Mamadou Sakho: “Ho avuto una vita difficile, ora voglio aiutare gli altri”

Pubblicato il autore: Lorenza Galli Segui

Foto Getty Images© per SuperNews

La sua vita ora è quella che tutti i bambini appassionati di calcio sognano. Una carriera in Premier League, vestire la maglia della propria nazionale, vivere in una bella casa in uno dei quartieri più esclusivi di Londra. Questo è il presente di Mamadou Sakho. Ma il suo passato è un’altra storia, fatta di miseria e di stenti.
Lo racconta in un’intervista rilasciata alla CNN, in cui il giovane calciatore ripercorre le tappe fondamentali della sua avventura, perché di avventura si tratta.
“La mia vita quando ero giovane è stata piuttosto difficile” dice Sakho, “ma le difficoltà mi hanno aiutato a crescere e a diventare l’uomo che sono oggi”. Così inizia a parlare del suo viaggio da Parigi alla Premier League.
Nessuno potrà mai dire a Sakho di non sapere cosa vuol dire non avere nulla da mangiare, dover chiedere l’elemosina, arrivare anche a rubare per sfamarsi. Nessuno, perché queste cose lui le ha sperimentate sulla propria pelle, quando dormiva per strada, al freddo e il ricordo di quei giorni è ancora vivo in lui.
“Quella era la mia vita quando ero ragazzo”, dice, “la mia vera vita”.
Viveva nel quartiere Goutte d’Or, vicino Montmartre, in una famiglia numerosa, tre fratelli e tre sorelle, solo con la mamma perché il papà morì quando lui aveva solo tredici anni. Nonostante questo descrive la sua vita famigliare come piena di affetto.

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Se un giorno riuscirò a diventare qualcuno aiuterò il prossimo“, questo il pensiero con cui è cresciuto, lui che è rimasto segnato dalla quotidiana lotta per la sopravvivenza. Queste esperienze lo hanno sicuramente reso più forte, anche se non ne parla spesso per orgoglio, confessa.
Se il calcio non fosse entrato nella vita di Mamadou, ora probabilmente la sua esistenza sarebbe diversa.
Nel 2002 comincia a giocare nel Paris Saint-Germain e a soli 21 anni diventa il capitano della squadra parigina e l’idolo dei tifosi. E per i tifosi, quando scende in campo, lui dà tutto sé stesso.
Quando il Qatar Sport acquista il club e ne affida la guida a Carlo Ancelotti, però, Sakho comincia a sentirsi messo in disparte, anche a causa dell’arrivo di nuovi giocatori. È il 2013 e Sakho lascia il PSG e si trasferisce al Liverpool. Nella stagione 2013/2014 il Liverpool arriva ad un passo dalla vittoria in Premier League e Mamadou contribuisce con le sue 19 presenze.

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Inizia poi un periodo difficile, a causa anche di incomprensioni con la dirigenza, che culmina nel 2016 con un brutto episodio. Arriva infatti una squalifica per doping, alla fine della partita di Europa League con il Manchester. Positivo ad una sostanza brucia-grassi, questa l’accusa che gli costa 30 giorni di squalifica, l’impossibilità di giocare la finale di Europa League e di partecipare agli Europei 2016 con la Francia. Il caso è stato poi archiviato dalla UEFA a causa di responsi contradditori tra i due laboratori a cui erano stati inviati i prelievi. Dopo questo episodio, visti i rapporti già tesi con la dirigenza del Liverpool, il calciatore si trasferisce al Crystal Palace, dove gioca attualmente.
Non ha rimpianti Sakho, voleva diventare un calciatore del PSG e c’è riuscito, voleva essere il capitano della squadra parigina e lo è stato, desiderava vincere un campionato con il PSG e lo ha vinto. Ora il suo obiettivo è quello di indossare nuovamente la maglia della nazionale francese, dopo aver partecipato ai mondiali di Russia 2018 ed aver disputato le ultime partite contro Germania e Islanda. L’altro sogno è quello di studiare per aprirsi la mente, confessa.
Mamadou non ha mai dimenticato la promessa fatta a sé stesso di aiutare il prossimo e con la moglie, a soli 18 anni, quando era ancora al PSG, ha fondato Amsak, un’associazione benefica che ha l’obiettivo di aiutare le persone in difficoltà in Francia, Inghilterra ed Africa, perché non dimentica le sue origini senegalesi.

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