Roma, sfida alle grandi per consolidarsi

Pubblicato il autore: Davide Visioli Segui

La Roma scalda i motori al passo di avvio della stagione. © Getty Images

Roma, sfida alle grandi per consolidarsi

A meno di una settimana dal termine del calciomercato e dall’avvio del campionato, i giallorossi sono tra le pretendenti al titolo in Italia, cercando di bissare la cavalcata straordinaria in Champions League nella stagione archiviata, fermata solo ad un passo dalla finale di Kiev.
La nuova Juve di Ronaldo, il deciso rilancio dell’Inter con l’ex Nainggolan e i “laziali” Keità e De Vrij, il Napoli con Ancelotti, la Lazio con Milinkovic-Savic e Immobile e il recupero del Milan con Higuain, Caldara e Bakayoko, sono garanzia di agguerrita concorrenza per i giallorossi, che partono però da presupposti invidiabili a livello sportivo ed economico.
L’estate giallorossa decolla dall’eredità di un terzo posto in campionato e una semifinale di Champions, al rinnovamento impresso da Ramón Rodríguez Verdejo, in arte Monchi, basato su un concetto di squadra, caratteristiche, età, riassestando increspature e rimpianti di stagioni passate.
Da qui partiamo, da ciò che era, a ciò che è, fino a quel che la “Magica” sarà.

Un avvio tumultuoso, tra successo e crisi

Le grandi storie, iniziano dai protagonisti. La dolce vita romana è scandita da grandi campioni, imprese e cadute, che si sono inframezzate nelle pieghe della trama giallorossa. Da Bernardini ad Amedei, da Ghiggia a Losi, da Di Bartolomei a Conti, da Ancelotti a Falcão, da Giannini a Voeller, da Balbo ad Aldair, per arrivare ai “nostrani” Totti e De Rossi.
La genesi romanista rimembra giorni nostri, riavvolgendo il nastro dall’epopea degli anni 2o’ del XX secolo, osservando l’egemonia che ancora oggi rappresenta ancora, l’ordine costituito.
Per contrastare il dominio del Nord Italia, tre società dell’epoca, l’Alba Roma, il Roman e la Fortitudo Pro Roma, formarono l’Associazione Sportiva Roma.
Negli anni 30′-40′, i “lupi” svettarono subito nelle classifiche, cogliendo il primo scudetto 1941-1942 al Campo Testaccio contro Modena.
In Europa la conquista della Coppa delle Fiere a Birmingham, segue le prime 2 Coppe Italia della storia, su cui pagarono pegno il ricostituito Torino e il grande Cagliari dello scudetto.
Il punto più basso fu negli anni 70′, nonostante Helenìo Herrera e giocatori come Capello, Spinosi e Landini, ceduti alla Juve sotto la contestazione dei tifosi.
La Roma subì la rassegnazione tipica della media fascia, senza infamia e senza lode, senza ambizione.
Un ridimensionamento che spinse i tifosi a decantare il nome di “Rometta”, spogliata di qualunque velleità.

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Dalla crisi, all’epoca d’oro: Viola e Sensi

L’epoca di risorgimento giallorosso ebbe inizio con Dino Viola e Nils Niedholm, binomio vincente che trascinò il club verso traguardi inesplorati.
In bacheca 2 Coppe Italia con vittima il Torino, ma sopratutto il diamante incastonato del scudetto 1982-1983. Ed ancora, dalla Coppa Italia contro il Verona, alla finale di Coppa dei Campioni, risultato mai raggiunto dalla storia giallorossa.
Il dramma sportivo consumato contro il Liverpool, non scalfì il patron Dino Viola, che rilanciò la “Magica” con Sven-Goran Eriksson.
Arrivarono altre 2 Coppe Italia, nel 1985-1986 e 1990-1991 entrambe sulla Sampdoria e una finale di Coppa Uefa persa contro l’Inter nel 1990-1991.
La morte di Dino Viola, sconfortò i romanisti, ma l’ascesa era già tracciata dal suo successore, Franco Sensi.
Dopo il travaglio dei primi anni, giunse al tramonto del millennio, il scudetto con Fabio Capello e Francesco Totti. Unito alla Supercoppa di Lega contro l’Inter, fu un double memorabile, decantato come coronamento del lavoro iniziato da Viola, concluso da Sensi.

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La Roma “americana” e il sogno dello stadio nuovo

Dal 2000, la Roma è sempre più radicata ai vertici del nostro panorama calcistico.
La fine dell’era Sensi ha portato in dote con Luciano Spalletti, altre 2 Coppe Italia (2006-2007 e 2007-2008) e la Supercoppa di Lega, contro l’Inter.
Si passa così alla Roma americana, con l’avvento di James Pallotta, tutt’ora presidente e proprietario della Roma.
Con Pallotta in pochi anni la Roma rafforza il brand con 3 secondi posti, 2 terzi posti e la semifinale di Champions di quest’ultima stagione contro il Liverpool.
Ma l’imprenditore americano sogna per la Roma un futuro ancora più roseo di quanto non dicano i numeri. L’ambizione sul nuovo stadio, è cruciale per il destino delle fortune future dei giallorossi.
Ma i fardelli burocratici, il pesante investimento e lo scandalo Tor di Valle con l’arresto e le accuse di associazione a delinquere sul costruttore Parnasi, pongono a rischio la realizzazione di questo gioiello avveniristico di Dan Meis.

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Tra mercato e aspettative

Addii importanti per acquisti mirati, questa la strategia frutto dell’esperienza di Monchi e di Di Francesco.
Su tutte spiccano le partenze di Radja Nainggolan per 38 milioni di euro all’Inter e di Alisson Ramses Becker per 63 milioni al Liverpool.
In entrata il fiore all’occhiello è Javier Pastore per 24,7 milioni di euro dal Paris Saint Germain, assieme a Kluivert per 17 milioni dall’Ajax e Bryan Cristante in prestito per 5 milioni dall’Atalanta.
Monchi continuerà a lavorare per completare la rosa, nel frattempo Di Francesco può già far tanto, con quel che già c’è.

Come giocherà la Roma di Di Francesco?
La creatura assemblata può giocare indifferentemente 4-3-3 e 3-5-2, ma può adattarsi ad altri moduli a seconda delle circostanze.
Pastore ricoprirà il ruolo di mezz’ala e sarà affiancato da Cristante in ballottaggio con Strootman. N’Zonzi copre l’esigenza di un vice De Rossi.
In porta Olsen e un vice esperto come Mirante. L’attacco con Dzeko punta centrale, El Shaarawy e Under sulle ali, con la concorrenza di Perotti e Kluivert.

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