Calcio, Il dispotismo dei Top Team di oggi mette a rischio la sopravvivenza dei maggiori campionati europei

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui
NAPLES, ITALY - AUGUST 27: Player of SSC Napoli Dries Mertens scores the 2-1 goal during the Serie A match between SSC Napoli and Atalanta BC at Stadio San Paolo on August 27, 2017 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Nel bel mezzo del turno infrasettimanale che coinvolge i maggiori campionati europei, balza con evidenza all’occhio di appassionati e non, un problema che ha preso corpo in quasi tutti i maggiori tornei europei, ossia la competitività, oramai un bene sempre più raro e in via di estinzione che ha lasciato sempre più spazio a mediocrità, noia, remissività e rassegnazione, tutti sentimenti che piano piano incancreniscono il continuo svolgimento delle competizioni nazionali da almeno un lustro.

In Italia ad esempio la Juventus fa la voce grossa da 7 (!..)  lunghi anni, concludendo regolarmente ogni singolo torneo dal 2011 superando la quota immaginifica di 90 punti, il che significa che alle avversarie rimangono le briciole, dal momento che i bianconeri viaggiano comodamente ad una velocità spedita di crociera extralusso di quasi due punti e mezzo di media a partita.
Da sottolineare poi che Madama, quando non assume sembianze cannibalesche e non finisce la stagione con almeno 90 punti, ne fa 84 senza perdere una partita..come capitato al primo anno del ciclo di Conte (2011/2012). Il settennato bianconero ha visto se non sparire dalla vera competizione, in sostanza notevolmente impallidire al cospetto le due milanesi che, nelle ultime sette stagioni si sono ingrigite ai margini della zona (Europa) che conta: solo quest’anno la Milano sponda nerazzurra è tornata timidamente a riaffacciarsi alla ribalta europea e il nuovo esordio ha già i cromosomi di una campagna potenzialmente non avara di soddisfazioni. A contendere gli ultimi scudetti alla società di Andrea Agnelli si sono avvicendate con alterne fortune Napoli e Roma, offrendo un calcio sì spettacolare ma che fino ad oggi non è riuscito ad amalgamarsi ai sospirati desiderata di ogni principio di stagione.

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Se allarghiamo il campo ai maggiori campionati continentali, si nota ahinoi, che l’andazzo è analogamente preoccupante offrendo inquietanti similitudini con il calcio del nostro Bel Paese.
In Germania a farla da padrone sono i Panzer del Bayern Monaco che monopolizzano la Bundesliga da ormai 6 anni e nulla fa presagire che il loro dominio possa interrompersi nel corso di questa stagione: dopo 5 partite guidano la classifica e il recente pareggio interno contro l’Augsburg è stato salutato più come un incidente di percorso che come un reale campanello d’allarme. La concorrenza in Germania appare effettivamente poco credibile ed è difficile che partorisca una degna rivale che non vada oltre il nome già conosciuto del Borussia Dortmund, con il quale, è utile ricordare, il Bayern intrattiene rapporti commerciali assolutamente satisfattivi. Negli ultimi 6 campionati i bavaresi non hanno quasi mai superato quota 90 ma solo perchè giocano meno rispetto agli altri: la massima serie infatti è composta da 18 squadre, il che significa 34 gare da disputare e in genere 80 punti sono sufficienti per sollevare il “piatto” tedesco.

Il calcio transalpino è nel pieno del ciclo parigino: il Paris Saint Germain ha vinto 5 degli ultimi 6 tornei cedendo il passo solo in una occasione al Monaco di Mbappè e Falcao, una formazione che a leggere la rosa oggi fa sobbalzare dalla sedia quanto a talento sprigionato. Quel Monaco è stato poi puntualmente e scientificamente smantellato ed ora non pare essere in grado di competere con i rivali della capitale. La Ligue One pur essendo un torneo che è cresciuto esponenzialmente nell’ultimo triennio(vedi Lione e Marsiglia) non riesce ancora ad attrarre definitivamente il portafoglio degli investitori e il palato dei più esigenti: la squadra di Cavani è un rullo compressore che oltre a dominare con regolarità la manifestazione, segna ormai con un pallottoliere degno del miglior Real e Barca: in due occasioni i campioni transalpini hanno addirittura superato quota 100: 102 reti l’anno precedente al trionfo dei monegaschi e 108 l’anno successivo quasi a voler puntualizzare che il successo della squadra del Principato di Monaco fosse solo una sgradita(per loro) eccezione.

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La Spagna vive da tempo immemore il duopolio Real-Barca, basti pensare che si sono spartiti gli ultimi 10 tornei neanche poi tanto equamente visto che il Barcellona ha vinto la Liga il doppio delle volte rispetto alle merengues (6 a 3) intervallate dalla clamorosa cavalcata dell’Atletico del Cholo Simeone, successo datato ormai 2014. La Liga ha l’etichetta appiccicata addosso di torneo altamente spettacolare ma non sappiamo effettivamente se a divertirsi siano anche gli avversari del Madrid e dei blaugrana. Da 5 anni infatti il Real che è stato di Ronaldo e il Barca di Messi segna regolarmente più di 100 reti a torneo (tranne lo scorso anno) e vincono mediamente almeno 16 partite a testa tra le mura amiche, il che significa che gli avversari non sono molto di più che volonterosi sparring-partner ma quanto a equilibrio e suspence anche il campionato spagnolo lascia spesso a desiderare.

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La Premier League ad oggi appare il torneo mediamente più equilibrato, anche se negli ultimissimi tempi uno dei meno tecnici e spettacolari. Se diamo una occhiata all’albo d’oro notiamo che diverse sono le compagini che ne sono felicemente e ultimamente iscritte: le privilegiate corrispondono ai nomi di Chelsea, City, United fino ad arrivare addirittura al Leicester. Certo, l’inglese è un prodotto televisivo di comprovato appeal e ogni partecipante gode di una spartizione equa dei diritti televisivi: ciò rende una squadra che naviga in cattive acque potenzialmente “business ready” al pari di quelle più quotate e apprezzate dall’opinione pubblica. Quest’anno poi i Reds del Liverpool paiono in grado di interrompere il digiuno atavico dopo decenni di pallore anoressico.

Rivitalizzare i maggiori campionati europei deve essere la mission degli organi sovranazionali competenti se non si vuole lasciare definitivamente campo al consolidamento di una lega europea sulla falsariga delle ultime edizioni della Champions League. Vero è che i top team radunano folle oceaniche di appassionati ma in ballo devono essere contemplati anche gli interessi di quei tifosi che ancora oggi fanno loro il principio ispiratore assurto a dogma del “mi affeziono al più debole che vedo giocare“. Perchè il calcio non perda quella dose di romanticismo che solo favole come quella del Leicester possono raccontare con una forza persuasiva che spesso non ha nulla da invidiare a tanti dei numerosi successi delle più quotate rivali.

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