Napoli, Insigne e la gavetta prima del successo: “Ero venditore ambulante, non ho mai mollato”

Pubblicato il autore: Matteo Ingrosso Segui

Lorenzo Insigne – Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Lorenzo Insigne si sta prendendo sulle spalle il Napoli e la Nazionale. Dopo quel 24 gennaio 2010 -giorno dell’esordio in Serie A- tra critiche più o meno nette, tra dubbi sulla sua posizione in campo e sirene di calciomercato al concludersi di ogni stagione, adesso lo scugnizzo di Frattamaggiore è quel numero dieci che il Napoli aspettava da tanto ma che, allo stesso tempo, non potrà mai indossare. Quest’anno, sotto la guida di Carlo Ancelotti, stiamo gustando un Insigne inedito: più vicino alla porta; non più l’ultimo rifinitore che manda in porta i compagni, ma il terminale di un gioco forse meno corale di quello di Sarri, ma indubbiamente efficace. “Lorenzo il Magnifico” è diventato il punto di riferimento di questa squadra, il più cercato dai compagni, il più coccolato dal mister. Non ci sono più Cavani o Higuain a “rubare la scena” là davanti, Mertens falso nueve è un’ipotesi che sta passando di moda, e Insigne è diventato inamovibile. Eppure non è stato sempre così, se pensiamo alle sue prime apparizioni con la maglia della sua città: qualche litigio con i propri tifosi c’è stato, quella maglia azzurra ha avuto un peso particolare per Lorenzo. Ma ci sono stati giorni più duri, prima di entrare nel mondo del calcio professionistico.

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La gavetta è il momento più duro ma anche quello più formativo, in qualsiasi ambito della vita. Ci aiuta a comprendere meglio le nostre capacità, ci insegna il valore del sacrificio, ci fa sperare che un giorno quest’ultimo ci restituisca i desideri riposti nel cassetto per troppo tempo. Ci aiuta a vivere, a confrontarci. Ci fa sbagliare e ci permettere di rimediare agli errori. A volte ci sfiducia, altre ci ricorda che è la sola strada per raggiungere il proprio obiettivo. Mette a dura prova la nostra pazienza, ma ce ne fa riscoprire il valore. E alla fine, se sei veramente bravo, ti premia. Ed è questa la storia di Lorenzo Insigne. Ma può essere anche la storia di ognuno di noi.
Insigne ha raccontato la sua, in una lunga intervista ai microfoni della Lega di Serie A, in cui ha toccato alcuni di questi temi. Dall’amore per la sua città a quello per la maglia, ricordando tutti i sacrifici compiuti per arrivare a raggiungere i traguardi attuali. Queste le parole del talento napoletano:”Napoli è la città più bella del mondo, abbiamo tutto. Il mare, il sole e si mangia anche bene in qualsiasi posto. La mia passione per il Napoli è nata sin da piccolo, abitavo a Frattamaggiore in provincia di Napoli. Sono cresciuto lì con tutta la famiglia, da quando sono arrivato in A col Napoli ci torno raramente ma ho tanti ricordi lì. Quando ero più piccolo comprai un cane e lo chiamai “Pocho”, in onore di Lavezzi che a quei tempi era l’attaccante del Napoli calcio. Prima di arrivare nel Napoli ho fatto vari provini, sia nel Torino che nell’Inter, ma son sempre stato scartato per la mia altezza. Ho pensato di mollare però la voglia e la passione era tanta. Ho fatto tanti sacrifici perché non ho mai voluto studiare (ride, ndr). La famiglia era numerosa, mio padre non guadagnava abbastanza e quindi mia madre mi disse che se non volevo studiare, dovevo aiutare economicamente la famiglia. Mi svegliavo alle sei del mattino e facevo il venditore ambulante, il pomeriggio mi allenavo e a volte mi addormentavo negli spogliatoi. L’unica cosa che posso dire ai ragazzi è di non mollare, nella vita tutto può succedere“.

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