Polonia-Italia, cercasi bomber disperatamente: le statistiche del match

Pubblicato il autore: Matteo Ingrosso Segui

Foto Getty Images© per SuperNews

Alla fine è arrivata. La tanto agognata vittoria degli azzurri -la seconda da quando il commissario tecnico è Roberto Mancini– si è materializzata al 91′ minuto grazie alla zampata di Cristiano Biraghi, allo scadere di una partita dominata dall’inizio alla fine. Si tratta del primo, vero, importante successo per la nuova Italia del Mancio: i tre punti mancavano addirittura dall’amichevole del 28 maggio contro l’Arabia Saudita, l’ultima partita in cui gli azzurri sono stati in grado di andare in goal in più di un’occasione. Veramente troppo poco. Ieri si è visto per la prima volta un gioco propositivo, la volontà di attaccare sempre alto l’avversario, la capacità di rubare il pallone e rigiocarlo rapidamente verso gli esterni. Tutti questi aspetti sono mancati nelle gare precedenti -sia in amichevole, che nelle due precedenti partite di Nations League– ma a guardare i numeri di ieri, Mancini avrà comunque storto il naso. Nonostante il bel gioco e la personalità messa in campo, l’incapacità di essere efficaci sotto porta è mancata clamorosamente. Nella partita di ieri, l’Italia ha tirato verso la porta di Szczesny ben 18 volte, centrando lo specchio solo in 5 occasioni, con una media gol per tiro del 5%. Numeri impietosi, almeno dal punto di vista realizzativo. E’ vero pure che se l’Italia fatica a trovare la via del goal, una parte di “merito” va attribuita alla dea bendata: per due volte -prima Jorginho, poi Insigne– è stata la traversa a negare il vantaggio agli azzurri.

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Un’altra curiosità riguardo la carestia di goal dell’Italia risiede in un dato piuttosto significativo: dei 5 tiri che sono stati indirizzati nello specchio della porta, solo uno è partito dai piedi di un attaccante. Solo Bernardeschi, adoperato nel ruolo di falso centravanti, è riuscito a centrare il bersaglio, trovando l’opposizione del proprio compagno alla Juventus. Nelle altre quattro occasioni, tre tiri sono provenuti dalla difesa -un tiro di Florenzi, il colpo di testa di Chiellini e la rete di Biraghi– e uno dai piedi di Jorginho. Molto meno incisivi gli altri due componenti dell’attacco Insigne e, soprattutto, Federico Chiesa, andato al tiro solo una volta e poco lucido anche nel fornire i giusti rifornimenti in avanti. E’ risultata evidente contro la Polonia la mancanza di un uomo capace di riempire l’area di rigore e sfruttare i tanti cross che sono arrivati  dai due terzini -quattro effettuati da Florenzi, tre da Biraghi. La fotografia più eloquente al minuto 70, quando Bernardeschi si fa trovare da Chiesa con una palla morbida, si inserisce alle spalle della difesa polacca ma conclude di testa clamorosamente fuori, da solo davanti a Szczesny. In questa azione si può registrare l’assenza di una punta vera.

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Un problema, quello della penuria di goal, che era stato sollevato anche da Bonucci in conferenza stampa, il quale aveva spiegato come fosse una costante nella storia della nostra nazionale la latitanza di un bomber prolifico. Gigi Riva sembra inarrivabile e se pensiamo che tra i calciatori in attività il record di goal con la maglia azzurra appartiene a Daniele De Rossi -21 centri per lui- non possiamo che prendere atto di questa anomalia. Se vogliamo scovare l’ultimo attaccante capace di andare in doppia cifra con l’Italia, dobbiamo scomodare Mario Balotelli, a quota 14. Dopo di lui, tra gli attaccanti nel giro della nazionale, c’è fermo Immobile a 9 segnature.
Cercasi bomber disperatamente, quindi. Smaltita la gioia per una vittoria che mancava all’Italia da troppo tempo, anche Mancini l’avrà pensato. Servono i goal, servono le vecchie care prime punte. Quelle che non eccellono in qualità, ma che sanno come si butta dentro la palla.

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