Italia, Balotelli non può essere al centro del progetto del c.t. Mancini

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

Mario Balotelli – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Non si sono ancora sopite le polemiche di fronte alla scialba prestazione dei nostri portacolori contro la nazionale polacca, un pareggio senza infamia e senza lode, si dirà è sempre meglio di niente, che già riecheggiano sinistre se non inquietanti le parole e i mezzi silenzi del C. T. Roberto Mancini, il quale incalzato sulla scarsa condizione fisica di SuperMario ha lasciato intendere alla folta platea di giornalisti, minimizzando il fastidio muscolare accusato dal figliol prodigo a poche ore dal match, di quanto sia “centrale” in un  progetto, ancora in fase embrionale, che ha come ambizioso target, prima la qualificazione ai prossimi Europei in modalità itinerante del 2020, poi la caccia grossa da assoluti protagonisti al mondiale natalizio  qatariota del 2022.
L’ex allenatore dello Zenit, ha più volte fatto capire che ritiene Mario Balotelli l’attaccante principale se non altro per avere una esperienza internazionale che i suoi concorrenti non possono vantare, esperienze all’estero con Liverpool, City e Nizza, un passato, per la verità, remoto, anche alle sue stesse dipendenze alla Pinetina condito da scudetti in serie e successivamente nell’interregno di Mourinho sugellato dalla conquista della coppa dalle grandi orecchie. Ma era il 2010. Da allora 8 anni da nomade privilegiato, dapprima nell’Europa che conta sponda Liverpool e City, poi la successiva permanenza, non proprio dalla porta principale, a Nizza , città nella quale è approdato dopo l’esperienza in chiaroscuro a Milanello.

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L’attaccante, ora in forza al Nizza, ha convinto pienamente solo all’Europeo in Polonia e Ucraina dell’ormai datato 2012, manifestazione nella quale ha notevolmente contribuito al raggiungimento della finale di Kiev del primo di luglio del 2012; peccato che, al cospetto degli spagnoli, allora detentori dell’alloro europeo del 2008 e della corona mondiale del 2010, le buscammo sonoramente finendo affossati da una quaterna che ci consegnò agli annali da protagonisti negativi come gli autori della disfatta più fragorosa di sempre nell’ultimo atto di Mondiali ed Europei.
Sorprende che il nostro ct, tornato in auge, dopo anni lontano dal belpaese, voglia riannodare i fili del discorso ripartendo da chi rappresenta una certezza forse solo agli occhi suoi e di pochi altri piuttosto che della collettività tutta degli addetti ai lavori e non.
Non è infatti che la scelta di riabbracciare Mario in nazionale sia stata foriera di consensi, anche e soprattutto alla luce di una carriera, quella di Balotelli, che appare inevitabilmente in parabola discendente.

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Il lotto poi, dei profili in lizza per strappare il pass ai prossimi Europei, comincia ad essere piuttosto folto e agguerrito. Ad oggi, come si può solo pensare di fare a meno di Ciro Immobile, Andrea Belotti, Federico Chiesa, se non di Domenico Berardi e Patrick Crutone? Che dire poi di Simone Zaza, appena ritornato in Italia, reduce dalla tutto sommato positiva esperienza di Valencia? Posto che Bernardeschi e Insigne sono ritenute ormai pedine imprescindibili, a scalpitare ci sono pure Politano e Verdi. Chi scrive, tanto per intenderci,  non chiude le porte neanche a Kean e Pellegri, i quali hanno già dimostrato in più occasioni maturità da veterani.

Certamente il campionato farà da banco di prova inappellabile e le magagne degli infortuni probabilmente aiuteranno fisiologicamente la selezione naturale in vista della prossima ribalta europea. Balotelli ha dalla sua un procuratore ingombrante e influente che grazie ad un gioco di carambole di procure può decidere le sorti di numerosi top players in giro per l’Europa: è un dato di fatto, però, inoppugnabile che i gol segnati in un campionato che da quest’anno si fregia della presenza del migliore di tutti, Cristiano Ronaldo, debbano per forza di cose avere un coefficiente di difficoltà superiore ad un campionato, quello francese, che è vero è pur sempre quello dei campioni del mondo in carica, ma non si può mancare di evidenziare, difetta della stragrande maggioranza  di essi impegnati a giocare fuori dai propri confini.

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