Trenta anni di Mesut Özil, l’ultimo erede della dinastia dei trequartisti

Pubblicato il autore: Cosimo Commisso Segui

Arsenal – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Se Mesut Özil avesse giocato a calcio vent’anni fa, probabilmente staremmo qui a parlare della quantità immensa di trofei e riconoscimenti vinti. La sua storia è un perfetto mix di talento, tecnica ed obsolescenza. Obsolescenza si, perchè anche nel mondo sportivo determinati ruoli perdono di utilità e vengono accantonati, messi da parte. Il destino è beffardo, a volte ingiusto, ci si adatta oppure si esce dal mercato, si viene scartati. La debàcle dei trequartisti è iniziata dopo il ritiro di Zidane e, nonostante la parentesi straordinaria di Kakà, non si è arrestata per niente. Le ali, presenti in moltissimi sistemi di gioco, hanno monopolizzato le scelte, escludendo di fatto l’uomo dietro le punte. Il “10”, inteso come calciatore con più qualità, non esiste più. Özil pareva esser un’eccezione, ed infatti tra Schalke e Werder Brema dimostra una capacità unica negli assist, mettendone a referto più di una decina. Il turco/tedesco viene anche convocato per i Mondiali in Sudafrica e non tradisce le attese, siglando il gol decisivo contro il Ghana. Gli addetti ai lavori si sono accorti di lui, che accarezza la palla come un veterano e delinea traiettorie al limite della fisica. Florentino Perez, uno che non va troppo per il sottile, se ne aggiudica le prestazioni per 15 milioni, una cifra irrisoria a fronte del valore del giocatore. Da lì una discontinuità perpetua, derivante dal carattere molle e la poca convinzione nei propri mezzi, ha fatto di Özil un caso. Oggi, nonostante siano passati otto anni ed il soggetto stia entrando nei trenta, c’è ancora chi lo ama e lo crede un fenomeno e chi non ne può più. Il calciatore ha diviso l’opinione pubblica inglese, deliziando e innervosendo i suoi attuali tifosi dell’Arsenal.

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Amante delle donne, il più grande rimpianto del calcio moderno

Un calciatore che raggiunge i 27 assist alla prima stagione con il Real Madrid non può non essere un fenomeno. Incantare il Santiago Bernabeu è roba per pochi, ma se il mondo del calcio va verso un’altra direzione, c’è veramente poco da fare. Özil, ricordato in Spagna più per vicende extra campo, ovvero le continue scappatelle per incontrare le sue amanti, non si è mai adattato alla velocità della Liga e tanto meno della Champions League. Una volta ricevuta la palla, rigorosamente sui piedi, il suo compito lo eseguiva egregiamente. Moltissimi dei gol di Benzema e Ronaldo provenivano infatti dai suoi assist vincenti. Il problema principale ha riguardato la fase di non possesso, ove l’apporto era molto deficitario e faceva imbestialire tifosi e allenatore. Tant’è vero che, non appena si completa la cessione in Inghilterra, il Real cambia modulo e presenta Di Maria, giocatore tuttofare e indispensabile per entrambe le fasi.
Arsene Wenger, come probabilmente anche il resto del panorama europeo, è comunque convinto delle infinite doti del tedesco e poco importano i 53 milioni di euro spesi, è contentissimo di allenarlo all’Arsenal. Un inizio brillante giustifica subito il prezzo del cartellino, ma le giornate passano e la fatica si fa sentire. La Premier League è probabilmente la lega con i ritmi più alti al mondo e non c’è il tempo necessario per inventare. Özil alterna periodi di estrema brillantezza ad altri di puro nervosismo, per il semplice fatto di non riuscire a far ciò in cui riesce meglio. La ciliegina sulla torta si ha durante i Mondiali in Russia 2018, ove il trequartista diventa il vero e proprio capro espiatorio dei tedeschi, a causa della eliminazione al primo turno.
Nascere in un momento calcistico sbagliato può essere una colpa? Özil, con tuttà probabilità, è realmente il campione di cui si parla, anche se il palmares dice il contrario. Basta osservarlo quando ha un minimo di spazio a disposizione, non sbaglia mai. Con un pizzico di duttilità in più avrebbe dominato la scena, purtroppo con i se e con i ma la storia non si fa.

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