Champions League: Inter-Tottenham, nerazzurri dal tormento all’estasi in sette minuti

Pubblicato il autore: fabricondo Segui

Matias Vecino – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Non è questione di “pazzia” o di carattere volubile e capriccioso. L’Inter è di per sè un’anomalia genetica, nel bene e nel male. Ieri sera nel bene, ovviamente, per l’emozionante ritorno in Champions League contro il Tottenham, rimontato in piena zona Cesarini con San Siro in delirio. Personificazione perfetta dell’Io-Non Io, l’Inter riesce a contraddirsi, come le capita spesso, all’interno della stessa partita, riuscendo in sette minuti a scrollarsi di dosso gli affanni di un’altra gara poco brillante e a tre giorni dal flop interno col Parma. Prendere o lasciare, sapendo che sabato a Marassi, contro la Sampdoria, l’Inter potrebbe cambiare nuovamente pelle: abulica e svogliata o bella ma perdente. Insomma, un’esistenza perennemente sospesa fra tormento ed estasi.

Niente di nuovo sotto il sole, per carità, ma l’Inter possiede questa singolare capacità di sorprendere tutti – critica, tifosi e avversari – ogni volta che scende in campo. Nessuno sa che partita aspettarsi, nessuno sa mai cosa lo attende dietro l’angolo: materia per i neuropsichiatri piuttosto che per i calciofili. Prendiamo la sfida contro gli Spurs, attesissima in casa nerazzurra, perché celebrava il ritorno in Champions dopo sei anni di traversata nel deserto: un ritorno, corre l’obbligo di ricordarlo, conquistato nella maniera che sappiamo all’ultima di campionato contro la Lazio, al tramonto di una partita quasi persa, risolta da Vecino, uno che segna poco ma sceglie accuratamente le occasioni. Dal punto di vista tecnico l’Inter conferma le lacune già emerse in questo stentato inizio di stagione: poco gioco, grande fatica a costruire palle gol, scarsa personalità, condizione fisica approssimativa. Rispetto al match col Parma un briciolo di grinta e intensità in più rispetto alle ultime uscite, ma per stanare il Tottenham, squadra quadrata e con una fisionomia precisa, serve altro. Così l’unico vero pericolo per Vorm è una deviazione di un suo compagno. Dall’altra parte, invece, mentre Eriksen sale in cattedra, Kane spreca l’1-0 a tu per tu con Handanovic.

Leggi anche:  Calcio, classifica dei 20 club che valgono di più al mondo: in lista anche 4 italiane

Non basta la buona volontà di Asamoah e Brozovic per arginare gli inglesi, che ad inizio ripresa iniziano a fare la voce grossa. Con Icardi e Perisic non pervenuti, i pericoli aumentano e la deviazione di Miranda sul tiro di Eriksen beffa l’incerto Handanovic. Reazione? Poca roba. Anzi, gli Spurs capiscono che l’Inter è alle corde e spingono per chiudere la pratica. Sulla sinistra il subentrato Lucas Moura mette alla frusta uno Skriniar fuori ruolo, ma l’imprecisione di Lamela impedisce alla squadra di Pochettino di incrementare il vantaggio. Il problema è che, nonostante l’ingresso di un vivace Keita, l’Inter non riesce a pungere in avanti e la sorte dei nerazzurri appare segnata. Ad un passo dal baratro, però, l’anomalia genetica dei nerazzurri fa capolino in un San Siro quasi rassegnato e cambia le carte in tavola: è qui che Pochettino legge male l’evoluzione del match e inizia a perderlo. Con l’acqua alla gola e come colpita da un fulmine, l’Inter ritrova il suo principe perduto: con una voleè da fuori area Icardi scaccia i fantasmi e scatena la bolgia finale. Il tecnico argentino teme il ritorno dei nerazzurri e non disdegna il pari, così decide di levare Kane: gli dei del calcio lo puniscono subito. Angolo di Candreva, torre di De Vrij e Vecino fa esplodere San Siro, tra urlatori di professione e non. Roba da non crederci fino a dieci minuti prima.

Leggi anche:  Bel gioco o risultati? La classifica del possesso palla in Serie A: Juve, Napoli e Atalanta al top, l'Inter...

Ora, tutto è bene quel che finisce bene, ma l’Inter farà bene a rammentare che i miracoli non si ripetono con frequenza. Spalletti prenda nota dei problemi emersi ancora una volta e metta mano al sistema di gioco: il 4-2-3-1 non è un dogma assoluto e forse serve uno schema più congeniale agli uomini a disposizione. Senza dribbling e fantasia – perdute con il rimpianto Rafinha – vanno battute altre strade per arrivare al gol e non lasciare Icardi solo soletto. La serata di ieri potrebbe dare una spinta enorme dal punto di vista psicologico, ma bisogna sapersela meritare. Non sempre l’anomalia genetica volge al bello. E chi meglio dell’Inter lo sa?

  •   
  •  
  •  
  •