Roma, nessuno vuole essere Robin (Olsen)

Pubblicato il autore: Alessio Liburdi Segui

 

MILAN, ITALY - JANUARY 21: Allison of AS Roma gestures during the Serie A match between FC Internazionale and AS Roma at Stadio Giuseppe Meazza on January 21, 2018 in Milan, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Alisson – Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

“Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli?
Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori
Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi
Nessuno vuole essere Robin”

Quest’anno essere il portiere titolare della Roma è un compito ancor più ingrato del solito: colpa (tanto per dire) di quel Alisson che per circa un mese è stato il portiere più pagato della storia del calcio. Il compito ingrato (si fa tanto per dire eh) è toccato a Robin Olsen, non un primo pelo e neanche uno sprovveduto. Perché Olsen tuttavia ha dalla sua 6 trofei in bacheca (campionati e coppe scandinave tra Svezia e Danimarca), vanta il record di imbattibilità di un portiere svedese ai mondiali (3 partite nell’ultimo mondiale di Russia) e anche premi individuali come il “miglior portiere dell’Allsvenskan 2014” (il campionato svedese). Ma per tutti i tifosi romanisti Olsen è come il primo di settembre e per di più piovoso, è come la fine dell’estate; non un’estate qualsiasi, l’estate più bella che si ricordi ma che la fine delle ferie ti ha portato via. Alisson era l’estate, il lettino su cui ti addormenti sereno mentre ascolti il rumore delle onde, il lettino sulla spiaggia che ti allontana tutte le preoccupazioni del lavoro, della città e della vita di tutti i giorni, che ti respinge lontano le ansie quotidiane ed il peso delle responsabilità. Olsen è il rientro dalle ferie, è la sveglia alla mattina che ti “ricorda” di andare a lavoro, che ti costringe ad affrontare il traffico e la pioggia della città, che ti riporta alla mente tutte le scadenze e gli impegni che hai posticipato durante l’estate. E nessuno vuole essere Robin.

-PUNTI ANTIPODALI- I punti antipodali sono due punti diametralmente opposti della superficie terrestre. Ecco perché Novo Hamburgo e Malmö non possono essere definiti punti antipodali, ma in realtà è come se lo fossero: Novo Hambrugo è la patria natale di Alisson, città dello stato di Rio Grande do Soul, la regione più a sud del Brasile al confine con Uruguay e ArgentinaMalmö ha dato i natali ad Olsen ed è una delle principali città della Svezia, la più meridionale di tutte, più vicina alla capitale della Danimarca (Copenaghen) che a quella della propria nazione (Stoccolma).
Alisson è Novo Hamburgo, ne possiede le caratteristiche e le influenze: non è un brasiliano atipico anzi, è proprio un tipico gaucho, dal carattere forte e determinato necessario per resistere e difendere la propria posizione di confine. Il clima è caldo e temperato, la temperatura media è di 19°C e difficilmente la minima scende al di sotto della doppia cifra. Facile capire il carattere solare e radioso dei gauchos.
Olsen rispecchia Malmö, una città svedese, un po’ danese ma soprattutto indipendente: la crisi dei cantieri navali l’aveva messa in ginocchio e così, senza piangersi addosso, Malmö si è reinventata a suon di design e sostenibilità ambientale, diventando più chic di tutte le altre città svedesi messe insieme. Talmente lontana dalla propria capitale da decidere di avvicinarsi ancor di più alla Danimarca mettendo su il ponte di Øresund che, attraversando l’omonimo stretto, la collega alla capitale danese. Qui al contrario di Novo Hamburgo è difficile trovare la minima al di sopra dei 10°C e l’inverno, per quanto mitigato dalla Corrente del Golfo, è abbastanza lungo e freddo. Da queste parti, d’inverno, meglio il porto che il mare aperto.

-SI GIOCA COME SI VIVE- Anche nell’interpretazione del ruolo si rivedono le peculiarità dei paesi d’origine. Alisson è il prototipo della figura del portiere 2.0, sembra essere l’esperimento riuscito dopo numerosi tentativi falliti: insuperabile tra i pali, un fenomeno con i piedi, domina il suo spazio e gioca 10 metri fuori dall’area accorciando il campo e difendendo la sua terra di confine. Olsen è più vicino alla vecchia concezione di portiere: grande e grosso, ma più alto che largo, affidabile tra i pali ma meno fuori da essi, poco a suo agio con il pallone tra i piedi. Preferisce starsene lì da solo, l’ultimo baluardo, tra i pali come fossero un porto sicuro. Andando ad analizzare i gol subiti da inizio stagione, si nota subito che Olsen è più criticato di quanto meriti: ma non è colpa sua se l’estate finisce così come finiscono le ferie, non è colpa sua se dal lettino in spiaggia si passa al traffico delle città. E’ così e basta, è l’ordine naturale delle cose. Dopo l’estate viene sempre l’inverno, ma poi torna l’estate: bisogna solo stringere i denti, tenere duro e coprirsi bene, non farsi trovare in mare aperto quando la burrasca è in atto. Quando piove e fa freddo, quando le onde sono alte e il cielo è scuro, meglio un porto sicuro che l’attesa di un eroe.

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