Serie C, il calcio che non c’è più

Pubblicato il autore: Marcuz Segui
Serie C, il calcio che non c'è più

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Serie C, il calcio che non c’è più

. La prima volta che misi piede in uno stadio fu nel lontano marzo del 1982, Catania contro Pescara, Serie B.Mio padre, tifoso dei rossazzurri, mi portò allo stadio cibali per farmi assistere al mio primo incontro di calcio “dal vivo”. Il mio stupore nel vedere il vecchio stadio Cibali non fu tanto diverso di quello dipinto nei volti dei bambini protagonisti, qualche anno fa, di uno spot televisivo di una nota Pay-per-view.

Ammiravo la maestosità di quel “tempio”, la fila disordinata, chiassosa e colorata dei tifosi in attesa di entrare. Ancora, le scale per raggiungere il primo anello, la vista delle curve brulicanti di tifosi festanti, l’odore indimenticabile dell’erba appena tagliata. Gioii per il goal del Catania. Mi ritrovai abbraciato ad un vicino di posto che da estraneo, divenne il compartecipe di quei fantastici momenti. Diventai tifoso.

Leggi anche:  Inter, seconda solo al Bayern: media gol clamorosa in Europa

Segui le fortune (sfortune) della mia squadra del cuore e del calcio in generale. Ammirai gli olandesi del Milan e piansi ai mondiali di Italia ’90. Poi, pian piano, qualcosa cambiò. Non c’era più spazio per i giocatori “bandiera”, non c’era più spazio per le domeniche passate ad ascoltare la radio immaginando le azioni  salienti, non c’era più spazio per la schedina e per l’attesa di sapere il montepremi e quanto erano stati fortunati i vincitori con “13”.

La sentenza Bosman diede il via; il resto è storia dei nostri giorni. Plusvalenze, calcioscommesse, bilanci taroccati, campionati decisi nelle aule dei tribunali. Cosa c’entra tutto questo con il gioco più bello del mondo?

E’ notizia di oggi quella secondo cui il Consiglio direttivo della Lega Pro ha indetto un’assemblea il 22 agosto a Roma per decidere “se iniziare o meno il campionato di serie C 2018-19”. Siamo in un clima di totale incertezza e precarietà nel calcio italiano, il quale ha l’esigenza che si convochi l’assemblea elettiva per dar vita a una nuova governance che superi il regime commissariale per un governo della FIGC capace di traghettare verso una stagione di riforme non più rimandabile dichiara la Lega Pro.
ALtro problema, non da poco, sono le richieste della medesima Lega di rivedere i criteri di spartizione dei proventi dei diritti tv della ex Legge Melandri.

Leggi anche:  Le Azzurre che spettacolo. In Croazia conquistano il secondo successo nelle qualificazioni mondiali

Il rischio che il giocattolo si rompa è concreto!
E’ ammissibile tutto questo? Come spiegare ad un piccolo tifoso che la squadra della sua città potrebbe non giocare? Con quali parole annunciare ad un bambino che la tua squadra non esiste più perchè i bilanci erano gonfiati o perchè si volevano alterare gli esiti degli incontri?

Il calcio è malato. Squadre che sopravvivono per qualche anno, salvo poi fallire inesorabolmente. Eppure la gloriosa serie C è stata, da sempre, una preziosa fucina di giovani calciatori. Lontano dai riflettori della serie A, giocatori in erba si misuravano in campetti di piccoli paesi sognando,un giorno, di diventare “grandi”.

Io, fortunatamente, custodisco gelosamente “la mia prima volta”.
L’attesa, lo stupore, i cori, la gioia e la voglia di godere del calcio vero.

Leggi anche:  Juventus- Sampdoria: i bianconeri si allenano, in porta spazio a Perin

Il calcio che non c’è più.

 

  •   
  •  
  •  
  •