Inter, il Var non sia un alibi: contro il Parma emersi i limiti della squadra di Spalletti

Pubblicato il autore: fabricondo Segui

Mauro Icardi – Foto Getty Images© selezionata da SuperNews

Duplice omicidio. Vittime l’Inter e il (fu) Var, che, in sostanza, ha ballato una sola stagione. All’alba dell’annata 2018-2019 e con la Champions League alle porte, il calcio italiano celebra la scomparsa della ex Anti-Juve – se mai lo è stata davvero – e dello strumento che, pur tra uno scompenso e l’altro, aveva impresso una svolta ed era stata celebrata ai Mondiali in Russia. Invece nulla: la banda di Spalletti è già svanita dopo quattro giornate, mentre un protocollo cervellotico ha di fatto restituito ogni potere discrezionale agli arbitri, spingendolo nuovamente a forza nella centrifuga delle polemiche. Come nei migliori gialli Inter e Var hanno incrociato i loro destini segnati in un assolato pomeriggio di metà settembre a San Siro davanti a 60.000 tifosi.

Cosi succede che i nerazzurri di Spalletti riescano a perdere in casa 1-0 col neopromosso Parma dopo una prova incolore, tra errori di formazione, strafalcioni tecnici e un imbarazzante ritardo di condizione della squadra, che scoppia dopo un’ora di gioco. Un film già visto nelle precedenti tre uscite contro Sassuolo, Torino e Bologna, non proprio il gotha del campionato. E il bilancio, scadente, per ora parla chiaro: 4 punti, con una vittoria, un pareggio e due sconfitte. Conisiderando che l’anno scorso il primo stop era arrivato solo a dicembre, e aveva aperto la lunga crisi invernale, parlare di crisi o di situazione già ai livelli di guardia non è affatto esagerato. Se poi ti chiami Inter, quindi orienti la tua esistenza verso l’assurdo e possiedi l’abbonamento vitalizio della sofferenza, è chiaro che il gol vittoria lo segnerà a dieci minuti dal termine Federico Dimarco, giovane terzino sinistro della cantera nerazzurra in prestito ai ducali. Interprete di quella fascia sulla quale ieri i nerazzurri presentavano l’enigmatico Dalbert, non proprio il clone di Facchetti o Brehme. Ma a Dimarco non bastava segnare il gol partita, seguito da un’esultanza che ha indispettito il popolo interista sui social: l’hombre del partido aveva già marchiato a fuoco la gara a inizio ripresa, complice il silenzio-assenso del Var Rocchi.

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Con un’Inter protesa dal primo minuto in un confuso assalto all’area emiliana, in debito d’ossigeno e senza gioco, accade che un tiro cross di Perisic superi l’incerto Sepe in uscita. Forse la palla uscirebbe, ma per sicurezza Dimarco, apostato sulla linea, allontana il pallone: che però tocca il gomito in maniera evidente. L’arbitro Manganiello, che si era già dimenticato di sanzionare due gravi entrate di Gagliardini e Stulac, non fa una piega, il silent check del Var lo conforta e il gioco prosegue. Il rigore resta nell’urlo di San Siro, che schiuma rabbia e ripensa anche al penalty su Asamoah, negato da Mariani alla prima giornata contro il Sassuolo. Nel computo finale non va trascurato nemmeno il fuorigioco attivo di Inglese sul gol di Dimarco, anche questo ignorato dal folto plotone arbitrale. Var sparita, dunque, ma non è solo un fatto di Inter-Parma. Il nuovo protocollo ha di fatto depotenziato la grande novità della passata stagione, promossa al Mondiale russo con tanto di applausi e ringraziamenti all’Italia. Ora, invece, siamo tornati indietro, più gattopardeschi del Gattopardo. Gli interventi al video si contano sulle dita di una mano, addio alle pause e ai recuperi monstre: hanno vinto i suoi detrattori, i “difensori delle emozioni stroncate”, del “non è più calcio”. Sarà interessante sentirli dopo un torto arbitrale che penalizzerà la loro squadra. Il tempo è galantuomo.

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I conti, insomma, non tornano, ma per l’Inter non è solo questione di Var, anzi. Investita quasi all’unanimita del ruolo di prima sfidante della Juventus, la squadra annaspa, non ha personalità, fatica a costruire gioco e occasioni da rete e ha perso due riferimenti della passata stagione: Cancelo e Rafinha, cioè un elegante cursore di fascia capace di impostare l’azione e il fantasista che aveva riacceso la luce di San Siro. Ora, se per il portoghese oggettivamente non c’erano le condizioni per riscattarlo – la Juve lo ha pagato con moneta sonante al Valencia – per via del FPF, sul brasiliano il discorso è diverso. Spalletti ha fatto subito capire di volere a tutti i costi il suo pupillo Nainggolan, ma il vero errore è stato pensare che i due fossero alternativi e non complementari. Rafinha è l’apriscatole di partite come quella di ieri, dove gli avversari si posizionano tutti dietro la linea della palla. Il Barcellona, è vero, non aveva preso bene il mancato riscatto da parte dell’Inter, ma il giocatore non rientra nei piani di Valverde e trovare un nuovo accordo con i catalani non sembrava impossibile. Vrsaljko, il sostituto di Cancelo, per ora è ingiudicabile: in ritardo di condizione e pure sofferente ad un ginocchio. Altro errore: pensare di costruire la squadra intorno a Brozovic, fenomenale da marzo a maggio come regista, ma pur sempre alle prese con alti e bassi. Modric non era un capriccio, ma un’esigenza vera, anche se un’utopia.

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Se tuttavia insegui un regista, non si capisce per quale motivo non si sia cercato un alter ego del croato, prima e dopo. Perisic si accende a fiammate, Icardi è ancora non pervenuto: il bomber di Rosario è fuori condizione e pure lui reduce da un infortunio. Keita sta bene, ma come centravanti è un pesce fuor d’acqua. Toglierlo ieri per fare posto a Icardi, invece di farli giocare insieme, non è stata una grande idea. Per dire che anche Spalletti è ora che valuti altri sistemi di gioco, per non ripetere il solito e, per ora improduttivo, 4-2-3-1. La difesa prende puntualmente gol: Handanovic ora non è esattamente un monumento alla sicurezza e De Vrij e Skriniar, individualmente forti, non hanno ancora trovato la giusta intesa. Anche una difesa a tre con il giubilato Miranda e le fasce coperte da Vrsaljko e Asamaoh può essere un’idea, con Nainggolan arretrato al fianco di Brozovic e Icardi in avanti con Perisic e magari lo stesso Keita, che sulla fascia si esprime meglio. Il Var non funziona, ma l’Inter cerchi le soluzioni giuste guardandosi allo specchio. Il Tottenham è dietro l’angolo, di tempo ce n’è poco e la gente sta già perdendo la pazienza. Serve un colpo di coda. Subito.

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