loro amanti e puttane. De Santis condannato? L’hanno associato a noi senza motivo. Fiorentina in lotta per non retrocedere, Milan a un punto da noi. Martedì alle 14 Meani, dirigente del Milan, chiama De Santis: ‘Guarda che abbiamo Kakà e Rui Costa diffidati, non li ammonire che poi la partita dopo abbiamo la Juve’. Fosse stato un nostro sodale, avrebbe chiamato l’ufficio inchieste e il Milan sarebbe finito in Serie B. Se ricordi quella partita, De Santis negò un rigore alla Fiorentina e permise a quelli del Milan di menare. Noi zitti. La mattina dopo De Santis chiama Meani: ‘Hai visto, solo io riesco a non farli parlare quelli’. Meani: ‘Te sei un amico, l’ho già detto a Galliani’.

Moggi è tornato a parlare di quella volta volta in cui fu vicino ad approdare all’Inter: “Prima di Calciopoli, Moratti mi aveva preso all’Inter. Alla Juve avevo fatto il mio tempo. Firmai il contratto. Moratti mi chiese di dar via Moriero. Riuscii a venderlo al Middlesbrough, ma lasciai il merito a Mazzola. Il giorno dopo vengo a sapere che avevano rinnovato il contratto a Moriero. Iuliano su Ronaldo? Probabilmente era rigore. Ma quell’Inter neanche doveva starci in Serie A. Doveva essere retrocessa per lo scandalo del passaporto di Recoba“.

Infine, Moggi ha concluso così: “Pentito? Mi pento di non aver preso a manate qualcuno. Se penso che uno come Meani l’hanno fatto passare per magazziniere. Si devono vergognare tutti. La Juve sarà sempre odiata, ma non ci sarà una seconda Calciopoli. Non ci sono più Telecom, Tronchetti Provera e Montezemolo. E non c’è più Blatter. Che ringraziò pubblicamente Montezemolo di aver ritirato il ricorso al Tar contro la sentenza che retrocedeva la Juve”.

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