Moise Kean il futuro è già qui. L’emblema delle contraddizioni del nostro calcio

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui

 

Italia – Foto Getty Images© scelta per SuperNews

In Italia ci si lamenta della scarsa qualità dei giovanissimi di oggi, salvo poi inspiegabilmente sottovalutare prospetti che il resto del mondo oltre a invidiarci, utilizzerebbe certamente in modo diverso. Di seguito, ecco nel dettaglio di chi si parla. Fasten your seatbelts!
Nasce a Vercelli al principio del nuovo millenio, la carta d’identità recita 28 febbraio 2000, ma mostra la sua precocità fin da subito: nella stagione 2016/2017 gioca già in pianta stabile nella formazione primavera della Juventus guidata da Fabio Grosso raggiungendo le semifinali scudetto ma a servirsi delle sue prestazioni è anche Mister Allegri: il tecnico di Livorno lo fa debuttare il 19 novembre del 2016 a una manciata di minuti dalla fine nell’incontro casalingo contro il Pescara  al posto di un signore che si chiama Mandzukic. Non ha ancora 17 anni..Pochi giorni più tardi, non pago, fa il suo esordio pure in Champions League, nella gara vittoriosa di Siviglia subentrando a Pjanic. Ad oggi è il primo 2000 ad esordire così precocemente in Serie A e Champions. Ma i record non sono di certo finiti. IL 27 maggio del 2017 a sugello dell’ennesimo trionfo bianconero la sua firma sul’incontro vinto grazie ad un suo gol nell’ultima di campionato a Bologna: è il primo calciatore del 2000 ad aver segnato nei cinque maggiori campionati europei.

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L’anno successivo passa al neopromosso Verona ancora sotto shock per la fuga di Cassano: esordisce in maglia gialloblù il 10 di settembre contro la Fiorentina. Ci mette tre settimane a timbrare la prima gioia: il primo di ottobre sigla la sua prima rete nell’incontro terminato sul 2 a 2 contro il Torino. Al suo primo anno da professionista ha il tempo per segnare pure una doppietta nella vittoriosa trasferta in casa della Fiorentina. La stagione degli scaligeri è fallimentare, la sua eccezionale. Non segue i compagni in cadetteria ma fa ritorno a Vinovo.

In possesso di doppio passaporto ( Costa d’Avorio e Italia) sceglie il belpaese: fa parte della selezione Under 16 (1 gol), Under 17 ( idem) con la maglia dell’under 19 poi partecipa all’Europeo di categoria in Finlandia: trova il gol nella terza partita del girone contro la Norvegia, pareggio che ci spalanca le porte delle semifinali con la Francia. Timbra uno dei due gol con i quali gli azzurrini schiantano la Francia netta favorita del torneo: la finale ci oppone al Portogallo. Sotto di due gol nel pieno del secondo tempo entra in campo e mette a segno in pochi minuti una doppietta che ci manda ai supplementari:l’epilogo è amaro visto che soccombiamo per 4 a 3. Ma il suo Europeo è esaltante. Passato alla rappresentativa Under 20, è notizia recente, al debutto contro la Polonia, padrona di casa del Mondiale Under 20 del prossimo maggio, sigla una doppietta per il roboante 3 a 0 finale. 
Stiamo parlando di Moise Kean.

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Un giocatore che l’Europa se non il resto del mondo guarda con profonda ammirazione. Un giocatore che vestisse la maglia di un’altra nazionale avrebbe già debuttato in quella maggiore e giocasse in un altro campionato sarebbe probabilmente uno dei protagonisti. Da noi invece le dinamiche cervellotiche di un mercato schizofrenico e la mentalità tipicamente italiana di centellinare le presenze dei più giovani a favore di profili più esperti e rodati, lo hanno relegato sì alla Juventus…ma il campo al momento lo vede con il binocolo. Le sue panchine testimoniano una volta di più  ancora le contraddizioni del nostro calcio malato e vittima di se stesso: si dispone di un talento cristallino che non difetta di personalità e lo si utilizza con il contagocce senza poi accorgersi che tutte le volte che è stato chiamato in causa non solo ha tolto le castagne dal fuoco ma ha mostrato maturità e funzionalità al progetto.
Uno come lui, Juve o no, deve assolutamente giocare.
Scommettiamo  che alla prima da titolare…gonfia la rete?

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