Jonathan Bachini: calcio, cocaina e un futuro tutto da riscrivere

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Foto Getty Images© per SuperNews

Troppo facile voltare le spalle quando alcune vicende assumono connotati complicati, troppo semplice, e spesso cinico, negare un futuro a chi ne avrebbe tanto bisogno. Ciò è quanto accaduto a Jonathan Bachini, ex centrocampista di Udinese e Juventus, che a seguito della squalifica a vita a causa della positività al test della cocaina, sta vivendo un calvario esistenziale dal marzo del 2006. Ripercorriamo, però, con attenzione la sua storia.

Bachini, oggi quarantatreenne, mosse i primi passi nelle giovanili dell’Alessandria, per poi debuttare in A, nell’agosto del 1997, con addosso la maglia dell’Udinese. Due annate spumeggianti tra le fila dei friulani a tal punto da annoverare 4 presenze con l’Under 21 e 2 con la Nazionale maggiore, per poi essere ingaggiato, nell’estate del 1999, dalla Juventus. Con i bianconeri, però, l’avventura non fu particolarmente entusiasmante. Bachini non giocava da titolare e da lì iniziò, gradualmente, la sua parabola discendente.

Nel 2001 il trasferimento al Brescia, un prestito fugace al Parma, e poi di nuovo tra le fila della compagine lombarda. Con le “Rondinelle” venne impiegato con costanza, fino a quando, nel novembre 2004, fu squalificato per nove mesi, e successivamente licenziato dal Brescia, a seguito della positività ai metaboliti della cocaina. Nel 2005 il Siena provò a credere su di lui, tentando di rivitalizzare un calciatore incanalatosi sul viale del tramonto, ma il punto più basso si materializzò nel gennaio del 2006 dopo esser risultato positivo al test della cocaina al termine del match tra i toscani e la Lazio, datato 4 dicembre 2005. Preso atto di tale situazione, il club senese decise di rescindere il contratto con il giocatore, il quale venne dapprima sospeso in via cautelativa, il 3 marzo 2006, e poi squalificato a vita, con conseguente radiazione, il 30 marzo dello stesso anno.

A quel punto la vita di Bachini non fu più la stessa. A ciò vanno aggiunti altri problemi di natura familiare, con il mancato pagamento degli alimenti ai suoi figli, e un duro e lungo processo di disintossicazione dalla dipendenza dalla cocaina. L’oramai ex centrocampista, natio di Livorno, è stato messo in un angolo, ghettizzato, con il dito dell’opinione pubblica puntatogli addosso affinché espii tutte le sue colpe. Tornare ad occuparsi di calcio è per lui una priorità, proprio ora che è guarito da quel male oscuro e dilaniante ma con tanto bisogno di lavorare al fine di riprendere per mano una situazione economica e di stabilità sfuggitagli inesorabilmente. Nel corso di questi anni, qualche amico, tra i pochi ancora rimasti al suo fianco, gli ha permesso di adoperarsi per alcune società dilettantistiche livornesi, ma nulla di particolarmente trascendentale.

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Bachini in un’intervista di qualche tempo fa rilasciata al “Corriere della Sera” dichiarò con amarezza: “Fanno allenare anche i pedofili, non me“. Jonathan sbagliò, gettò alle ortiche il suo talento, le sue qualità, buttò all’aria anche la sua vita. Forse, ora, dopo dodici anni da quella radiazione, sia giunto il momento di concedergli una seconda chance, un’opportunità al fine di testare una nuova mentalità acquisita ed un maggior senso di responsabilità. Fermo al palo non può più stare, è  la sua dignità che lo richiede, la voglia di lasciare un’impronta in questa società e nel mondo del calcio, un mondo che gli ha voltato le spalle, che lo ha etichettato come “cocainomane” a cui chiudere le porte e non concedergli spazio. Bachini è pronto a ripartire, dovranno fare altrettanto, però, anche coloro che non vorranno assistere inermi al declino avanzato di un uomo, rigenerandolo con una nuova opportunità, lasciando da parte spettri e fantasmi che hanno distrutto il Jonahtan calciatore.

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